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	<title>Comments on: ESSERE NEL MONDO</title>
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	<description>Percorsi di Evoluzione della Coscienza</description>
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		<title>By: Raffaele</title>
		<link>http://www.grandipassioni.com/2009/03/stare-al-mondo-parte-1-di-3/comment-page-1/#comment-288</link>
		<dc:creator>Raffaele</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 17:41:23 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie a te Petar.
puoi scrivermi allora all&#039;altro indirizzo che ho lasciato nel post
E&#039; un piacere
ciao
Raffaele</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a te Petar.<br />
puoi scrivermi allora all&#8217;altro indirizzo che ho lasciato nel post<br />
E&#8217; un piacere<br />
ciao<br />
Raffaele</p>
]]></content:encoded>
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		<title>By: Petar</title>
		<link>http://www.grandipassioni.com/2009/03/stare-al-mondo-parte-1-di-3/comment-page-1/#comment-286</link>
		<dc:creator>Petar</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 14:56:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.grandipassioni.com/?p=276#comment-286</guid>
		<description>Grazie Raffaele del commento al post &quot;Essere nel mondo&quot;; pur lungo, l&#039;ho letto con attenzione.
Offri molti spunti interessanti, e tra questi, il tema della fisica quantistica è quello che oggi mi prende di più ed intendo approfondire...

Grazie dei complimenti al sito!

Ho provato a risponderti in privato, ma il sistema non riconosce l&#039;indirizzo email che hai lasciato.

Ciao, Petar</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Raffaele del commento al post &#8220;Essere nel mondo&#8221;; pur lungo, l&#8217;ho letto con attenzione.<br />
Offri molti spunti interessanti, e tra questi, il tema della fisica quantistica è quello che oggi mi prende di più ed intendo approfondire&#8230;</p>
<p>Grazie dei complimenti al sito!</p>
<p>Ho provato a risponderti in privato, ma il sistema non riconosce l&#8217;indirizzo email che hai lasciato.</p>
<p>Ciao, Petar</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>By: Raffaele</title>
		<link>http://www.grandipassioni.com/2009/03/stare-al-mondo-parte-1-di-3/comment-page-1/#comment-285</link>
		<dc:creator>Raffaele</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 13:35:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.grandipassioni.com/?p=276#comment-285</guid>
		<description>Grazie, Petar per aver tradotto questo pezzo di magistrale pensiero che, contrariamente alle finzioni posticce ed ideologiche di molto self-help, è strutturato nella realtà ontologica che Joe ha il coraggio di introdurre senza troppi problemi, anzi con una certa determinazione tipica proprio del guerriero che spariglia le carte. L&#039;intervista è magistrale a questo riguardo.
Su questo articolo, vorrei contribuire, insieme agli amici del Mythoself, con due argomenti. Primo: tutto il grande e vero pensiero umano, che ha a cuore il destino dell&#039;uomo nel qui e ora, parte da un&#039;intuizione che Joe pone - l&#039;essere nel mondo: vs Heidegger...grazie a Dio! - e che anche un filosofo italiano Giulio Preti declinò, negli anni cinquanta del secolo scorso, in un saggio che si intitola &quot;Praxis ed empirismo&quot;: l&#039; &quot;orientamento attivo verso il mondo&quot;. Categoria che - già prima di conoscere Joe e il Mythoself, purtroppo, a differenza vostra, amici, soltanto per via internet e grazie al suo blog, al suo libro fantastico ed a Campbell, scoperto un pò prima, ma buttato là, prima di riprenderlo con the Hero&#039;s Journey - mi aveva colpito e che trovo sviluppata in senso sistemico con Joe. C&#039;è dunque un filone di ricerca sull&#039;ontologia e sulla libertà molto importante e che in questa sede emerge. Mi domando, a questo punto, quale sia la differenza specifica sul &quot;transpersonale&quot; rispetto ad Assagioli, ad esempio, o a Grof. Forse, Petar, potresti spiegarmi meglio questa categoria del &quot;transpersonale&quot; e della &quot;resilienza&quot;, che io ho incontrato ma che tu hai visto all&#039;opera praticamente, a differenza, mia con Joe, il che non è poco.
