Trattare la gente da cani

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Voglio ringraziare di cuore tutti coloro che hanno letto l’articolo precedente, e soprattutto partecipato ai commenti, veramente di alto livello!

Oggi, è la volta di uno stupendo articolo di Riggio… sull’importanza del contesto nella performance, sul modo di trattare cani e uomini, sugli ostacoli che ci poniamo nel realizzare ciò che vogliamo, e come rimuoverli!

Buona lettura!

Petar

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Costruire il contesto appropriato “è una garanzia virtuale del risultato” – impararlo, fa tutta la differenza possibile nel tipo di performance che produrrete – su voi stessi e con gli altri.

Buongiorno a tutti,

Voglio innanzitutto ringraziare tutti coloro che hanno trovato il tempo di leggere quanto scrivo qui, e anche coloro che trovano il tempo di commentarlo, o scrivermi direttamente.

Ho riflettuto sulle cose di cui scrivo nel blog, e dei feedback che ricevo…

Una di queste riguarda il periodo in cui ero un dog trainer. Ricordo bene come eravamo abituati a trattare i cani da addestrare. In parole povere … CON ASSOLUTA ECCELLENZA! Se solo trattassimo le persone nello stesso modo, penso che otterremmo molti più risultati, ed anche godendo nel mentre mille volte di più.

Corso Mytho-2 con J. Riggio, Agosto 2008

Vi invito a condividere alcuni passi del processo che usavo per addestrare i cani:

Stabilire la relazione individuale con ogni singolo cane prima di iniziare a fare qualunque altra cosa – questo, lo chiamavamo “RAPPORTARCI” con il cane.
(Non aveva alcun senso pensare di pretendere di interagire con i nostri cani, o addirittura di avere qualche prestazione da loro, prima di aver stabilito una relazione)

Costruire un’atmosfera di stimolo positivo ed eccitazione con e per il cane
(Quasi ogni comportamento può essere “estratto” ed incoraggiato usando lo stimolo positivo, e poi produrlo volontariamente quando desiderato)

Lavorare nella direzione di risultati specifici che “volevamo” produrre … mai lavorando per “allontanarci dai risultati che non volevamo

(A meno di non essere molto chiari con i cani riguardo a ciò che volevamo, non c’era altro modo che loro potessero fare ciò che noi ci aspettavamo … la cosa più importante che questo ci ha permesso è stato di ricompensare e lodare i nostri cani per ciò che stavano facendo, mai basando le nostre interazioni sulla paura e la punizione)

Generare il risultato costruendo un contesto tale che la performance che noi volevamo fosse un risultato naturale del contesto stesso – “PERFORMANCE SENZA ALCUNA INIBIZIONE
(Il contesto esercita un’influenza così potente sulla performance che la cura dedicata ad esso garantisce virtualmente i risultati che volevamo che fossero prodotti)

Quest’ultimo punto mi è letteralmente “saltato addosso” mentre ci riflettevo l’altra sera…
Innanzitutto, Mettere l’attenzione a creare il contesto ove la performance voluta è il risultato naturale dello stare in quel contesto… garantisce virtualmente il risultato!

Eppure noto spesso che è il contrario ad essere più frequente – le persone mettono attenzione a come non generano i propri risultati, e di conseguenza mantengono il contesto che garantisce virtualmente che non li otterranno.

Nella mia “vita precedente” come dog trainer, ho notato che la maggior parte delle persone mi chiamava solo dopo essere diventate rauche dall’urlare invano a pieni polmoni “NO, NO, NO, NO …! … sui tappeti continuava a piovere urina, i mobili venivano masticati, e gli ospiti potevano essere virtualmente sicuri che il cagnolino sarebbe saltato loro addosso, e ficcato il naso, freddo e bagnato, tra i genitali.

Essenzialmente, ciò che viene fatto senza un intento preciso porta a stabilire e sostenere contesti che si oppongono a ciò che veramente vogliamo che succeda – sia per noi stessi che per gli altri. La formula più semplice a cui riesco a pensare mi è nuovamente ispirata dall’addestramento dei cani. Le persone notano innanzitutto ciò che non vogliono… noi siamo neurologicamente “programmati” a notare ciò che per prima cosa “minaccia”. Così, la sequenza che determina le nostre risposte ed i nostri comportamenti inizia tipicamente dal notare per prima cosa ciò che non vogliamo.

Iniziando da ciò che non vogliamo garantisce virtualmente che tutta la nostra attenzione sarà su ciò che non vogliamo.

“Dove mettiamo l’attenzione è ove avremo i risultati.” Joseph Riggio, Ph.D.

Un modo nel quale notiamo ciò che non vogliamo include il voler evitare ciò che riteniamo “non familiare”. Questo fenomeno è stato battezzato “dissonanza cognitiva” – e si ritiene che generi una risposta negativa peggiore che considerare la propria morte.

