individui che diventano Leggenda

Scritto da Petar on Jan 31st, 2009 nella categoria Passioni, Personalità. Puoi seguire gli sviluppi con RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o fare il trackback dal tuo sito

GRANDIPASSIONI.COM

 

Esistono individui in grado di generare risultati al di là di ogni aspettativa, persino di ogni immaginazione.

Individui che suscitano emozione e passione, che lasciano una grandiosa eredità di emozioni e creatività.

 Due di queste grandiose personalità sono state James J. Braddock e Robert J. Fischer.

 James J. Braddock – Campione del Mondo dei Pesi Massimi di pugilato dal giugno 1935 al giugno 1937.

James J. Braddock

Robert (“Bobby”) J. Fischer – Campione del Mondo di scacchi dall’agosto 1972 al 1975

Robert J. Fischer

Due Campioni – tanto grandiosi quanto diversi.

Il primo dedicato alla famiglia, pronto ad ogni sacrificio per essa, cittadino umile, onesto e di valore; l’altro monomaniaco, solitario, scontroso, altezzoso.

 Entrambi, assolutamente leggendari.

 

1 – La scoperta del Sentiero

 

 

 

 

 

James Braddock nasce nel 1905 in una numerosa (cinque fratelli e due sorelle!) famiglia irlandese, in un piccolo appartamentino nella 48° strada a New York; cresce facendo diversi lavoretti per aiutare a sbarcare  il lunario, da fattorino ad aiuto in stamperia, e operaio.

Come molti bambini, sogna di diventare pompiere, poi si appassiona ai treni e vuole diventare “ingegnere ferroviario”… a diciott’anni incontra la sua vera strada – la boxe!

 

Bobby Fischer nasce nel 1943 a Chicago, viene cresciuto dalla sola madre Regina Wender, insegnante elementare ebrea di origine polacca, assieme alla sorella maggiore Joan; non conoscerà mai il padre, che li abbandona quando Bobby ha solo due anni. Si spostano frequentemente, prima in Arizona e poi a New York, nel 1948, dove Bobby crescerà.

Nel 1949 Joan gli mostra un curioso gioco con tante piccole figure carine su un curioso tavolo bianco e nero – gli scacchi. Bobby non se ne staccherà mai più.

2 – Il dono degli Dei

  Braddock giovane

Braddock entra nel giro pugilistico amatoriale del New Jersey, dove resta per alcuni anni, utili ad affinare la propria tecnica ed il proprio stile; nel 1926 decide di entrare nel giro professionistico, tra i Massimi Leggeri.

Il primo anno di competizione è un successo straordinario: mette al tappeto letteralmente avversario dopo avversario, e di solito nelle primissime riprese.

Nel 1929 decide di entrare nei Pesi Massimi: nonostante abbia un peso di “sole” 180 libbre (82 Kg) il suo destro micidiale gli permette di affrontare con sicurezza avversari che ne pesano 220 (100 Kg).

Fischer giovane

Fischer per un mese gioca da solo col nuovo giocattolo, poi inizia a leggere il primo libro di scacchi, e per il primo anno rimane solitario… a sette anni si iscrive al Brooklyn Chess Club dove riceve le prime lezioni… è divorato dalla passione, persino a scuola lo colgono spesso analizzare le partite su una scacchierina portatile… a 12 anni entra nel Manhattan Chess Club, uno dei più importanti nel mondo, dove trova alcuni importanti maestri che gli dedicheranno attenzione.

La sua vita scorre solitaria – nessuna amicizia al di fuori dagli scacchi… entra in conflitto persino con la madre… quando questa è via per lavoro, Fischer è apertamente felice…

3 – Tracce di Grandezza

Braddock batte Tuffy Griffiths, un pugile altamente quotato reduce da una serie di 50 incontri senza sconfitte, e decide di sfidare Tommy Loughran per il titolo dei Pesi Massimi! E’ la grande occasione!

