SHINE: Bellezza, Musica e Mitologia

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Chi non ha avuto, almeno una volta nella vita, l’esperienza di essere di fronte a “qualcosa”, e percepirne un’autentica, assoluta, meravigliosa – BELLEZZA!

I bambini – hanno di continuo questa esperienza, spesso senza rendersene conto, ma che importa?

Quando un adulto, “con i piedi per terra”, richiama un bambino in estasi dal “non perdere tempo con quella roba”, genera un autentico shock… proprio nel momento in cui il sistema fisico e psichico del bambino è aperto al bello, è aperto alla più completa esperienza della realtà – il mondo, l’adulto – cosa fa? Lo colpisce, quando e dove fa più male.

Dove prima c’era massima apertura, spesso si crea una barriera, un limite.

Talvolta, questo genere di limiti hanno, ahimé, la meglio…

Altre volte, e spero di cuore che siano la stragrande maggioranza, la Bellezza si riafferma, emerge, viene notata ed arricchisce la vita.

La Musica e la Mitologia sono due grandi espressioni della Bellezza. Quante grandi Storie, con la S maiuscola, hanno scritto, insieme!

Una di queste, è la Storia (vera, ma che importa?), di David Helfgott, raccontata nel film Shine del 1996, con un grande Geoffrey Rush, vincitore dell’Oscar come miglior attore protagonista.

Helfgott, un uomo ferito e maltrattato dal suo stesso severissimo padre, che trova la forza di espimere la Bellezza estrema della musica, ed in particolare del Concerto N° 3 per pianoforte, di Rachmaninoff.

La scena che segue è meravigliosa, una grande metafora. Un uomo a prima vista pazzo, disadattato, ridicolo… da cui sgorga una musica bellissima e ricchissima.

Una metafora della Bellezza, che è dovunque. Là fuori, e, soprattutto, dentro ognuno di noi. A saperla notare.

 

Ogni uomo che decide di seguire la strada del proprio Destino, giunge alla “grande prova”, al momento in cui bisogna dimostrare a se stessi ed al mondo, ciò che si ha imparato, la nuova persona che si è.

David Helfgott, dopo aver sfidato il padre prepotente, trova un mentore che lo guida al vertice della considerazione del prestigioso Royal College of Music londinese.

Per la “grande prova”, la finale del concorso della scuola, quale sfida sceglie David? Il suo passato, il brano “impossibile” che suo padre lo ha sempre spinto a suonare, il difficilissimo 3° Concerto per Pianoforte di Rachmaninoff, … il vertice della tecnica. David sa che, se riesce ad eseguirlo, “nessuno mai potrà portarglielo via”.

La preparazione:

Il concerto, e la follia…

Supera la “grande prova”, ma la beffa della pazzia sembra avergli sottratto il trionfo finale.

Trionfo, che arriverà, sotto l’inattesa forma dell’Amore prima, e poi del mondo che lo riscopre.

David Helfgott, è vivo e vegeto, abita in Australia, tutt’ora gira il mondo per concerti, sempre con la sua amata moglie.

Che incredibile somiglianza con l’attore che lo interpreta, Geoffrey Rush!

Quella di “Shine” e di David Helfgott è una storia vera. Eppure, se non lo fosse, se fosse “solo” un’invenzione ed una fantasia, il suo significato, il messaggio, la Mitologia che ne è espressa non cambierebbero di una sola virgola.

________

Quando l’intelletto cerca di spiegare l’arte, non ne può mai esaurire il significato, né le possibilità che apre. L’arte, in essenza, non significa niente: essa è, come tu stesso sei. Essa parla ad un nucleo in te che è. Così, chiedi ad un artista “Cosa significa la tua opera?” Beh, se ti disprezza abbastanza, risponderà. Il punto è che, se hai bisogno di sentire da lui che cosa significa, vuol dire che l’opera non l’hai nemmeno notata.

Joseph Campbell, Pathways to Bliss.


Non intendo scrivere in modo troppo personale su questo sito, ma per stavolta, concedetemelo.

