“essere una Squadra”

Ascolta con webReader

Vivere l’esperienza di “essere una Squadra”!?

Questa estate Joseph (per chi non lo sapesse, Joseph Riggio, il creatore del modello Mythoself(r)) ha invitato i partecipanti del Mytho-2 ad alcune esperienze di “squadra”… una in particolare, tanto dura quanto incredibile…

Le regole:

Le squadre si sfidano...

due squadre, una contro l’altra, devono scegliere ciascuna un “Campione”; i due  si siedono uno di fronte all’altro, col compito di emettere un suono con la bocca, senza possibilità di fermarsi fuorché lo stretto indispensabile per respirare. Vietato bere, fermarsi per deglutire… notate, è un torrido pomeriggio d’Agosto…

Il primo che si ferma, perde.

I compagni di squadra possono sostenere il Campione, incoraggiarlo, fargli ombra, vento, ecc., oppure possono infastidire il Campione avversario, pur senza toccarlo.

Il Campione della mia squadra è Vivienne, taiwanese, che saggiamente sceglie un suono continuo e basso, molto costante…

Vivienne

Il Campione della squadra avversaria è Lars, danese, che sceglie invece un suono aggressivo, ma faticoso… inoltre, decide di restare a torso nudo… sotto il sole estivo…

Lars - tradizione vichinga!

Iniziamo… la ns squadra decide di sostenere Vivienne condividendone la fatica, emettiamo tutti lo stesso suono, senza smettere…

Passano 5 minuti… penso: “è divertente!”

Passano 10 minuti… “divertente, sì, però…!”

Passano 15 minuti… “grrrr, si arrende o no!?”

Passano 20 minuti… passa per la testa il pensiero di abbandonare tutto “al diavolo, è solo un gioco, mollo, chi se ne frega!?”, e poi “no! Costi quel che costi, vado avanti!”

Qui, la faccenda inizia a farsi davvero interessante…

Passano 30 minuti

Passano 40 minuti

Passano 50 minuti… “non ci posso credere! Ce la stiamo facendo!”

Per noi è dura, ma Lars sta soffrendo terribilmente, e non molla, non molla!

Passano 60 minuti, 70 minuti, 80 minuti, 90 minuti, 100 minuti!

Finalmente Joseph, credo mosso da pietà, sospende il gioco!

Che esperienza! Al termine, basta guardarsi negli occhi, in silenzio, per sapere di aver condiviso qualcosa di grandioso… si ha la sensazione fisica e palpabile di essere una cosa sola, in totale connessione gli uni con gli altri!… Ancora oggi, ripensando alla mia squadra, so di poter dare tutto per essa!

Meraviglioso!

_____

Joseph, da bravo yankee :-) , è un grande appassionato di football americano.

Ci ha raccontato di una vera leggenda americana, poco nota in Europa: Vince Lombardi!

Vince Lombardi, di origini napoletane, è riconosciuto come il più grande allenatore di football americano di tutti i tempi. Dopo una vita passata a fare il vice, diventa capo allenatore a ben 45 anni, di una squadra di secondo piano, i Green Bay Packers, nel 1959.

La stagione precedente, la squadra totalizzò 1 vittoria, 1 pareggio, 10 sconfitte.

Nel 1960, primo anno con Lombardi: 7 vittorie, 5 sconfitte.

Dal 1961 al 1967: 5 campionati vinti, ed un ruolino di marcia complessivo di 105 vittorie, 35 sconfitte, 6 pareggi.

Nel 1968, dopo la sua partenza, i Green Bay Packers tornano ad un livello medio-basso…

Qual era il “segreto” di Lombardi? Si sprecano i libri sull’argomento!

… non lo so… ma una cosa mi sento di dirla: Lombardi di certo sapeva far arrivare i suoi uomini a quello che per me è stato il “20° minuto”, facendoli decidere di non mollare, di arrivare in fondo.

Quando si è una squadra, una squadra DAVVERO, si è qualcosa di più grande di se stessi. Si vive l’energia di tutti, si dona la propria a tutti!

E’ un emozione, una sensazione fisica, in ogni fibra del corpo!

E Tu – quando hai provato questa sensazione?

Quando la provi – cosa è VERO di te?

Per finire, ti invito a vedere un meraviglioso discorso di Al Pacino, tratto da “Any Given Sunday” (in italiano, “Ogni Maledetta Domenica”), che interpreta un allenatore di football ispirato da Vince Lombardi… un discorso da brividi, con un’energia che va molto al di là del gioco…

Consiglio la versione inglese… se non lo mastichi, ascolta lo stesso la voce di Al Pacino in originale! Che effetto ti fa?