Tommy Loughran

Loughran si rivela un avversario intelligente ed astuto: studia con cura lo stile di Braddock, soprattutto il micidiale destro, e decide, pur essendo il Campione, una tattica di attesa.

Nel video, l’inizio dell’incontro, in tipica atmosfera anni ‘30…

 

 

Per la maggior parte dell’incontro schiva i tentativi di Braddock, che non riesce a piazzare un solo colpo decente. Ai punti, Loughran vince!

 

La numerosa e felice famiglia BraddockNel frattempo, come uomo, Braddock è felicemente sposato, ha messo al mondo ben tre figli, ai quali riesce a dare un buon tenore di vita grazie ai guadagni del pugilato… i risparmi sono investiti in titoli azionari, in crescita…. fino al Grande Crollo di Wall Street del Settembre 1929.

Improvvisamente, Braddock e famiglia si ritrovano letteralmente sulla strada!

 

Fischer inizia l’attività agonistica a 13 anni… partecipa al Campionato juniores americano e… vince, il più giovane della Storia… va ai tornei dei “grandi” con risultati più che lusinghieri… ad un torneo a New York gioca quella che è rimasta nella storia come “La Partita del Secolo” (ne riparleremo) contro Donald Byrne, uno dei più quotati Maestri americani.

Gli viene conferito il titolo di Maestro Nazionale di scacchi! A 13 anni!!!

Ma non è finita… a 14 anni si presenta al Campionato Assoluto Americano e… nello stupore generale – vince!!! Il più giovane Campione USA di tutti i tempi!

Eccolo in una breve apparizione televisiva dopo la conquista del titolo:

 

 

Il titolo dà l’accesso alla più importante competizione internazionale: il torneo “Interzonale” a Portoroz, in Yugoslavia, i cui primi classificati passano al “Torneo dei Candidati” al titolo mondiale. Fischer incontra per la prima volta i giocatori delle due più forti nazioni scacchistiche – Yugoslavia e, soprattutto, Unione Sovietica. Si batte bene, arriva 5°-6°, si qualifica per il Torneo dei Candidati dell’anno successivo.

Il risultato gli vale il titolo di “Grande Maestro Internazionale”, il più giovane della Storia!

Nel 1959 va ad incontrare l’elite mondiale al Torneo dei Candidati, non prima di aver rivinto il Titolo Americano… 

Nel video: un ragazzino contro i Titani!

 

finirà 5°-8°, un ottimo risultato, ma gli bruciano le quattro sconfitte contro il vincitore del torneo e futuro Campione del Mondo – Mikhail Tal, lettone sovietico.

4 – L’invincibile Nemico!

James J. Braddock

 

 

 

 

 

La vita gira le spalle a Braddock – ed è qui che l’uomo rivela dignità e carattere d’acciaio. Con umiltà, lavora duramente per strappare almeno il necessario a vivere per la famiglia… al porto, elemosinando giorno per giorno un duro lavoro da scaricatore…

Non solo! Anche la carriera pugilistica gli crolla addosso… cerca di combattere per mettere insieme qualche dollaro, ma si frattura la preziosa mano destra. Un disastro sia per il lavoro che per la boxe…

Eppure, non si ferma… si umilia sul ring pur di strappare qualche dollaro… il pubblico non capisce cosa sia successo al campione del New Jersey, ne ignora la ferita…. su 22 incontri ne perde 16, e con essi anche la propria credibilità…

I soldi finiscono, ingoia l’ultimo orgoglio e lui, il campione “fallito”, chiede aiuto all’assistenza sociale…

 

Robert J. Fischer

Dal 1959 al 1962 Fischer continua la sua esistenza monomaniacale… “finalmente” può abbandonare la scuola per dedicarsi solo agli scacchi… le vittorie al Campionato Americano diventano routine (vince in totale 8 edizioni su 8, compresa quella, storica, del 1964 in cui vince TUTTE le 11 partite! Un risultato pazzesco, mai ripetuto da nessuno!).

