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Joseph Campbell (1904 – 1987), grande studioso americano di Mitologia comparata, ebbe l’intuizione, geniale all’epoca, di individuare non le differenze, ma le somiglianze dei racconti mitologici, e religiosi, apparsi sul pianeta nelle varie epoche, descritti nella sua opera “L’Eroe dai mille volti”.
 Campbell studiò con cura le opere e la vita di Jung, il grande psicologo svizzero. Questi, lavorando con un gran numero di psicotici, ne acquisì informazioni sull’immaginario inconscio; poi, confrontandole con la mitologia comparata, trovò sorprendenti somiglianze con l’immaginario dei suoi stessi pazienti, addirittura un vero e proprio parallelismo… allargando poi la ricerca a persone sane, si rese conto della sostanziale presenza di schemi analoghi.
 Campbell, approfondì il lavoro di Jung sul significato della Mitologia e dei simboli che essa rappresenta.
 Alcuni passaggi significativi:
 “Ritengo che non ci sia più una sola Mitologia viva in ogni singola nazione, per ogni singolo individuo, anche solo fermandomi all’Occidente. L’ordine sociale moderno è essenzialmente secolare. Riconosciamo che le nostre leggi non sono di origine divina. Non le spieghiamo in termini mitologici. In passato, le leggi erano date da Dio a Mosé, ed espresse nella Bibbia. Non abbiamo più niente di tutto questo. Persino le leggi dell’Universo fisico non sono definitive, continuiamo ad avere nuove scoperte, non abbiamo un’immagine definitiva dell’Universo.
Riguardo alla psicologia del singolo individuo, abbiamo talmente tante fonti e talmente tante opportunitĂ nelle nostre vite, che non esiste una singola mitologia valida per tutti.
Credo che all’interno della società secolare, che è una specie di cornice neutrale che permette all’individuo di sviluppare la propria vita, purché non disturbi troppo i vicini, ognuno di noi ha un mito individuale che lo guida, di cui può essere o no consapevole. Ecco il senso dello studio di Jung: quale è il Mito che sto vivendo?”

 “Le immagini mitologiche mettono in contatto la propria coscienza con l’inconscio. Ecco ciò che sono. Quando una persona non ha immagini mitologiche, o quando la coscienza le rifiuta, quale che sia la ragione, rinuncia ad essere in contatto con la parte più profonda di sé. In questo, ritengo, sta lo scopo del Mito nel quale ognuno vive. Si tratta di trovare il Mito nel quale viviamo, conoscerlo, in modo da dirigere la nostra esistenza con competenza.
 Quale è la chiamata della tua vita – lo sai?”

“Ho una grande ammirazione per lo psicologo Abraham Maslow; tuttavia, in uno dei suoi libri, ho trovato una specie di scheda di valori per i quali le persone vivono, in base ad una serie di esperimenti psicologici.
Sono: sopravvivenza, sicurezza, relazioni personali, prestigio, sviluppo personale.
Mi sentivo così strano, a leggerla, senza capirne la ragione… finchĂ© non ho realizzato che questi sono esattamente i valori che la Mitologia trascende.
La sopravvivenza, le relazioni personali, il prestigio, lo sviluppo personale, nella mia esperienza, sono esattamente i valori per cui una persona ispirata dal proprio Mito non vive. Essi hanno a che fare con gli aspetti biologici compresi dalla coscienza. La Mitologia inizia lĂ dove parte la follia. Una persona davvero dedicata ad una chiamata, ad una missione, ad un credo, sacrificherĂ la propria sicurezza, persino la vita, le relazioni personali, il prestigio, non penserĂ neanche al proprio sviluppo personale; si abbandonerĂ completamente al proprio Mito.
I cinque valori di Maslow sono i valori per cui vive chi non ha nulla per cui vivere.”
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Scrive Campbell:
“Le Mitologie sono fondamentalmente uguali dappertutto. Esse non fanno particolarmente riferimento ad eventi storici. Emergono dalla psiche, e ad essa parlano; la psiche – lo spirito – è il loro riferimento.
[...]
Esiste nell’uomo un livello di coscienza, pronto a creare uno stato di prontezza [vi ricorda qualcosa?
], non appena si presentano certi segnali.
E’ un livello condiviso da tutta l’umanità con, certo, variazioni individuali [...] Per ogni persona, ci sono simboli spirituali che letteralmente mandano la mente su piani di coscienza che attivano profondi poteri nell’individuo. Ogni singola persona ha i suoi, propri, favoriti, unici.”
 Il simbolo per cui tu stesso – sei “pronto” – evoca una potente risposta in te.
Joseph Campbell, analizzando per anni Mitologie e Religioni di tutto il mondo e di tutte le epoche, riconosce le somiglianze che queste hanno, arrivando a descrivere la struttura de “Il Viaggio dell’Eroe”, un modello che “emerge dall’inconscio collettivo” dell’Umanità , misteriosamente e meravigliosamente comune a tutti i popoli della Terra, in tutti i tempi.
La struttura che ognuno di noi ha in sé, nella forma individuale che assume in base ai nostri valori, ai nostri sogni, a ciò che sentiamo vero, a ciò che vogliamo diventare e lasciare dopo di noi.

