Che importa?
Che importa?
Buongiorno,
C’è una cosa interessante che accade riguardo al “come” le persone, pare, prendano le decisioni sul da farsi… un giorno approfondirò questo specifico processo, oggi però voglio fare qualcosa di completamente diverso, cioè parlare del “PERCHÉ ” invece del “COME”. PERCHÉ le persone prendono le decisioni che prendono?
Innanzitutto, permettetemi di condividere con voi una semplice definizione di “decisione”, che io stesso uso quando mi riferisco ad esse – per me “una decisione” comprende il processo di percezione dell’informazione sensoriale presente nell’ambiente/contesto, che porta alla decisione stessa ed è inclusa in essa, il processo interno cognitivo di “pensare” per decidere, e l’azione effettiva intrapresa per implementarla. Senza azione non c’è decisione, per definizione. Questo è un punto critico per dove voglio arrivare…
Noto che alcune persone prendono le proprie decisioni per qualche “causa” guidata dall’esterno, se preferite per qualche “ragione”. Sono organizzati per fare ciò che fanno PER VIA dello stimolo in cui si imbattono – e questo è spesso legato al credere che ciò che avverrà come risultato, cioè l’effetto delle proprie azioni, sarà in qualche modo “migliore di” ciò che è presente prima dell’azione stessa. Questo funziona alla grande fino a che i motori dell’azione sono edonistici – ad esempio “Avrò qualcosa dal fare questo” o “Mi sentirò bene, come risultato dal fare questo”… è possibile continuare a fare così…

Benché ciò possa essere del tutto logico, è anche difficile sostenerlo al di là di un certo livello di considerazione. Non appena si va su una strada anche solo un po’ esistenziale – come succede con “Che cosa significa questo?” o “Perché ciò importa?”, questo tipo di pensiero e logica iniziano a crollare. Poi, se si aggiunge una certa dose di determinismo – come in “Il Destino è tutto” o “L’Universo è un meccanismo ad orologeria che si va svelando dal momento del Big Bang”, questa logica cade a pezzi. In altre parole, è molto difficile sostenere la motivazione esterna ad agire.
Comunque, la cosa peggiore in assoluto per una motivazione edonistica, guidata dall’esterno, è la considerazione di quell’ “ammazzagioia” che è … l’ETICA, CAZZ…!!! Non appena si aggiunge la considerazione etica – in parole povere “Qual è la cosa giusta da fare?” diventa quasi impossibile agire su una motivazione esclusivamente edonistica. Naturalmente si dovrebbe chiedere e rispondere a se stessi “Qual è la cosa giusta da fare?” – e, questo è assolutamente personale, qualcosa che è quasi impossibile prescrivere faccia-a-faccia, un codice “morale” o “etico” che sia scolpito nella pietra – quasi chiunque deve impararlo, in parte assorbendo l’etica e la morale della propria specifica cultura ed in parte da una certa ricerca nella propria anima. Eppure quasi chiunque ha anche una posizione etica che mantiene – anche quando non la sostiene (o non agisce a partire da essa).
Ciò mi porta ad osservare – dai miei studi, dalla mia personale contemplazione di “Cosa è giusto” ed il lavoro che ho svolto per oltre due decenni con i clienti – che coloro che agiscono guidati da una posizione interiore – fanno decisioni migliori. Ciò significa che le decisioni svolgono un servizio migliore sia a loro stessi che al sistema all’interno del quale operano, rispetto alle decisioni fatte puramente sulla base di riferimenti esterni. Per dirla più semplicemente – quando si chiede a queste persone riguardo alla loro stessa vita, rispondono di essere meglio definiti come persone e complessivamente felici.

Così, nonostante si possa ammettere che una tale azione non “significhi” niente nello schema generale delle cose – che la cicca o la sigaretta che scegliete di NON buttare sul selciato e di cui qualcun altro dovrà occuparsi non cambierà in nessun modo significativo lo stato del mondo, o persino il livello di immondizia del vostro personale ambiente – ciò può importare a voi. Quando scoprite ciò che realmente è importante per voi… e quindi scegliete di vivere secondo questo standard… NONOSTANTE L’EVIDENZA ESTERNA DEL CONTRARIO… la vostra vita diventa per voi significativa. A me questa sembra la base per iniziare una strategia decisionale che sia, come minimo, grandiosa.