Ristudia la teoria del passato, specie le Aperture, sviluppa idee del tutto originali e fuori dagli schemi dell’epoca… ha uno stile di gioco aggressivo (celebre la frase, riferita agli avversari, “mi piace vederli contorcersi quando capiscono di non avere più speranza!”)…

Rimane solo un avversario, solo un vero, grande, obiettivo: battere i Sovietici e diventare Campione del Mondo!

I Sovietici!!! Un sistema scacchistico organizzato e sostenuto dallo Stato Totalitario come prova della “superiorità intellettuale” dell’ “Uomo sovietico” – centinaia di migliaia di appassionati, migliaia di Maestri e Grandi Maestri, tutta la più grande letteratura, scuole (fin dall’infanzia), un sistema capillare di selezione, tutti i Campioni di classe mondiale del dopoguerra, con pochissime eccezioni. Che avversario! Impossibile immaginarne uno più potente!

I Campioni del Mondo del dopoguerra, tutti Sovietici:I Campioni del Mondo - tutti Sovietici - del dopoguerra

 

Cosa fa Fischer? Impara il russo!

5 – Il guanto di Sfida!

Cinque anni di fame, di sconfitte, calpestato ed umiliato dalla vita, ma anche un marito e padre pieno di dignità, onesto cittadino, lavoratore…

Finalmente, nel 1934, la seconda possibilità, a ben 29 anni d’età. La sera in cui Primo Carnera perde il titolo mondiale contro il forte Max Baer, è previsto un incontro per divertire la folla contro John “Corn” Griffin, potenziale candidato al titolo; l’avversario dà forfait. Il vecchio agente di Jim, e vero amico, John Gould riesce a convincere gli organizzatori a portare sul ring il vecchio campione del New Jersey.

Si prevede un massacro.

Corn Griffin

La vittoria di Braddock non è nemmeno presa in considerazione.

La folla aspetta di vedere un rottame fuori allenamento, buono solo per fare un po’ di spettacolo; invece, sul ring compare un uomo con vero talento pugilistico, indurito dalla vita, che sa di avere a casa una moglie che ama e tre figli che vuole rendere orgogliosi. Un uomo che, quando aveva la mano destra fratturata, ha rafforzato la sinistra portando pesanti sacchi al porto di New York, rendendola una micidiale arma segreta.

Braddock - Griffin

Al terzo round, nello stupore generale… Griffin è al tappeto!

 

Fischer nel 1961

Fischer studia e gioca ai massimi livelli tre anni, aspettando il prossimo ciclo triennale per il Campionato del Mondo: fa sensazione il risultato del torneo di Bled (Yugoslavia) nel 1961 – batte per la prima volta Tal, fresco Campione del Mondo, vince tre partite ed una patta contro i Sovietici, finisce imbattuto.

Il nuovo Torneo dei Candidati si gioca nel 1962 a Curacao, nelle Antille olandesi, al largo del Venezuela; il mondo aspetta di vedere il prodigio americano contro la potentissima corazzata sovietica… e resta deluso…! Fischer realizza solo il 50% dei punti, arriva quarto! E’ furioso!

Tuttavia, scuote ugualmente il mondo con una diversa sfida, mai osata da nessuno, contro lo strapotere russo: accusa i Sovietici di barare!!! Cioè, di combinare le partite tra di loro, pareggiandole, così da essere freschi quando giocano contro i non-sovietici.