In fondo, non ho mai capito davvero l’arte, non l’ho mai sentita davvero parte di me, tranne, forse, la letteratura. Osservando un quadro, una scultura, ascoltando una grande musica… ne volevo sapere la “storia”, la vita dell’autore, ma l’opera in sé non era davvero presente… Per fortuna, non è mai troppo tardi per trasformarsi in se stessi… grazie a grandi maestri come Joseph, Piernicola, Francesco, e più di recente a persone fantastiche come Vanni ed Alfredo (sui quali tornerò ancora…), l’emozione dell’arte sta diventando un’esperienza meravigliosa. Della storia… sì mi interesso, ma in fondo “che importa?” Vi regalo il filmato dell’esecuzione del Concerto di “Shine”, il Rachmaninoff N°3, che ha fatto “impazzire” David Helfgott, nell’interpretazione di Horowitz, forse il più grande pianista di tutti i tempi. Semplicemente grandioso… nel caso non ascoltiate tutti i 45 minuti, raccomando l’inizio, e poi il finale, dal minuto 41° in poi. 

Un grazie a tutti i visitatori, e per i meravigliosi commenti che avete lasciato.

A presto, Petar

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Posted by Petar on Feb 28 2009. Filed under Arte, Passioni. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 Comments for “SHINE: Bellezza, Musica e Mitologia”

  1. Francesco Bellomi

    Relativamente a quello che dici della storia, “vera, ma che importa?”, non posso fare a meno di citare il capo indiano Alce Nera:

    “Questo viene tramandato,
    e se sia accaduto o no, non lo so,
    ma se ci pensi,
    vedi subito che è Vero”

    Francesco

  2. davide

    oh, la bellezza. Qualcuno pensa che la bellezza sia ciò che fa “girare il mondo”; io sono uno di quelli.
    Quanti di noi si emozionano ancora davanti alla bellezza di un tramonto (o di un alba)? Quanti di noi provano ancora sentimenti e stupore di fronte ad un fiore, ad un insetto, ad un viso o giocando con un bambino?
    Qualche volta, guardando il mio bambino, provo stupore. Sorpresa per come mio figlio mi possa stupire perché mi fa na domanda . Questa è bellezza: la domanda di un figlio che si chiede perchè a proposito di qualsiasi cosa. Al cospetto di un piccolo uomo, bisogna sentire il richiamo della bellezza intesa nel suo senso più vero: il bambino cerca di capire come mai succeda qualcosa o perchè il sole è giallo o altre mille cose diverse. La bellezza sta anche nel mettersi al servizio di qualcuno che ha bisogno di noi e chi più di un bimbo ha bisogno di noi? E’ difficile, complicato ma meraviglioso.
    Mi permetto di dare un consiglio a chiunque abbia un figlio o si accinga a fare questo passo: crescetelo nella bellezza, crescetelo nella consapevolezza di ciò che lo circonda anche a costo di fargli notare cose spiacevoli. Tutto ciò che, nella sua bellezza ci circonda, lo renderà uomo e vi farà sentire sensazioni uniche; la bellezza è in ognuno di noi e deve essere lasciata uscire per il rendere il nostro mondo migliore.
    Ciao,

  3. alfredo b

    mi riallaccio a quanto scrive Davide

    ‘La bellezza sta anche nel mettersi al servizio di qualcuno che ha bisogno di noi’

    Se avete guardato il video con una certa attenzione, forse avete notato, anzi ‘provato’ una cosa che ho provato anch’io.
    Certo nel video ci sono varie manifestazioni di bellezza, la più evidente è probabilmente nel brano che Helfgott suona, ma non è la più ‘originale’ o profonda della sequenza, a mio avviso…
    C’è anche la bellezza divertente di ciò che proviamo per le espressioni del pianista ‘spaccone’ che inizialmente ride dello scemo del villaggio e poco dopo non sa poi come celare il suo stesso imbarazzo …

    Ma credo che la bellezza più profonda, intima eppure fondamentale e illuminante sia nei brevissimi cenni di dolcezza e di attenzione della cameriera, che è a mio avviso il ‘faro’ della nebbiosa situazione d’apertura, in cui derisione, indifferenza e banalità sembrano aver trovato un ottimo momento per poter espiremersi al meglio nei comportamenti della ‘gente’ che avrebbero potuto seguire.

    La ragazza cameriera, con la sua profonda bontà e sensibilità, con la sua non-mediocrità interviente prontamente prendendo in mano la situazione, un po’ come un superman (sorry se il paragone non suona proprio poetico) che carica sulle sue spalle l’areo in picchiata evitando che si sfracelli…
    provate a riguardare il video, cosa ne pensate?
    Grazie all’amore di un instante di questa illuminata persona, inizia la storia di crescente gioia che tutti conoscono, e che ben vediamo essere giunta addirittura a fino a noi, che in quel ristorante non ci abbiamo mai proprio messo piede.

