Il potere del fallimento

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E’ un ottimo momento per fare il punto della situazione della vostra vita, ed iniziare a pensare come siete giunti dove vi trovate e dove volete andare dal punto in cui vi trovate. Magari scoprirete, lungo la via, di avere preso della zavorra che non vi serve più, e che state valutando le cose in base a qualche vecchio criterio “installatovi”, che non si addice più. Una di queste cose potrebbe essere l’istruzione che avete o non avete ancora… su come saper fallire davvero bene.

Buongiorno,

Alcuni potrebbero pensare che sono stato occupato ultimamente… i progetti dei miei clienti principali su cui lavoro, il servizio in un Consiglio di Amministratori Fiduciari, poi in alcuni comitati di volontari, lo sviluppo di nuovi materiali per il programma di training del MythoSelf Process, il progetto di un nuovo programma professionale per la comunicazione della leadership, il lavoro con i clienti privati, ridefinire il formato del mio programma radiofonico su VoiceAmerica.com, diversi progetti di libri, il lancio di nuovi prodotti l’anno prossimo… WHEW! E quando non sto facendo tutto questo (o dormendo) naturalmente cerco di strappare ogni attimo che posso per la mia famiglia, assicurandomi che sia più che sufficiente … portare mia figlia a scuola e talvolta andarla a prendere, cucinare per la famiglia, parlare con mio figlio per aiutarlo a preparare la laurea, stare qualche tempo con mia moglie semplicemente godendo della sua compagnia. Senz’altro sembra una lista davvero lunga, e non ho nemmeno tentato di renderla completa… semplicemente quello che mi passava per la testa mentre scrivevo.

Suppongo che molti di voi possano persino surclassare la mia lista. Il punto è che molta gente è oggigiorno impegnata, e diverse persone con cui lavoro sono tra le più impegnate che conosca. Eppure la cosa interessante è che i più grandi performers che conosco non sembrano affatto impegnati. In effetti, i migliori performers che conosco sembrano muoversi da una cosa all’altra sia con eleganza che grazia, e lo fanno come se avessero tutto il tempo del mondo per farlo. Contrariamente all’opinione generale che le persone più impegnate sono le più potenti o di successo, ciò che ho scoperto è che le persone più potenti e di maggior successo che conosco hanno tutto il tempo che vogliono e di cui hanno bisogno per fare quello che vogliono. Mi spingo a dire che la vera unità di misura è:

“Avere tutto il tempo che si desidera, per fare in assoluta libertà qualunque cosa si voglia o debba fare, e gli strumenti per perseguirlo, è la misura del successo più accurata che mai troverete.”

Molti restano confusi dal pezzo “… gli strumenti per perseguirlo ...” considerandolo la vera misura del successo. Eppure, avere i mezzi e non il tempo è assolutamente inutile ed alcuni l’hanno scoperto appena prima (o appena dopo) un attacco di cuore o infarto. Vedete, conosco sempre più persone che hanno cominciato a riconsiderare quanto hanno in termini di “strumenti” a favore di quanto hanno in termini di “tempo”. E sono le persone che stanno scegliendo di fare di più con meno.

Queste persone stanno semplificando le loro vite in ogni direzione, ad esempio: case più piccole, vacanze scelte con più cura, meno “roba” di cui aver bisogno o da desiderare (il che è perfetto quando scegliete una casa più piccola), andare vie dalle “grandi aree metropolitane” in luoghi più remoti e spesso più belli come residenza principale… alcuni che conosco hanno persino deciso di trasferirsi per sempre nei loro luoghi di vacanza preferiti. La cosa interessante è che loro non percepiscono la loro vita come semplificata, ma piuttosto più piena, completa. Sono uscito dalla definizione di “successo” che dà il sistema ed hanno iniziato a ridefinirla per se stessi. In parte questa ridefinizione include fare ciò che vogliono e non necessariamente ciò che “dovrebbero”.

Sul mio sentiero, ho presto deciso di fare della mia vita ciò che davvero volevo. La decisione includeva anche andarmene dal consueto percorso scolastico, nonostante fossi uno studente d’eccellenza. All’epoca, semplicemente, avevo capito che per me un’infinita successione di lezioni in classe, imposte da maestri che mi chiedevano di provargli che avevo imparato ciò che loro volevano, non era la strada giusta per conservare ciò che già sentivo di avere, e che probabilmente avrebbe corrotto molti dei miei istinti migliori. Avevo fatto abbastanza scuola, ed imparato le materie scolastiche anche al di fuori di essa, da sapere che ciò che volevo per me, e di cui avevo bisogno di imparare, non era presente né in quelle “sante” aule né in quei “santi” educatori.