La potentissima Federazione dell’URSS reagisce duramente, ma Fischer ottiene un risultato cruciale: la formula del Torneo dei Candidati viene cambiata in eliminazione diretta, così da rendere impossibili le combine…

6 – Il riconoscimento

Braddock coglie dunque l’insperata seconda opportunità che la vita gli offre: Gould ha buon gioco ad organizzargli un secondo incontro, che significa, dopo anni, pane e benessere per moglie e figli! Il nuovo avversario è John Henry Lewis, di valore, tanto che l’anno successivo diventerà Campione mondiale dei Massimi Leggeri.

john-henry-lewis

 

 

 

Di nuovo, le previsioni danno Braddock perdente sicuro, di nuovo riesce a vincere, stavolta ai punti, in un combattutissimo match in dieci riprese.

Improvvisamente, nella percezione del pubblico qualcosa cambia… Braddock viene sentito come “uno di noi”, uno che ha fatto la fame e sta riuscendo ad emergere, diventa un simbolo di speranza delle vittime della Grande Depressione; quando affronterà l’avversario successivo, Art Laski, le chiese saranno piene di persone in preghiera per lui… secondo alcune fonti, addirittura l’intera Nazione è dalla sua parte.

Bobby su "Life"

Bobby Fischer diventa una figura di straordinario interesse per il pubblico, non solo scacchistico: la prima vera sfida del mondo occidentale al dominio sovietico è espressa da un uomo apparentemente del tutto “sconnesso” dalla realtà sociale. Alcune sue interviste testimoniano opinioni a dir poco antisociali: dichiara l’inferiorità delle donne, odia gli ebrei (la religione della madre), dichiara con assoluta sicurezza che diventerà Campione. Non ha relazioni sentimentali, odia la religione ufficiale, ma si lega alla “Chiesa mondiale di Dio” creata dal santone Herbert Armstrong, che prevede la fine del mondo entro il 1972.

Bobby, in un’interesantissima e rara intervista televisiva:

Umanamente, attira ben poche simpatie; sulla scacchiera invece è geniale, spettacolare, creativo!

Dal 1963 al 1969 continua a giocare, ma quasi mai al di fuori del continente americano: rinuncia al ciclo del Campionato Mondiale nonostante la Federazione abbia accettato le sue regole. Rivince regolarmente i titoli nazionali, e gioca un celebre torneo promosso da Fidel Castro via telegrafo (!) perché i cittadini americani non potevano recarsi a Cuba.

Nel 1970, torna finalmente sulla grande scena mondiale, per il Nuovo Ciclo del Campionato Mondiale…

7 – La faccia del Nemico…

Il forte Max Baer, Campione del Mondo

Max Baer, quattro anni più giovane di Braddock, era nel 1935 il Campione del Mondo in carica. Fortissimo e decisamente temibile, aveva conquistato l’anno prima il titolo da Primo Carnera, non senza scorrettezze come colpi sotto la cintura e dopo il segnale del gong.

Il video, dà un’idea piuttosto precisa della vittoria (massacro, meglio…) di Baer su Carnera:

Baer era soprattutto famoso per l’incontro del 1930 contro Frankie Campbell, che restò al tappeto per non rialzarsi più: i colpi di Baer gli avevano letteralmente distaccato il cervello dal cranio.

Un altro avversario, Emil Schaaf, colpito direttamente alla tempi sinistra, svenne, e morì sei mesi dopo sul ring, proprio contro Carnera.

Baer diventa noto come il Killer del ring, cosa che, va detto, gli procurerà rimorsi e sensi di colpa.

 

 

Boris Spassky, Campione del Mondo 1969

Boris Spassky, 33-enne nel 1970, era il Campione del Mondo di scacchi in carica. Punta di diamante della scuola sovietica, aveva battuto il precedente campione Petrosjan nel 1969 in un durissimo match.

Pur sotto il controllo costante del Partito, Spassky sviluppa una spiccata personalità ed autonomia, cosa che infastidisce le Autorità, che pure lo devono tollerare per il valore simbolico del suo Titolo. Spassky diventa un “dandy” sovietico: non appoggia apertamente il Partito, pretende ed ottiene un tenore di vita più elevato dalla massa – un’eresia nell’URSS dell’epoca – e, anche peggio, manifesta simpatia per l’Occidente, che lo ricambia.