Secondo. Mi permetto di sviluppare qualche considerazione in merito all&#039;inibizione d al generativo nell&#039;ambito della politica, che Joe definisce un osservatorio privilegiato sul calderone sociale e sul caos, in definitiva, della nostra società, caos da non vivere passivamente ma da attivare come generatività. Mi pare che la politica come Beruf , vocazione, renda sovrano chi decide sullo/nello stato di eccezione, cioè sullo/nello stato attuale della crisi contemporanea. Questa necessità ha molto a che fare con la fisica quantistica, che rappresenta buona parte del nostro modo postmoderno di vedere le cose. Il caos da abitare, appunto. La fisica quantistica ha rivoluzionato il linguaggio e la narrazione della realtà fisica e dei sistemi complessi in genere. Un concetto, in particolare, ha scardinato le idee di spazio e di tempo proprie della fisica newtoniana: l’entanglement. Intraducibile parola che indica l’intreccio, la relazione tra due sistemi non separabili che compongono un sistema. Due sistemi che non sono localizzabili spazialmente e dunque sono distanti l’uno dall’altro. Ma l’intreccio tra i sistemi, pur a distanza, esiste realmente. La società postmoderna – in cui la tecnologia, soggettività dominante prima ancora che mero strumento - è simile a questo intreccio sistemico ed asseconda la possibilità di altri ritmi, scarti secchi, istantanee illuminanti, perfino salti quantici, cioè trasformazioni impreviste ed imprevedibili non scaturenti dalla sommatoria degli elementi in gioco. E in gioco qui ci sono molti elementi, stratificati e complessi, incardinati nella carne delle comunità. Questa posizione metodologica è già di per se stessa politica, perché supera l’unica visione che ammazza senza se e senza ma qualsiasi dimensione progettuale e politica: la posizione inibitoria. La posizione di chi ragiona così: per essere realmente concreta, la politica deve avere questi connotati; per avere voti, dobbiamo dire queste cose e non queste altre, perché queste sono “di destra” e queste altre sono “di sinistra”; cioè, se p, allora q: la “ruina” dello Stato di cui ragionava Machiavelli. La vera posizione politica, che libera le energie vitali e, come la fisica quantistica, afferma che l’osservatore modifichi, attraverso la sua azione, la realtà osservata, non può essere incardinata in questo ‘900 senile e perturbato da sogni metafisici ed astratti. Vedo in Joe un superamento plastico e pratico di questa visione ideologica e contro lo sviluppo delle risorse dell&#039;uomo, delle sue possibilità. La logica generativa della sovranità sull’/nello stato di eccezione tiene insieme, oggi, Ernst Jünger e Seth Godin, ovvero i due modi di concepire la soggettività plastica postmoderna. Il primo, genio del ‘900, tematizza la sovversione come metodologia de costruttiva e creativa; il secondo, creativo postmoderno, scrive un libercolo acuto sulla tribù e sostiene che il mondo abbia bisogno di “un leader come te”. Contributi diversi che si tengono insieme grazie all’entanglement quantistico e politico-generativo. Segnali di vita.
Scusate la prolissità, ma questi tornanti mi eccitano e trovo tutto il lavoro di Joe una comunità di provocazioni e strumenti del tutto altri dalle solite menate self-helpiste che mettono in contrapposizione cose giuste (ad ese., individuo e comunità). Joe è anche un pensatore granitico.
Grazie a tutti per la pazienza e complimenti a Petar, saccheggio ogni giorno questo magnifico sito.
Raffaele</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, Petar per aver tradotto questo pezzo di magistrale pensiero che, contrariamente alle finzioni posticce ed ideologiche di molto self-help, è strutturato nella realtà ontologica che Joe ha il coraggio di introdurre senza troppi problemi, anzi con una certa determinazione tipica proprio del guerriero che spariglia le carte. L&#8217;intervista è magistrale a questo riguardo.<br />
Su questo articolo, vorrei contribuire, insieme agli amici del Mythoself, con due argomenti. Primo: tutto il grande e vero pensiero umano, che ha a cuore il destino dell&#8217;uomo nel qui e ora, parte da un&#8217;intuizione che Joe pone &#8211; l&#8217;essere nel mondo: vs Heidegger&#8230;grazie a Dio! &#8211; e che anche un filosofo italiano Giulio Preti declinò, negli anni cinquanta del secolo scorso, in un saggio che si intitola &#8220;Praxis ed empirismo&#8221;: l&#8217; &#8220;orientamento attivo verso il mondo&#8221;. Categoria che &#8211; già prima di conoscere Joe e il Mythoself, purtroppo, a differenza vostra, amici, soltanto per via internet e grazie al suo blog, al suo libro fantastico ed a Campbell, scoperto un pò prima, ma buttato là, prima di riprenderlo con the Hero&#8217;s Journey &#8211; mi aveva colpito e che trovo sviluppata in senso sistemico con Joe. C&#8217;è dunque un filone di ricerca sull&#8217;ontologia e sulla libertà molto importante e che in questa sede emerge. Mi domando, a questo punto, quale sia la differenza specifica sul &#8220;transpersonale&#8221; rispetto ad Assagioli, ad esempio, o a Grof. Forse, Petar, potresti spiegarmi meglio questa categoria del &#8220;transpersonale&#8221; e della &#8220;resilienza&#8221;, che io ho incontrato ma che tu hai visto all&#8217;opera praticamente, a differenza, mia con Joe, il che non è poco.<br />