Versione inglese:

Versione italiana:

Aspetto il tuo graditissimo commento! Clicca sotto, e scrivilo!

Ciao!

Petar!

P.S.: se vuoi approfondire la biografia di Vince Lombardi, il libro più riuscito, consigliatomi da Joseph stesso, è “When Pride Still Mattered” di David Maraniss, che trovi su Amazon a qs link:

when-pride-still-matteredhttp://www.amazon.com/When-Pride-Still-Mattered-Lombardi/dp/0684870185/ref=pd_bbs_sr_1?ie=UTF8&s=books&qid=1232570435&sr=8-1

Short URL: http://www.grandipassioni.com/?p=86

Posted by Petar on Jan 21 2009. Filed under Formazione, Mythoself. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

9 Comments for ““essere una Squadra””

  1. Alfredo

    Ciao Petar e un ciao ad ogni singolo lettore.

    Ho sentito e provato quel discorso ogni “santo” allenamento ed ogni “santa” partita. Ho giocato per più di 6 anni a football americano, ero un Offensive Tackle #78. Ed ogni volta non davamo solo il sangue e i lividi, ma l’anima: eravamo una COSA SOLA!
    Non si contano le volte che son tornato a casa in ipoglicemia e con la pressione della serie “dov’è?!?!”. Per la squadra s’è dato tutto e sacrificato molto, col bello e con il cattivo tempo. E ne è valsa sempre la pena.

    Altre volte che ho provato quella sensazione, ero dall’altra parte.Quando sono stato comandante della Batteria Comando e servizi del 5° Gruppo Artiglieria “Medea” in Udine. Motivare degli artiglieri, lontano dalle loro case e dai loro affetti, in una terra all’ora ostile, non è stato facile. Ma anche lì ce l’abbiamo fatta. Siamo sempre arrivati primi alle “Santa Barbara”, gara tecnica per reparti di artiglieria. E non solo per quelle occasioni, ma anche per molte altre.

    Non ho mai visto, se non in maniera blanda, una cosa del genere in azienda: lì è come essere nel Parlamento Italiano. Tanti bei discorsi, però ognuno rema per proprio “torna-conto”.

    Questo è il mio pensiero e la mia esperienza.
    Un caloroso saluto a tutti
    Alfredo

  2. Francesco B

    Mi ha colpito la frase pronunciata dall’allenatore, “oggi vincerete come squadra, o soccomberete come individui”.
    Per una sequenza di associazioni mentali, mi ha ricordato un concetto che è centrale nel cristianesimo greco-ortodosso, che dice che (banalizzando all’estremo), in paradiso ci si va tutti assieme, mentre all’inferno ci si va da soli.
    Al di fuori del contesto religioso (o sportivo), il punto è che il percorso per diventare veramente esseri umani compiuti, passa anche attraverso l’aiutare gli altri nello stesso percorso, e che la realizzazione di questo ideale è sempre collettivo, e mai individuale. E nella mia esperienza, questo è vero.

  3. Gigi

    Francesco… mi hai ricordato il mio film preferito, Oldboy! ;)

    In una sequenza il protagonista legge una frase su di un dipinto:
    “Ridi, e il mondo riderà con te. Piangi, e piangerai da solo”.

    Il senso è lo stesso: dare agli altri. Se dai, riceverai!
    e questo… è reale in ogni istante della mia vita.

  4. Pedja,
    cos’è “la squadra”? Io credo sia la più alta espressione di socialità generata dall’essere umano (e non solo, qualche volta, anche gli animali…). Una quantità illimitata di persone condivide gli stessi obiettivi, da il meglio di se per l’interesse comune. Tu sai quanto io sia idealista e sai anche che, vista la brutta fine che ha fatto “l’utopia”, quanto possano essere importanti (per me) le varie espressioni di comunione degli obiettivi, dei pensieri e delle gestualità. Il concetto più nobile di squadra cerco di condividerlo con i miei colleghi d’ufficio: stesso obiettivo, stessi sacrifici, stesse paure, stessi momenti di svago (quando possibile) ma soprattutto STESSA LINGUA…scusa il maiuscolo per enfatizzare perchè credo che la parola sia il viatico per iniziare bene e proseguire meglio. Le persone che lavorano con me e per me lo sanno bene: la voce, le parole e i concetti espressi nel modo corretto sono lo scheletro di una squadra; dico sempre:”comunichiamo nel modo appropriato e siamo a metà dell’opera”.
    Tu sai quanto mi piace fare lavoro di ricerca e ogni giorno la mia ricerca è continua: mi metto nei panni di chi sta al mio fianco e li porto con me verso il successo (di ogni piccola cosa che facciamo insieme). Quando possibile, alla fine della giornata analizziamo insieme quanto affrontato nella giornata e da lì, credo si raggiunga il massimo livello di “piacere di essere squadra”: condividere le esperienze e comprenderne insieme tutti gli aspetti.
    Grazie.