Nel video, l’incoronazione di Spassky:

Il suo gioco è molto equilibrato e completo: di stile aggressivo, ha un controllo perfetto della strategia e della difesa quando sono richiesti. Un avversario formidabile, e persino simpatico…

JAMES J. BRADDOCK – LA CONQUISTA DEL TRONO

 

1 – Hollywood e Storia

La storia di James J. Braddock è narrata nel bellissimo film “Cinderella Man” del 2005, con Russell Crowe nella parte principale; un’ottima e veritiera versione, con qualche inevitabile distorsione hollywoodiana.

Una di queste è la ricerca del necessario “nemico”: il Campione del Mondo Max Baer che nel film compare come una persona odiosa, brutale, quasi orgoglioso di aver ucciso un uomo sul ring: Frankie Campbell, il 25 agosto del 1930, morto per “distacco del cervello dal cranio”, come recita l’autopsia dell’epoca.

Frankie Campbell

La verità storica è ben diversa. L’incontro è brutale, Campbell è avversario di valore, tant’è vero che vince la 3° e 4° ripresa, ma alla 5° viene assalito da Baer, selvaggiamente determinato a metterlo al tappeto: l’attacco decisivo è talmente violento che “solo le corde tenevano Frankie in piedi”.

Nell’angolo di Campbell siede Tillie “Kid” Herman, ex allenatore di Baer (!), che prima incita Frankie contro Max, e che ora può salvarlo gettando la spugna, ma non lo fa… l’arbitro resta indifferente al massacro… Campbell cade…

Baer domina Campbell

L’ambulanza arriva dopo un’eternità, mezz’ora, durante i quali Baer resta al fianco di Campbell. Lo visita in ospedale, dove incontra la moglie di Frankie, Ellie; le porge la mano che ha appena distrutto il marito. Lei la prende, restano in silenzio per un momento, poi lui dice “è statauna  disgrazia, sono terribilmente dispiaciuto!”, lei risponde “saresti potuto essere tu al suo posto, non è vero?”

Nel 1933 Baer affronta il Campione della Germania nazista, Max Schmelling, decidendo di indossare sui pantaloncini una Stella di Davide in segno di disprezzo della politica antisemita tedesca; da lì in avanti la indosserà sempre (fatto questo, quasi ignorato nel film).

Baer atterra Schemling alla 10a ripresa

 

2 – La sfida

Braddock si allena duramente per l’incontro, molto più del suo avversario; con quale stato d’animo, lo rivelano due dichiarazioni ai giornalisti:

“Quando un uomo ha passato ciò che ho dovuto affrontare io negli ultimi anni, un Max Baer o una Tigre del Bengala sembrano degli agnellini!”

“Potrebbe affrontarmi con un cannone, e sarebbe sempre un picnic rispetto a ciò che ho passato!”

Il giorno dell’incontro, la stragrande maggioranza della popolazione tifa per Braddock, simbolo del riscatto dalla miseria della Grande Depressione.

Nello stesso tempo, pochi si sognano di affidargli il portafoglio: Braddock è dato 8 a 1, quasi tutti scommettono su Baer!

Il Madison Square Garden è gremito di 30.000 persone che sostengono Braddock; nel video, la prima ripresa.

Ascoltate l’urlo della folla all’annuncio dei nomi, e notate la Stella sui pantaloncini di Baer. Inoltre, rispetto alla versione hollywodiana, è evidente il comportamento corretto di entrambi gli sfidanti.

Braddock è determinato, risponde colpo su colpo e mantiene l’iniziativa.

Il meglio delle riprese, dalla seconda alla quinta. Baer appare più solido, ma Braddock lotta alla pari.

Certo, ritmo e stile, per gli standard attuali, possono sembrare un po’ noiosi, ma chi si prenderebbe dei rischi contro uno che ha steso Carnera (125 Kg) ed ha fatto fuori Campbell?