Cordialmente,
Joseph Riggio, Ph.D.
5 Luglio 2006, Princeton, New Jersey, USA
Link dell’originale: http://www.josephriggio.com/index.php/_share/comments/why_bother/
Titolo dell’originale: “Why bother?”
Precisazione sulla traduzione: mi sono attenuto quanto più fedelmente alla lettera del testo originale, con minimi cambiamenti stilistici, e non di significato, quando l’inglese risultava troppo diverso dall’espressione equivalente italiana. Per eventuali errori, mi assumo ogni responsabilità (petar)
Short URL: http://www.grandipassioni.com/?p=202











Ciao a tutti,
…che bell’articolo!
Qualche riflessione:
Credo che siamo abbastanza vicini “al vero” se diciamo che quando prendiamo Decisioni (e agiamo di conseguenza) lo facciamo per soddisfare uno o più dei nostri Valori più importanti.
Eppure a volte nonostante l’esistenza di “prepotenti” “Perchè” che dovrebbero far Decidere e Agire talvolta questo non accade…
paure? incertezza sul “come fare”? convinzioni negative? Tutto giusto ma mi sembrano spiegazioni talvolta “semplicistiche…”
Ci sono anche decisioni che si devono prendere a causa di contingenze esterne, decisioni che probabilmente mai sceglieremmo se non vi fossimo costretti (es. inevitabile trasferimento in un’altra citta per ragioni di cattiva salute di un familiare)…
come continuare a decidere al meglio da una posizione interiore di integrità se vi è un vizio d’origine legato ad una decisione presa ma mai realmente voluta (come nell’es. di cui sopra)?
Ed ancora, pensiamo ad un Executive dalla cui Decisione può dipendere la sopravvivenza di centinaia di lavoratori…
in questo caso è sufficiente Decidere da una posizione interiore ontologicamente basata oppure questo è soltanto il presupposto per prendere una buona decisione?
Ed in questo secondo caso che altro potrebbe servire per prendere la “miglior decisione?
queste sono solo alcune domande che mi sono fatto sulla base del bell’articolo di Riggio.
Quali ulteriori riflessioni e/o domande? …a voi la parola.
Ciao
Stefano
Stefano, proponi tre questioni davvero importanti ed impegnative! Ne riparleremo più volte in qs sito, intanto faccio qualche osservazione parziale…
1. La tua prima domanda. Mi fai venire in mente il Mito dell’Eroe, ed un breve brano di Joseph Campbell, che qui sintetizzo.
Campbell ammirava un psicologo, tale Abraham Maslow, di cui aveva letto la “scheda di valori” dei suoi clienti… “ciò per cui vivono”: sopravvivenza, sicurezza, relazioni personali, prestigio e sviluppo personale. Eppure, Campbell sentiva che “c’è qualcosa di strano”… rimugina rimugina e finalmente, afferra! QUEI VALORI sono esattamente i valori per i quali una persona con un profondo senso del significato della propria vita NON vive! Una persona che ha un’autentica “missione”, che segue una propria strada, è pronta persino a rischiare la propria vita, le relazioni personali, se ne frega del prestigio e del proprio “sviluppo”! I cinque valori di Maslow sono quelli per cui vivono le persone che non hanno nulla per cui vivere.
2. La tua seconda domanda… Ricordi l’idea di Joseph della “Resilienza”? La capacità di subire una “spinta indesiderata” che porta “fuori direzione”, e nello stesso tempo di restare in linea a se stessi?
3. La tua terza domanda Se la “posizione interiore ontologicamente basata” è “altamente sistemica”, o come direbbe Joseph “transpersonale” – secondo me il tuo Executive è sulla buona strada
Grazie del bellissimo commento!
Ciao capitan Petar,
ciao a tutti.