Ora, alcuni, leggendo questo, penseranno che il mio sia stato il primo passo verso il fallimento e l’incapacità di realizzare alcunché (molti l’hanno pensato davvero) … “Oh no! Cosa farai senza una buona (“approvata”) istruzione?”

Ora, fate caso alla parola “approvata”, sebbene raramente la sentirete pronunciare da altri. E’ esattamente ciò che intendo … qualunque educazione non approvata dal sistema, non è nemmeno considerata come tale. Più “andiamo avanti”, e più il requisito per fare qualunque cosa, arriva già con il cartellino del prezzo su cui c’è scritto che prima bisogna aver ricevuto un’educazione approvata. In molti modi l’istruzione, oggi, è la “marchiatura”, e se non l’avete, dovrete lottare con unghie e denti per superare il pregiudizio di aver scelto la vostra strada.

La formazione Mythosef8tm) prevede anche abilità "belliche"! ;-)

Dunque, volete sapere qual è secondo me il ruolo della scolarizzazione formale? Dipende di chi parliamo in concreto. Per alcuni maestri sinceri ed incredibilmente dotati, è un modo per allargare le vite e le menti dei loro studenti. Ho conosciuto, e perfino lavorato, con questo tipo di maestri… persone brillanti da frequentare. Per altri, è un modo di imporre le abitudini sociali agli allievi, insegnando “il giusto e lo sbagliato”, cosa sia “il bene di ognuno”, e talvolta persino come pensare secondo qualche schema predefinito. Purtroppo, nella mia piccola esperienza, come studente, come genitore, come membro di facoltà, e come cittadino di questa grande nazione, il secondo tipo di maestro è più diffuso. Il sistema non è costituito per educare ma per insegnare:

“educare” [estrarre o guidare i poteri di una persona, fin da bambino; sviluppare e coltivare, sia fisicamente, mentalmente, o moralmente]

“insegnare” [Impartire la conoscenza di qualcosa; impartire, o della conoscenza prima ignorata, o delle regole pratiche; inculcare come vero o importante; esibire in modo da destare impressione; come, ad esempio, insegnare aritmetica, danzare, suonare, o simile; insegnare la morale.]

La differenza principale è evidente.

L’educazione riguarda il permettere, l’aiutare a ciò che è dentro di emergere e manifestarsi pienamente, ad esempio: “estrarre o guidare i poteri di una persona, fin da bambino”.

L’insegnamento invece riguarda l’impartire dall’esterno verso l’interno ciò che è desiderabile per l’insegnante, ad esempio: “Impartire la conoscenza di qualcosa; impartire, o della conoscenza prima ignorata, o delle regole pratiche; inculcare come vero o importante”

Questa grande differenza è critica, e viene spesso del tutto trascurata persino da genitori con le migliori intenzioni, ed anche da molti maestri, quando riflettono della scolarizzazione dei bambini.

Oggigiorno, man mano che noto il modo in cui stiamo scolarizzando i nostri bambini, come li stiamo inculcando nella società, man mano che ascolto le sciocchezze dei politici che parlano di aumentare la scolarizzazione ed i fondi per essa, sono sempre più in difficoltà. Perché non credo che quei politici siano parte delle masse innocenti ed ignoranti che approvano le meraviglie di “ricevere una buona (“approvata”) educazione.” Credo invece che siano parte del sistema che desidera inculcare ai bambini l’idea di seguire le regole, di fare ciò che gli si dice, di non scuotere il sistema o pensare in modo autonomo.

Una delle cose su cui punto l’indice più spesso è come la scuola stia diventando sempre più negli Stati Uniti d’America un luogo ove non si ha il permesso di “fallire”. Insegnano che “fallire è male” Ad esempio:

[premessa: nelle scuole superiori in USA, si dà il titolo di “valedictorian” al miglior diplomato tra tutti maturandi della scuola]

*”Ci sono persone contro il concetto stesso di “valedictorian” perché non amano la competitività”, dice Michael Carr dell’Associazione nazionale presidi della Scuola Superiore.

*In Texas, Indiana e Kentucky, molte scuole scelgono 10 o più dei loro migliori studenti come “valedictorians” il giorno del diploma — sbeffeggiando quello che un tempo era considerato un grande onore. Secondo il decano di un college californiano, alcune scuole superiori nominano da 50 a 100 “valedictorians.”