Il meglio delle ultime riprese…

Il finale, molto diverso dal film… nell’ultima ripresa i due sfidanti sono stremati… si affrontano a testa bassa, Baer ci prova… Braddock regge…

Al gong, i due si abbracciano. Per decisione unanime dei giudici, Braddock vince, 8 riprese a 6.

E’ il nuovo Campione del Mondo!

3 – Il Titolo in palio

Una nuova malattia tormenta gli arti di Braddock, l’artrite.

Nel 1936, il vanto nazista Max Schmeling cerca di negoziare un match per il titolo mondiale con Joe Gould, ma questi rifiuta, pare per non dare soddisfazione ai tedeschi.

Nel 1937, il 32-enne Braddock accetta di competere per il Titolo contro il giovane astro nascente Joe Louis, appena 23-enne; il fidato amico Joe Gould intuisce che stavolta le chances di James sono davvero minime, e da bravo negoziatore strappa un accordo sui futuri guadagni di Louis in caso di vittoria, che frutteranno a Braddock circa 150.000 dollari dell’epoca, una somma enorme.

Il Grande Joe Louis

Il 22 giugno 1937 Braddock e Joe Louis si scontrano: James deve continuamente ricevere cure per l’artrite durante l’incontro stesso, con un rilassante per i muscoli (!), con la conseguenza che riesce a malapena ad alzare il braccio sinistro.

Eppure, alla prima ripresa, manda al tappeto Louis!

E’ un’illusione: il giovane si riprende, e stende Braddock all’8a ripresa!

Louis difenderà il Titolo per ben 25 volte, in certi periodi con un’inaudita frequenza mensile, dal 1937 al 1949, per 11 anni e 10 mesi, record imbattuto di longevità con il Massimo Titolo!

Chiamerà sempre Braddock “il più coraggioso uomo che abbia mai affrontato!”

 4 – Campione non più, Uomo sempre

James J. Braddock si ritira dalla boxe come aveva voluto, “con il braccio alzato”, dopo aver distrutto in 10 riprese Tommy Farr, nel gennaio 1938.

Per milioni di persone, resta un simbolo di speranza.

Nel 1942 viene arruolato nell’Esercito, e spedito nell’isola di Saipan, Pacifico Occidentale, dove addestra i soldati nella lotta corpo a corpo.

Di ritorno dalla guerra, lavora come tecnico aiutando nella costruzione del Ponte di Verrazzano a New York.

Il Ponte di Verrazzano

Diventa poi imprenditore, fornitore di attrezzature alla Marina Americana.

Passa il resto della vita nel New Jersey, con moglie e figli.

Muore nel 1974 a 69 anni; gli viene riconosciuto l’ingresso nella “International Boxing Hall of Fame”, nel 2001.

14 risultati per “individui che diventano Leggenda”

  1. giangu says:

    Complimenti, Petar!
    Un post lieve ed intenso nello stesso tempo, con un taglio giornalistico davvero eccellente.
    Aspetto (come penso molti altri) la seconda parte.

    Ciao Giangu

  2. Paolo says:

    Ciao Petar,

    complimenti per il post molto interessante ed intenso.
    Attendo la seconda parte.
    A presto.
    Paolo

  3. Alessandro says:

    Mi sono emozionato, è veramente intenso questo post!

    Alessandro

  4. Giuseppe says:

    due vite e confronto, due storie a confronto, due persone completamente diverse che hanno successo nella loro vita, ma con comportamenti e visioni diverse. Sono curioso di vedere la seconda parte.
    a presto, Giuseppe
    Complimenti Petar.

  5. Gigi says:

    Wow!! Due tipi fichissimi! ^_^
    Tra i 2 mi sta più simpatico il giocatore di scacchi… è un vero artista!