Secondo. Mi permetto di sviluppare qualche considerazione in merito all&#8217;inibizione d al generativo nell&#8217;ambito della politica, che Joe definisce un osservatorio privilegiato sul calderone sociale e sul caos, in definitiva, della nostra società, caos da non vivere passivamente ma da attivare come generatività. Mi pare che la politica come Beruf , vocazione, renda sovrano chi decide sullo/nello stato di eccezione, cioè sullo/nello stato attuale della crisi contemporanea. Questa necessità ha molto a che fare con la fisica quantistica, che rappresenta buona parte del nostro modo postmoderno di vedere le cose. Il caos da abitare, appunto. La fisica quantistica ha rivoluzionato il linguaggio e la narrazione della realtà fisica e dei sistemi complessi in genere. Un concetto, in particolare, ha scardinato le idee di spazio e di tempo proprie della fisica newtoniana: l’entanglement. Intraducibile parola che indica l’intreccio, la relazione tra due sistemi non separabili che compongono un sistema. Due sistemi che non sono localizzabili spazialmente e dunque sono distanti l’uno dall’altro. Ma l’intreccio tra i sistemi, pur a distanza, esiste realmente. La società postmoderna – in cui la tecnologia, soggettività dominante prima ancora che mero strumento &#8211; è simile a questo intreccio sistemico ed asseconda la possibilità di altri ritmi, scarti secchi, istantanee illuminanti, perfino salti quantici, cioè trasformazioni impreviste ed imprevedibili non scaturenti dalla sommatoria degli elementi in gioco. E in gioco qui ci sono molti elementi, stratificati e complessi, incardinati nella carne delle comunità. Questa posizione metodologica è già di per se stessa politica, perché supera l’unica visione che ammazza senza se e senza ma qualsiasi dimensione progettuale e politica: la posizione inibitoria. La posizione di chi ragiona così: per essere realmente concreta, la politica deve avere questi connotati; per avere voti, dobbiamo dire queste cose e non queste altre, perché queste sono “di destra” e queste altre sono “di sinistra”; cioè, se p, allora q: la “ruina” dello Stato di cui ragionava Machiavelli. La vera posizione politica, che libera le energie vitali e, come la fisica quantistica, afferma che l’osservatore modifichi, attraverso la sua azione, la realtà osservata, non può essere incardinata in questo ‘900 senile e perturbato da sogni metafisici ed astratti. Vedo in Joe un superamento plastico e pratico di questa visione ideologica e contro lo sviluppo delle risorse dell&#8217;uomo, delle sue possibilità. La logica generativa della sovranità sull’/nello stato di eccezione tiene insieme, oggi, Ernst Jünger e Seth Godin, ovvero i due modi di concepire la soggettività plastica postmoderna. Il primo, genio del ‘900, tematizza la sovversione come metodologia de costruttiva e creativa; il secondo, creativo postmoderno, scrive un libercolo acuto sulla tribù e sostiene che il mondo abbia bisogno di “un leader come te”. Contributi diversi che si tengono insieme grazie all’entanglement quantistico e politico-generativo. Segnali di vita.<br />
Scusate la prolissità, ma questi tornanti mi eccitano e trovo tutto il lavoro di Joe una comunità di provocazioni e strumenti del tutto altri dalle solite menate self-helpiste che mettono in contrapposizione cose giuste (ad ese., individuo e comunità). Joe è anche un pensatore granitico.<br />
Grazie a tutti per la pazienza e complimenti a Petar, saccheggio ogni giorno questo magnifico sito.<br />
Raffaele</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Row</title>
		<link>http://www.grandipassioni.com/2009/03/stare-al-mondo-parte-1-di-3/comment-page-1/#comment-60</link>
		<dc:creator>Row</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 21:25:52 +0000</pubDate>
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		<description>Splendido articolo, le uniche due cose che non ho capito sono:
1 Che differenza c’è tra excitatory bias, ready state e gds?
2 Nel Mythoself uno dei punti focali è l’agire sempre con una intenzione.
Come questa posizione si concilia con quella espressa nell’articolo?