Dopo aver letto varie volte sia le parole di Joseph che le vostre, credo che il miglior modo per contribuire alla discussione sia condividere la mia fresca esperienza personale su questo tema.
Perché ho iniziato a decidere e ad agire in base a ciò che è importante per me solo da un paio d’anni… prima mi limitavo a vivere passivamente ciò che succedeva. Molto passivamente. E non ero felice. Neanche un po’.
In due anni… tutto sta cambiando, e ora sto vivendo il momento più bello e generativo della mia vita…
)
a 32 anni ho perfino capito cosa voglio fare “da grande”
(anche se tanti ora mi dicono che non ce la farò mai… pazzi
Se guardo indietro trovo molte piccole e grandi decisioni, molte azioni, molti seminari di ogni tipo, molti libri, film, riflessioni, e soprattutto alcune persone veramente importanti.
Anche momenti nerissimi, ok.
Ma nel complesso finora è stato un percorso bellissimo.
E tutto è partito da quando ho deciso di vivere la mia vita
secondo i miei valori fondamentali.
Ora non so se e quanto durerà questo stato di grazia, se realizzerò i miei sogni attuali.
Ma intanto mi godo il momento magico…
e da questa posizione “privilegiata”, consiglio a tutti di seguire il proprio cuore… di cercare e vivere le proprie “grandi passioni”…
E soprattutto, di farlo a modo proprio.
Ciao
Samuele
Grandiosa la frase… “anche se tanti ora mi dicono che non ce la farò mai… pazzi
”
Ti chiedo: cosa deve essere vero di te ORA, per sapere con assoluta certezza che HAI GIA’ REALIZZATO ciò che vuoi, SOLO NON ANCORA?
Un abbraccio, Capitano!
Ciao Petar,
un saluto a tutti,
…parole che sembrano incise nell’acciaio!
Ma non dobbiamo comprenderle o condividerle! Non facciamole diventare un esercizi di stile, come direbbe Raymond Queneau: agiamole!
Ognuno a suo modo, naturalmente. Ed è proprio qui, dentro l’enorme vascello dei tanti “modi” di agire questi concetti che io credo di trovare la bellezza.
A presto!
Non lo so, cosa deve essere vero di me ora…
sono sensazioni interiori, difficili da esprimere a parole.
So solo che mi sembra che ogni scelta adesso sia NATURALE.
Ciò che faccio è una diretta conseguenza di chi sono.
Senza bisogno di pensarci tanto, senza pippe mentali.
In due parole… “NO MENTE”!
Grazie, e a presto
Samuele
Bel topic, e begli argomenti.
Contribuisco con una citazione di don Juan (da “viaggio a Ixtlan”, C. Castaneda):
“In un mondo dove la morte è il cacciatore non c’è tempo per dubbi e rimpianti: c’è solo il tempo per le decisioni.
Poco importa quali siano. Nulla sarà mai più o meno grave di qualunque altra cosa.
In un mondo dove la morte è il cacciatore non ci sono decisioni grandi o piccole: ci sono solo le decisioni che il guerriero prende di fronte alla sua morte inevitabile.”
Ciao Giangu
Ragazzi, che belle risposte che avete dato!!!
La 1.1 di Petar mi ha veramente entusiasmato..
Ho da poco letto la storia di una pacifista morta a Gaza per le proprie idee (COSA CHE NON FAREI, ci tengo a precisarlo!!!)..
Penso che, evitando questi estremisti, quanto citi da Campbell su Maslow sia fantastico..
Anche la citazione di Don Juan (non ho ancora letto niente di Castaneda.. doh!) di Giangiu.
E l’entusiasmo di Samuele.
Io sto iniziando a dedicare più tempo a me stesso e meno a lavori ed impegni stressanti ed assorbenti, e questo sta facendo una grande differenza nella mia vita…
Non so se si possano definire decisioni prese dall’interno, invece che dall’esterno…
Ciao!
Ciao Petar,
Posso solo dire che buone decisioni si prendono solamente dall’inteno di noi stessi e non da condizioni esterne anche se edonistiche.
Per mia stessa esperienza del passato a volte sembrava che certe decisioni prese in modo edonistico e dall’esterno si verificassero poi buone, ma alla lunga non era cosi.