    Comunque Petar: ben fatto! Anche se, ahinoi, hai interrotto la storia sul più bello…

    Saluti :)

  6. Petar says:

    Che piacere i vostri commenti!
    Gigi – la “Conquista del Trono” merita uno spazio tutto per sé! Vedrai! ;-)

  7. Gigi says:

    Petar, non vedo l’ora! :)

  8. Francesco Bellomi says:

    Mi piace che tu abbia scelto due persone cosi’ diverse per discutere il tema dell’eccellenza.

    Molto spesso queste storie coltivano il mito (secondo me falso) che, per arrivare al massimo in un aspetto della propria vita, bisogna in qualche modo pagare con una deficienza in qualche altra dimensione personale: atteggiamento monomaniacale, vita da nerd, incapacità di avere relazioni soddisfacenti, rinuncia a sentirsi parte della societa’, pazzia.

    Un’altra potenziale distorsione e’ quella della celebrazione della “vittoria esteriore”: l’idea che la validazione dell’eccellenza arrivi da qualche riconoscimento pubblico, come se gli “altri” ne sapessero di piu’ di chi ha speso molto tempo per costruire dentro di se’ questa dimensione di perfezione.

    Mi piace l’idea di una concezione piu’ “intimista” della performance: piu’ centrata sulla valutazione interiore personale (quella degli altri e’ importante… ma arriva dopo), e portatrice di equilibrio.

  9. Petar says:

    Nel video dell’intervista, Fischer dice apertamente che sta rinunciando ad ogni altro aspetto della vita finché non conquista il Titolo…

    Fischer è un vero enigma… come essere umano, ha avuto un’esistenza miserabile, ha vissuto per questo “riconoscimento esteriore”… mi viene da compatirlo, eppure, nello stesso tempo, ammiro l’eredità immensa che ha lasciato, che descriverò nella seconda parte.

    Braddock, invece, quando sale sul ring contro Baer, ha già vinto: nei confronti della vita, della famiglia, dei sostenitori, di se stesso. Il risultato, il Titolo, nulla cambiano alla sostanza dell’Uomo.

  10. ruggy says:

    ciao petar sei grande ,ci sono spunti per molte riflessioni. credo che in ognuno di noi c’è qualcosa che fatica ad uscire!!
    complimenti tu ci sei riuscito un abbraccio
    rug

  11. Andrea P. says:

    Sto iniziando a pensare alla mia grande passione, finora non ho mai preso coscienza di cosa mi piace fare “veramente”…sarebbe il caso che non sprecassi vent’anni della mia vita per scoprirlo.

    Mentre io penso alla mia esistenza, mi permetto di consigliare un libro: “The power of full engagement”, parte da un assunto fantastico. Nella vita abbiamo due limiti: il tempo e le energie. La giornata è per tutti di 24 ore e non si può fare nulla, ma sul controllo delle nostre energie e su come concentrarle si, e il libro spiega come fare….strepitoso.

    Andrea

  12. Petar says:

    E’ fantastico che il sito ti ispiri a pensare alla tua grande passione, è la sua stessa ragione d’essere!

    Grazie per il consiglio: mi sono procurato “The Power of Full Engagement” in versione audiolibro letto dagli autori, lo ascolterò in macchina!

    Ciao! Petar

  13. Francesco Bellomi says:

    Anch’io ho letto quel libro… un’idea suggerita e che trovo molto interessante e’ che per essere performanti non bisogna “normalizzare” la propria vita con la finalita’ di eliminare totalmente lo stess, ma invece creare un’alternanza tra i momenti di lavoro “intenso” e i momenti di recupero e relax, perche’ la nostra fisiologia e’ molto piu’ adatta a questo ritmo alternato, e solo generando questa “intensita’” possiamo creare nuove capacita’.
    Confronta questo concetto con quello di “ready state” e ci troverai molte similarita’.

  14. Agospene says:

    ehh. love this thread :)

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