A cosa si riferisce di preciso quando parla di intento?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Splendido articolo, le uniche due cose che non ho capito sono:<br />
1 Che differenza c’è tra excitatory bias, ready state e gds?<br />
2 Nel Mythoself uno dei punti focali è l’agire sempre con una intenzione.<br />
Come questa posizione si concilia con quella espressa nell’articolo?<br />
A cosa si riferisce di preciso quando parla di intento?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Petar</title>
		<link>http://www.grandipassioni.com/2009/03/stare-al-mondo-parte-1-di-3/comment-page-1/#comment-55</link>
		<dc:creator>Petar</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 20:50:23 +0000</pubDate>
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		<description>ed io ringrazio te, per il commento... tra l&#039;altro, cambio subito da &quot;Stare&quot; ad &quot;Essere&quot;!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ed io ringrazio te, per il commento&#8230; tra l&#8217;altro, cambio subito da &#8220;Stare&#8221; ad &#8220;Essere&#8221;!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: giuseppe longo</title>
		<link>http://www.grandipassioni.com/2009/03/stare-al-mondo-parte-1-di-3/comment-page-1/#comment-54</link>
		<dc:creator>giuseppe longo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 18:32:54 +0000</pubDate>
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		<description>ciao a tutti ;)
mi ha colpito subito la frase scritta da te petar, “lavorare per obiettivi” perchè è già da tempo che suggerisco una variante, il &quot;lavorare per Risultati&quot;.
quando si &quot;lavora per obiettivi&quot; solitamente  si definisce prima anche il cosidetto &quot;action plan&quot; o la strategia da seguire rigidamente per realizzare appunto i nostri obiettivi.
vivendo in un mondo in continua evoluzione e cambiamento, questa rigidità ed il focus continuo su una strategia  che  non tiene conto di questi cambiamenti, diventa un grosso vincolo, con il rischio di non raggiungere gli obiettivi che ci eravamo pre-fissati.
invece quando si &quot;lavora per Risultati&quot;, si aggiorna costantemente la nostra strategia in base ai Nuovi dati che ci derivano appunto dal Risultato che otteniamo da una singola azione intrapresa.
questa flessibilità derivata da un&#039;apertura al mondo esterno, secondo me, ci dà il maggior numero di possibilità (per non dire la certezza ;) ) di raggiungere e superare gli obiettivi in linea con il nostro modo di essere.
bene, so che il post di Joseph Riggio si riferisce ad un&#039;altro argomento che commenterò nei prosimi post di petar, intanto voglio dire solo che &quot;being in the world&quot; mi piace di più tradotto con &quot;Essere al mondo&quot; anche se è quasi uguale...
la sottile differenza sta nel fatto che &quot;stare&quot; si riferisce di solito a rimanere o abitare (dove?) il focus è all&#039;esterno mentre Essere (chi?) il focus sta all&#039;interno di noi...
intanto ti ringrazio petar per lo splendido lavoro che fai per tutti noi ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ciao a tutti <img src='http://www.grandipassioni.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /><br />
mi ha colpito subito la frase scritta da te petar, “lavorare per obiettivi” perchè è già da tempo che suggerisco una variante, il &#8220;lavorare per Risultati&#8221;.<br />
quando si &#8220;lavora per obiettivi&#8221; solitamente  si definisce prima anche il cosidetto &#8220;action plan&#8221; o la strategia da seguire rigidamente per realizzare appunto i nostri obiettivi.<br />
vivendo in un mondo in continua evoluzione e cambiamento, questa rigidità ed il focus continuo su una strategia  che  non tiene conto di questi cambiamenti, diventa un grosso vincolo, con il rischio di non raggiungere gli obiettivi che ci eravamo pre-fissati.<br />
invece quando si &#8220;lavora per Risultati&#8221;, si aggiorna costantemente la nostra strategia in base ai Nuovi dati che ci derivano appunto dal Risultato che otteniamo da una singola azione intrapresa.<br />
questa flessibilità derivata da un&#8217;apertura al mondo esterno, secondo me, ci dà il maggior numero di possibilità (per non dire la certezza <img src='http://www.grandipassioni.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  ) di raggiungere e superare gli obiettivi in linea con il nostro modo di essere.<br />
bene, so che il post di Joseph Riggio si riferisce ad un&#8217;altro argomento che commenterò nei prosimi post di petar, intanto voglio dire solo che &#8220;being in the world&#8221; mi piace di più tradotto con &#8220;Essere al mondo&#8221; anche se è quasi uguale&#8230;<br />
la sottile differenza sta nel fatto che &#8220;stare&#8221; si riferisce di solito a rimanere o abitare (dove?) il focus è all&#8217;esterno mentre Essere (chi?) il focus sta all&#8217;interno di noi&#8230;<br />
intanto ti ringrazio petar per lo splendido lavoro che fai per tutti noi <img src='http://www.grandipassioni.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
	</item>
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