E’ una totale sceneggiata!!! Cosa pensa di fare questa gente??? Potete immaginare se, durante la nostra evoluzione, qualche anziano capo tribù avesse preso decisioni in base a questa completa scemenza? “Bruce, so che la tua vista è cattiva, ed il braccio che ti è rimasto non è così forte come quelli di Larry, ma vogliamo che tu ti senta dello stesso valore come ogni altro cacciatore o guerriero della tribù, così voglio che sia tu a guidare la caccia, oggi, VAI!” La tribù sarebbe estinta, senza discendenti, i loro geni sarebbero stati distrutti sotto i zoccoli del bufalo che Bruce non avrebbe né visto né ucciso … sparito per sempre … MENO MALE!!!

Eppure, questo è esattamente ciò che stiamo facendo ai nostri studenti oggigiorno, forzandoli ad una profonda mediocrità. Per esempio, Bruce sarebbe potuto essere un ottimo taglialegna, magari avrebbe “inventato” la pratica di indurire le lance e le frecce, al fuoco. Eppure proprio perché non gli è stato permesso di fallire, non si è mai trovato davanti alla necessità di trovare la propria strada, quella ove avrebbe eccelso in modo naturale, e dove le sue naturali inclinazioni e passioni gli avrebbero permesso di eccellere. Questa, ritengo, è la strada seguita dall’educazione in Occidente al giorno d’oggi. La strada della mediocrità e della produzione del tipo di lavoratore-oggetto perfetto per il sistema, ma non per se stesso. Ad esempio:

*”Un consiglio scolastico in New Hampshire, preoccupato di ledere l’autostima dei ragazzi, ha votato la sospensione della pratica di dividere gli studenti in gruppi differenti, a cui insegnare secondo le loro specifiche abilità. Così, oggi la scuola sta “livellando” i gruppi ed insegnando a tutti insieme.”

Quei genialoidi dei nostri politici continuano a parlare di più educazione e dell’educazione come il grande strumento per renderci uguali (una delle frasi più rivelatrici che abbia mai sentito) … e neanche un pigolio su una vera riforma dell’educazione! Neanche un politico ha le palle di presentarsi davanti alle Autorità e dire, “BASTA … BASTA SOLDI PER LE NOSTRE SCUOLE IN DISARMO … O PER IL SISTEMA CHE SOSTENGONO! Non si tratta in effetti delle scuole, ma del processo, è il cuore stesso della pedagogia che abbiamo bisogno di riformare.

Da qualche parte, sulla via, abbiamo perso l’impeto di metterci alla prova, e così trovare i nostri limiti … e la nostra forza. Sembra che abbiamo creato un sistema in cui la mediocrità va abbastanza bene e c’è pochissimo stimolo, o per nulla, di puntare all’eccellenza. Deridiamo coloro che hanno raggiunto l’eccellenza e cerchiamo di abbattere ogni risultato che identifica qualcuno come elite. Oh, è tutto a posto se è il sistema che produce performance d’elite ad avere riconoscimento, ma non l’individuo. Basta leggere i giornali scandalistici, notare l’enormità di copie che vendono, raccogliere i titoli che propagandano e saprete tutto ciò che vi serve riguardo a quanto amiamo vedere i nostri eroi distrutti, nel modo più pubblico e viscerale.

Mythoself(tm) training, Agosto 2008

Eppure, è nel fallimento che impariamo come avere successo. Il successo, ed anche di più l’eccellenza, richiedono rischio. Ma ci insegnano a temere il fallimento. Il messaggio che passa gran parte della società è che i vostri fallimenti saranno mostrati in pubblico ed usati per mortificare quanto avete ottenuto, non importa quanto grandioso. Stiamo costruendo una cultra che deride gli individui che osano alzare la loro testa sugli altri nel tentativo di raggiungere l’eccellenza. Invece ciò di cui abbiamo bisogno sono più opportunità di fallire presto, così da avere la cruciale lezione che il fallimento è temporaneo, come il successo. E’ soprattutto questa lezione che ci permette di assumere grandi rischi. Sapere che il fallimento è solo temporaneo, e di solito un passo verso il successo che desideriamo, ci permetterà ed incoraggerà ad assumere i rischi necessari ad avere successi enormi.

Il pericolo per lo “status quo sociale” sta nella conseguente lezione che assumere rischi, fallendo e definendo il successo da noi stessi porterebbe molte persone a compiere una scelta verso la propria strada e non quella desiderata per loro dalla società che insegna ad operare da brave api operaie. La vera educazione sta nel trovare chi davvero si è, con tutto ciò che si apprende mettendosi alla prova fino ai limiti estremi del proprio essere. Eppure, anche la più semplice opportunità di mettersi alla prova durante la propria educazione (ad esempio: scoprire ciò che si ha dentro e portarlo alla superficie, manifestarlo all’esterno) è diventato motivo di preoccupazione nelle nostre scuole, bastioni della “buona” (“approvata”) educazione:

*”Niente più onori, valedictorians, riconoscimenti — quanto tempo ci vorrà prima che le scuole vietino giochi semplici come “acchiaparello”? Oh, aspettate: è già successo a Santa Monica, California, appena un paio di anni fa. “In questo gioco, c’è una ‘vittima,’ il che può essere un problema per l’autostima” spiegava il preside ai genitori, in una lettera. “Acchiaparello” non sarebbe più stato permesso, senza la supervisione degli adulti. La lezione del giorno, ragazzi: La scuola non è posto da vincitori.”