    Ciao

  4. alfredo b

    Se avete tempo/voglia, e 4 minuti per godere…

    è una splendida improvvisazione jazz su una meoldia dal film Schindler’s list…

    http://www.youtube.com/watch?v=VQwAKNZDsH4&feature=related

    Cheers
    alfred

  5. Che commenti meravigliosi! Ragazzi, siete una Gioia per mente e cuore!

  6. Vanni

    Caro Petar,
    Carissimi lettori,
    Quanto è difficile scrivere (parlare) della bellezza e dell’arte. Quanto è difficile parlare della musica.
    Quanto è difficile parlare della bellezza e dell’arte cercando di trasferire l’emozione che abbiamo provato nell’ascoltare o nel guardare quell’opera d’arte. Probabilmente perchè è l’esperienza stessa che non può essere trasmessa: l’esperienza si vive!
    Ma possiamo raccontarla… o forse sarebbe meglio dire che possiamo “tradurla”.
    Un brevissimo esempio (ma occorre assolutamente dedicare circa 25/30 secondi del nostro tempo all’ascolto al secondo tempo (Adagio un poco mosso) del Concerto n. 5 op. 73 per Pianoforte e Orchestra di Ludwig van Beethoven………………………………………………………………………..
    è sera, siamo soli. Davanti a noi un mare scuro che risuona con le regolari frequenze delle sue onde. Di fronte a noi la semplicità e la bellezza. Stiamo dicendo a noi stessi qualcosa di atrettanto semplice e profondo: che la vita è meravigliosa….ed in quel momento non solo lo pensiamo: lo sappiamo, è proprio così!
    Ma arriva un’onda più lunga……il magico ritmo si spezza, il suono delle onde si accorcia….siamo in affanno. Quei suoni irregolari hanno interrotto il nostro stato contemplativo…
    Ci alziamo, e presi dallo sconforto decidiamo di andarcene.
    Ed è proprio in quel momento, quello in cui stiamo per abbandonare il morbido terreno sabbioso della spiaggia che inaspettatamente, senza nessun preavviso, l’acqua del mare ci raggiunge i piedi e ci dona una sensazione di straordinaria freschezza…..
    A presto
    Vanni

  7. alfredo b

    Ciao Vanni, Petar e a tutti i lettori,

    mi sembra che alcuni di noi abbiamo una passione comune, chiamata musica…
    Vanni, condivido molto le parole all’inzio del tuo commento…

    Per chi capisce un po’ di inglese e sente amore per la muscia, propongo anche l’intervista che trovate a:

    http://www.youtube.com/watch?v=S-ny0Xa35OI&feature=PlayList&p=9768F6E5D5E75027&playnext=1&playnext_from=PL&index=8

    in particolare dal minuto 6.35 la conversazione si sposta sul tema introdotto da Vanni e a mio avviso seguono alcuni minuti che meritano di essere ascoltati.

    Chi parla è un interprete che per chi ascolta abitualmente la ‘grande’ musica non richiede presentazioni (Vladimir Ashkenazy); Vanni, mi pare che andiate piuttosto d’accordo sul modo di intendere certe cose…

    Anche se la parola non potrà mai spiegare o comunicare la musica, essa può essere innanzitutto un invito a conoscerla, ad esplorarla…alla musica passerà, ad un certo punto, il compito di ‘comunicare’ il resto, che è solo suo e null’altro potrà rivelare (certo non è affatto scontato che la musica riveli sempre e a chiunque ciò che essa contiene, o meglio,ciò che essa che è…).

    Per me è comunque bello parlare di musica…forse per chi ha un figlio non è bello parlare di lui a un amico? o lo stesso non si potrebbe dire di un innamorato/a quando parla del suo amore, o di chiunque viva una profonda passione quando ha l’occasione di discuterne?

    Ciao
    Alfredo

  8. E’ così bello essere approdati su questo blog a leggere questo meraviglioso articolo su bellezza, musica e mitologia… in una parola sola su david e la sua meravigliosa musica…
    Ho visto il film Shine solo da qualche mese e da allora sono rimasto così rapito da questo personaggio che vado continuamente alla ricerca di suoi video e di blog e siti che parlano di lui per conoscerlo ancora meglio…
    grazie per il vostro contributo
    a presto!

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