Un altro modo per esprimerlo è: “più di ogni altra cosa, noi vogliamo ciò che troviamo familiare – persino se dovessimo prendere in considerazione la nostra stessa morte

Si può sostenere che:

Potendo scegliere tra il fare qualcosa di diverso e non familiare per ottenere un risultato diverso e voluto, e fare quel che si è sempre fatto e che genera il risultato che si è sempre ottenuto e non si vuole, … probabilmente si sceglierebbe di fare quel che si è sempre fatto.
Ciò è evidente nel modo con cui le persone difenderanno il contesto in cui si trovano, indipendentemente dai risultati che ciò produce. Uno degli esempi più comuni è la frase che probabilmente abbiamo tutti sentito:

“L’abbiamo sempre fatto in questo modo”

Corso Mytho-2 con J. Riggio, Agosto 2008

Le persone che sfidano lo “status quo” vengono chiamati “rompicogl_oni” e accusati di “affondare la barca”

—> IMMAGINATE COME VENGONO CHIAMATI QUELLI CHE ROVESCIANO LA BARCA!!!

Eppure, ciò che mi sono ritrovato a fare sempre più spesso mano a mano che la mia conoscenza, abilità ed esperienza crescevano, è stato diventare sempre più un  Rovesciatore di barche – specialmente quando si tratta di rovesciare le barche del “contesto”, ho scoperto in modo del tutto convincente che le persone non rovesceranno le barche della propria vita se c’è un elevato grado di discomfort o senza lavorare con un professionista di cui si fidano completamente.

Questo è del tutto sensato, un professionista fidato può mantenere in atto il nuovo contesto mentre il cliente sta imparando a farlo per se stesso, facendolo sembrare confortevole e familiare man mano che il cliente si abitua – una “guida” o “mentore” in un contesto mitologico.

Ho imparato anche questo nei miei anni da dog trainer e lavorando con i proprietari dei cani – quando ero presente io stesso, il cane poteva e riusciva ad avere una performance brillante, e solo quando il proprietario riusciva a stabilire e mantenere lo spazio che io avevo creato con e per il cane, si generava la stessa performance.

Di solito, ciò che faccio all’inizio con i miei clienti è generare il contesto in cui il risultato diventa possibile come semplice conseguenza dell’aver stabilito il contesto – di solito rovesciando la barca del comfort e della familiarità. Naturalmente, questo richiede pratica per riconoscere il modo con cui farlo e porre il contesto cosicché il risultato sia una naturale conseguenza del contesto stesso – eppure farlo “garantisce virtualmente il risultato voluto” – e, sapendolo, lo sforzo per imparare come fare è più che accettabile!

Joseph Riggio, Ph.D.
Princeton, NJ

Pubblicato il 27 agosto 2006 su www.josephriggio.com

Link dell’originale http://www.josephriggio.com/index.php/_share/comments/treating_people_like_dogs/

Titolo dell’originale “Treating people like dogs”

Precisazione sulla traduzione: mi sono attenuto quanto più fedelmente alla lettera del testo originale, con minimi cambiamenti stilistici, e non di significato, quando l’inglese risultava troppo diverso dall’espressione equivalente italiana. Per eventuali errori, mi assumo ogni responsabilità (petar)

Short URL: http://www.grandipassioni.com/?p=216

Posted by Petar on Feb 15 2009. Filed under Formazione, Mythoself. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

1 Comment for “Trattare la gente da cani”

  1. giuseppe

    Questo articolo mi ha letteralmente sconvolto. Il contesto in cui ci troviamo determina il risultato, determina la performance.Da quello che ho capito sembra che se prima di fare una qualsiasi cosa nella nostra attività non controlliamo il contesto o la condizione , il quadro in cui andiamo ad operare , quello che ne risulterà sarà solamente un risultato da poco. Un risultato che non avrà mai una performance senza nessuna inibizione, anche perchè solitamente non pensiamo, (o almeno io) di “rapportarci” con le persone con le quali vogliamo creare un qualcosa.
    Inoltre se veramente siamo stati creati a far funzionare il nostro cervello nel notare per prima cosa ciò che ci minaccia, le risposte ai nostri comportamenti sono ” naturalmente” per prime le cose che non vogliamo.E se ci mettiamo l’attenzione su ciò che non vogliamo… ottenaimo soprattutto quello che non vogliamo.
    Caro Petar, vorra dire che cominceremo ad affondare la barche, forse più di una per cambiare il contesto/i cominciando a generare nuovi contesti con il risultato tale che sia naturale conseguenza di avere atabilito il contesto.
    Devo veramente tirarmi su le maniche e cominciare a roversciare la barca!!!!!
    Ciao a Petar e …a tutti i colleghi

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