Molto probabilmente mancava in me proprio la direzione, come volevo vivere, cosa volevo fare, insomma una visione a 10, 15, 20 anni di come volevo vivere la mia vita…
Grazie a te.
Petar. Giuseppe
Mamma mia, che meraviglia di commenti sta ricevendo questo articolo di Joseph… ragazzi, siete tutti fantastici!
Nel frattempo, tra me e Vanni si è nata una corrispondenza sul suo commento, secondo me molto significativa, che vi riporto di seguito…
Da Petar a Vanni:
Ciao Vanni,
il tuo commento mi ha colpito molto, è da un po’ che lo rumino, e voglio scriverti direttamente, prima di un eventuale risposta pubblica.
Mi spiego…. tu scrivi…
…parole che sembrano incise nell'acciaio!
Ma non dobbiamo comprenderle o condividerle! Non facciamole diventare un esercizi di stile, come direbbe Raymond Queneau: agiamole!
Ognuno a suo modo, naturalmente. Ed è proprio qui, dentro l'enorme vascello dei tanti "modi" di agire questi concetti che io credo di trovare la bellezza.
A presto!>
… e davvero, sono assolutamente d’accordo, ma mi preme spiegarti con la massima precisione cosa vuol dire “sono d’accordo”!
Quest’estate, Joseph ha esplicitato al massimo che… ognuno di noi prova, in ogni singolo istante della propria esistenza, una “esperienza” complessa, che va da ciò che percepiamo dai sensi (sia “reale” che “immaginato”), i pensieri presenti, le sensazioni fisiche complessissime… tutto mediato dalla consapevolezza che si ha in “quell’ istante della propria esperienza…
Questo intero universo… che si rinnova in ogni frazione di secondo… viene “sintetizzato” in una o poche parole.
Il che, detto così, appare come una follia, un incredibile impoverimento.
Nello stesso tempo, ci si può rendere conto che “quella parola” è collegata, è l’espressione di “quella esperienza”, di “quell’universo”; e, da questo punto di vista, la cosa cambia. L’esperienza rimane, ed è proprio la parola che usiamo ad acquistare un significato enorme, è lo specchio di un’universo. E della Bellezza che si è in grado di percepire.
La parola è come il semplice tasto di un pianoforte… non è la musica, ma un “interruttore” che la richiama, e con essa l’esperienza che la musica porta.
Ora, questo sito vuole essere condivisione… di esperienze, non di vuote parole… il sito offre “solo” una possibilità, sta poi alla sensibilità di ognuno “trovare”, se lo desidera, quale universo di esperienze ogni parola richiama!
Infine, ti invito davvero, ma proprio davvero, a non essere così modesto quando mandi un commento. Il tuo, così semplice, ha generato qualcosa di importante!
Fammi sapere cosa ne pensi…
Vanni risponde a Petar:
Ciao Petar,
è proprio per le ragioni che tu porti, per la funzione che hai voluto dare al sito, per le opportunità che vuoi così offrire ai naviganti, che ho scritto quelle parole provocatorie.
Capisco e comprendo il tuo punto di vista.
Alcuni anni fa ricevetti la visita di un venditore che mi proponeva di acquistare il famoso aspirapolvere “folletto”. Mi fece una esposizione delle qualità del mezzo estremamente esauriente, completa di dimostrazione pratica. Bravissimo!
Alla fine però, quando cominciò ad elencarmi le modalità di pagamento, sicuro di aver raggiunto il suo risultato, si trovò a fare i conti con la mia decisione: non intendevo comprarlo!
Ne scaturì una reazione strana: il venditore non sapeva darsi ragione di questo rifiuto, ed entrò in crisi. Talmente in crisi che dovetti stare altrettanto tempo a rincuorarlo e a tirarlo su di morale. La domanda che continuava a farsi era: perché era andato tutto così perfettamente bene eppure io non avevo accettato la proposta?
Perché mancava qualche cosa!
Il rapimento, la magia, la capacità di accendere il desiderio di avere quell’oggetto. Non so dire.