  5. Giuseppe

    Ciao Petar, e con un grande entusiasmo che ti rispondo perchè ciò che ho letto nel tuo primo post è qualcosa a dire poco meraviglioso, è un qualcosa che solo vivendolo puoi provare, vivere, assaporare, gustare, tutta la gioia e l’enfasi e la passione che riesce a farti provare tutti assieme.
    Ho visto il filmdi “Al” prima in inglese poi in italiano e ho notato il cambio di tono (da basso as Alto) di Al Pacino nel momento in cui lui dice “In queste strade ci massacriamo tutti per un centimetro” coinvolgendo tutta la squadra… da questo momento inizia a motivare tutti in maniera poderosa e unica.
    Ti ringrazio di avermi dato questa possibilità e a presto.

  6. giuliano

    Il video di Al Pacino è straordinariamente motivante e il concetto di squadra è un concetto di fondamentale importanza. Leggendo le tue parole e guardando quel filmato mi è venuta in mente un’associazione con il fenomeno quasi “miracoloso” che si verifica nelle comunità “open source”, dove decine, centinaia, migliaia di individui, che a volte neppure si conoscono fra loro, riescono a cooperare in un progetto comune, spinti dalla sola incontenibile passione, partecipando alle mailing list, chiedendo agli utenti quali nuove funzionalità vorrebbero trovare, condividendo codice, scrivendo documentazione. E realizzano TUTTO questo in modo totalmente disinteressato, producendo software che compete e in alcuni casi supera nettamente il software proprietario: cio è semplicemente meraviglioso!

  7. Vlad

    L’uomo è un animale sociale, ha dovuto unirsi dalla notte dei tempi in gruppi per poter sopravivere.
    L’unione del gruppo era ed è tenuta dal capo, la personalità più forte, che esercita il suo potere in modo più o meno assoluto.
    La squadra, come espressione di un gruppo, vorrebbe essere più democratica. dove gli individui cercano di raggiungere degli obiettivi comuni.
    In realtà spesso con termine squadra, usato perchè “politically correct” si cerca di mascherare il rapporto gerarchico che esiste nei gruppi, e da questo punto di vista il gruppo non può consoderarsi squadra. Ciò è vero non solo in ambito professionale, ma anche nel gruppo di amici ad esempio (chi non ha fatto parte di una compagnia di amici dove il capo, riconosciuto o meno, cercava di prevaricare gli altri per imporre sempre e solo i propri interessi?) E qui il gruppo smette di essere una squadra, quando gli obiettivi di uno non sono più quelli di tutti.

    Anche la squadra, per come, credo, la vogliamo intendere, cioè un gruppo di persone pari tese a raggiungere un obiettivo, ha bisogno di un Leader. (non di un capo, e non sono la stessa cosa).

    E la differenza fra una squadra e un qualsiasi altro gruppo dominato gerarchicamente stà qui: nell’individuo.

    Il leader di una squadra non deve comandare, ma deve essere parte integrante del gruppo e riconosciuto dal gruppo come colui che riesce a portare il gruppo, la squadra, al successo.

    Mi fermo qua perché una discussione sarebbe più utile (lo scambio di idee è notevolmente più interessante di un monologo).

  8. Francesco B

    Vlad… il tema “potere assoluto vs. democrazia” e’ interessante.

    Per quanto mi riguarda, non ho problemi a “delegare” parte del mio potere ad una “guida”, se questa sa gestire un contesto specifico meglio di me, e questo mi aiuta ad andare nella mia direzione.
    Viceversa mi fa un po’ paura una visione ingenua dell’egualitarismo, dove alle opinioni di tutti (indipendentemente dalla diversa competenza nel merito) è dato uguale valore.

    Fortunatamente, le persone hanno direzioni diverse, e nella vita di ognuno esistono tantissimi contesti (squadre?) che si intersecano a vicenda; questa “ricchezza” in termini di diversita’ mi rende libero di scegliere di volta in volta a chi “delegare” il mio potere, e, quando questo non risultasse piu’ funzionale alla mia direzione, di negoziare per cambiare l’equilibrio, o di andarmene da quel contesto.

  9. [...] uno dei primi post di questo sito, “Essere una squadra” http://www.grandipassioni.com/2009/01/“essere-una-squadra”/, ho scritto di Vince Lombardi, il più leggendario allenatore di football americano di tutti i [...]

Leave a Reply

Search Archive

Search by Date
Search by Category
Search with Google

Photo Gallery

Log in | Designed by Gabfire themes