Mythoself(tm) training, Agosto 2008

Così, invece di vincitori, vincitori nel gioco di vivere le proprie vite, stiamo producendo una nazione di gente “beneducata”, molto impegnata, e senza molta vita propria.

Sono contento di essere molto impegnato, ma non così da non fermarmi ad annusare un fiore … ogni giorno. Sono contento del colpo di fortuna di avere intuito di fare un passo indietro prima che l’inculcamento prendesse completamente piede e mi convincesse che il mio ruolo, detattomi da altri, fosse più cruciale per il mio benessere del fatto di assumermi dei rischi, fallire… ed aver successo… per trovare la mia strada. Sono contento che lungo la strada sono stato abbastanza fortunato di trovare alcuni maestri meravigliosi che mi hanno aperto il loro cuore… ed alle meraviglie di questo pianeta, che condividiamo. E sono contento, nonostante tutte le sfide che vedo intorno a me, spesso nel mio stesso giardino di casa, di vivere ancora in una nazione ove posso scrivere e pubblicare questo articolo come più mi piace…

[*NOTA: Tutti i casi riguardanti la scuola che ho citato, sono tratti da Outrageous! “A” Is for Average Not achievement or accomplishment or All-American. Not anymore. di Michael Crowley su Readers Digest online (http://www.rd.com).]

Joseph Riggio, Ph.D.

Titolo dell’originale: The Power of Failure, di Joseph Riggio, del 2 novembre 2008

Link dell’originale: http://www.josephriggio.com/index.php/_share/comments/the_power_of_failure/

Short URL: http://www.grandipassioni.com/?p=501

Posted by Petar on Apr 22 2009. Filed under Formazione, Mythoself. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 Comments for “Il potere del fallimento”

  1. Raw

    Se tutti la pensassero così,
    il primo a farne le spese sarebbe lo stesso Riggio.
    Joseph a parole dice un mucchio di belle cose ma nei fatti non né è la testimonianza vivente: Grasso, rigido, timido, scordinato e tutt’altro che brillante… insomma un chiacchierone. Nei nostro bel paese basta andare in qualunque bar per trovare decine di persone dello stesso calibro.

  2. Hahahahaha! Raw, mi hai fatto venire le lacrime agli occhi!
    Per tua informazione, il presupposto del fatto che traduco e pubblico gli articoli di Joseph, è che non solo lo conosco personalmente, ma l’ho visto all’opera sia nel senso fisico che delle abilità di trainer.
    Ebbene, il “grasso, rigido, timido (?????), scoordinato” è non solo cintura nera e con una padronanza del corpo incredibile, ma, soprattutto… come fai a dire certe enormità di qualcuno che non conosci? Da alcune foto?
    Soprattutto, per quello che ha fatto – informati pure, se vuoi, è facile – è eccome la testimonianza vivente di ciò che scrive.

  3. Francesco

    @Raw, se non sei d’accordo con le opinioni espresse nel post sei assolutamente benvenuto ad entrare _nel merito_ delle argomentazioni e scrivere la tua idea. Una varieta’ di punti di vista non puo’ che migliorare la qualita’ della discussione.

    Eviterei pero’ le argomentazioni “ad hominem” come la tua: oltre ad essere sgradevoli, sono anche logicamente mal formate: la correttezza (o meno) di un ragionamento non dipende da chi lo pronuncia, ne’ tantomeno dal fatto che chi lo pronuncia sia grasso e timido.

  4. giangu

    Grazie Petar, ho goduto particolarmente questi ultimi 3 post.
    Ciao Giangu

    P.S. “raw” in inglese, significa “freddo”, “grezzo”, “inesperto”

  5. Luigi

    Totalmente d’accordo, non ho mai sopportato l’idea di avere un sapere limitato dalle stesse idee dell’insegnante…
    Per fortuna c’è ancora qualche professore travolgente e che rompe gli schemi ma sono casi rarissimi :-D

  6. [...] Fonte Articolo: Il potere del fallimento | Video originali di Joseph Riggio [...]

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