Le parole di Riggio sono perfette, così come gli approfondimenti che tu porti rispetto all’esperienza del corso estivo.
Ed io ti posso confermare di aver tratto un enorme giovamento dall’esperienza fatta con Piernicola, che avrei voluto continuare seguendo l’ultima proposta del corso a distanza, a cui ho dovuto rinunciare per impegni di lavoro.
A mio modo di vedere però non possiamo continuare a dirci solo che è tutto straordinario, magnifico, perfetto; non possiamo solo dirci che siamo cambiati, e solo per questo è tutto ok.
Come siamo cambiati, in che cosa? Applicando solo dei modelli o mettendoci anche del nostro?
Questo mi interessa enormemente!
Se il venditore, alle perfette frasi di presentazione avesse aggiunto del suo (una battuta, un commento, un pensiero) magari cercando di capire chi aveva di fronte, credo sarebbe riuscito a vendere l’aspirapolvere.
Non è una critica a chi scrive sul sito e commenta i contenuti proposti. E’ in verità un richiamo a me stesso che vorrei estendere anche agli altri, perché credo che il nostro tempo sia intriso di troppa comunicazione, che risulta avere ormai il carattere dell’indifferenza: abbiamo bisogno invece di passione! Il punto oggi non è “dove comunicare” o “come comunicare”, ma “cosa comunicare”.
L’invito che faccio a me stesso, e che ho imparato a rivolgermi dopo il corso con Piernicola, è il seguente: comunica ciò che senti!
A proposito del sito: Petar, non c’è bisogno che tu lo difenda! Per me è invece in questa “possibilità” che il sito offre, in questa “sensibilità di ognuno trovare, se lo desidera, quale universo di esperienze ogni parola richiama” (che è un modo molto corretto e giusto di pensare di strutturare le cose) che io trovo una piccola debolezza. Non c’è errore nelle tue parole. Ma la domanda è: sei convinto di ottenere così i risultati che ti attendi (la condivisione di esperienze) senza introdurre qualche provocazione, qualche elemento di disaccordo?
Bene, come vedi l’ho fatta un po’ troppo lunga! Certo non potrai lamentarti per la reticenza, ma forse solo per l’eccessiva franchezza!
Un caro saluto,
Vanni
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Un abbraccio a tutti i lettori e partecipanti a questo bellissimo dibattito!!!
Petar
Vanni,
penso che la questione che poni, “non possiamo continuare solo a dirci che tutto è straordinario..” sia assolutamente centrale.
Il punto è che le parole sono un mezzo di comunicazione cosi’ limitato, che di fatto è impossibile descrivere un certo tipo di esperienza non banale, a chi non l’ha mai esperita. E quando dico “esperienza”, intendo anche cose molto astratte, come il fatto di muoversi all’interno di certo sistema di valori, o con una certa visione del mondo.
Ad esempio, quando Samuele dice “NO MENTE”, dice un qualcosa che per alcuni non ha alcun senso, per altri suonerà un po’ new age, mentre per altri ancora è chiaro come dire “le rose sono rosse”, in quando fa parte della loro esperienza quotidiana.
Molte filosofie, o sistemi di valori, vengono abitualmente riassunte in uno slogan: “Tutti gli esseri umani hanno uguali diritti”, “Non fare al prossimo tuo quello che non vorresti fosse fatto a te stesso”, “La proprietà è un furto”, “Segui la tua estasi”; ma di fatto il significato inteso di queste frasi può essere colto in pieno solo da chi “è già lì”.
…allora il tema per me centrale diventa: come aprire la prossima porta? come sarà la prossima stanza? dov’e’ la mappa di tutto l’edificio?
Capisco quello che vuoi dire sugli elementi di provocazione (e peraltro lo spunto di questo thread non è male: l’articolo suggerisce nientedimeno che di buttare via l’etica…); peraltro le discussioni si possono facilmente far scattare in modo automatico: basta negare un valore condiviso della comunità in questione per generare delle risposte di tipo contrario, su binari assolutamente prestabiliti…
Hello, can you please post some more information on this topic? I would like to read more.