LA CHIAMATA
All’inizio, il futuro Eroe conduce una vita ordinaria, comune… improvvisamente, riceve la chiamata per entrare in uno strano mondo, che non conosce nĂ© comprende, ma che in qualche modo lo attira.
La chiamata può essere una minaccia alla propria ComunitĂ , oppure un puro caso fortuito. Altre volte, è un presagio, magari rappresentato da una figura misteriosa, l’araldo…
Ad esempio:
Nel Mito del Minotauro, Teseo viene a conoscenza della sua esistenza e dell’orrendo sacrificio di vite umane che questi richiede.
Il Buddha è semplicemente sfinito della sua vita di abbondanza, annoiato, e decide di intraprendere il cammino nel mondo esterno.
Nell’Odisseo, Ulisse è “vittima” degli eventi, cioè del vento che l’arrabbiato Poseidone gli soffia contro.
In Matrix, Neo ha un’annoiata doppia vita, nella quale cerca il misterioso terrorista Morpheus.
In Guerre Stellari, a Luke Skywalker appare il messaggio d’aiuto della principessa Leila, trasmesso dal robottino C1-P8.
 
Talvolta, l’Eroerifiuta la Chiamata… questo, trasforma l’Avventura nel suo opposto… intrappolato dalla noia, dal “lavoro quotidiano”, dalla “cultura dominante”, il protagonista perde il potere di compiere alcunchĂ© di significativo, e diventa lui stesso vittima da salvare.
 Esempio biblico è la moglie di Lot, tramutata in sale per essersi girata a guardare la città da cui fugge, rimpiangendo la vita che abbandona, disobbedendo ad un ordine Divino.
 Tuttavia, dopo un iniziale rifiuto, l’Eroe può accettare successivamente… come Giona che, dopo aver rifiutato il richiamo del Signore, viene inghiottito dalla balena… dopo esserne uscito, Dio gli parla dopo tre giorni, e stavolta Giona lo ascolta.
IL SUPERAMENTO DELLA SOGLIA
L’Eroe sta per superare la soglia tra il mondo che gli è familiare, per entrare in uno nuovo, ignoto. La prima figura che incontra è il Guardiano della soglia, che lo dissuade con forza dall’Avventura, lo invita a restare, gli paventa i pericoli cui va incontro, l’insensatezza della sua scelta, lo vuole proteggere.
E’ una figura importantissima, perché permette all’Eroe di misurare il livello di convinzione e di importanza che l’Avventura ha per lui.
Esempi:
In Guerre Stellari, lo Zio di Luke, che lo dissuade in ogni modo possibile, richiamandoli ai doveri verso la famiglia.
In Matrix, i poliziotti che nell’interrogatorio offrono una via d’uscita.
Nella vita di ognuno, il genitore che ci invita a restare a casa, a non rischiare, che ci protegge contro ogni genere di presunti pericoli…

Talvolta l’Eroe entra in una nuova “Zona” attraverso una vera e propria rinascita. Sembra che sia morto e rinato, oppure che la sua carne sia stata lacerata… ne esce trasformato e pronto per l’Avventura.
In Matrix, Neo, dopo aver ingoiato la pillola rossa, subisce una vera ma orribile rinascita, anche fisica…

In ogni caso… superata la soglia… non vi è ritorno…
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IL MENTORE
 L’Eroe ha dunque superato la soglia… dopo il brusco risveglio, si rende conto di non poter tornare indietro, anche se magari lo desidera… all’improvviso, appaiono coloro che lo accompagneranno per almeno una parte del viaggio.
 Innanzitutto, il Mentore, il Maestro, colui che ha già percorso la via e conosce il mondo misterioso ove l’Eroe muove i primi incerti passi.
Il Mentore è una figura solenne, maestosa, in tutte le tradizioni: nella mitologia classica è Hermes-Mercurio, nella cristianità è lo Spirito Santo, per Dante nella Divina Commedia si alternano Virgilio e Beatrice.
 Il Mentore dĂ i primi preziosi insegnamenti, svela le prime arti, insegna a muovere con piĂą sicurezza in quello strano nuovo mondo, a rendere presenti all’Eroe le risorse che egli giĂ possiede, senza saperlo. Spesso,  insegna in modo misterioso, per nulla chiaro all’§eroe-allievo… ma a tempo debito ogni cosa si chiarirĂ …

 GLI AIUTANTI MAGICI
Fin dall’inizio del cammino, e talvolta prima ancora della soglia, l’Eroe incontra figure benevole che lo aiutano… spesso lo accompagnano solo per qualche passo, talvolta lo affiancano a lungo. In ogni caso, gli sono di conforto e d’aiuto… un consiglio prezioso, un oggetto importante, una conoscenza di valore… spesso addirittura sovrannaturali…
Sembrano apparire dal nulla, e per questo vengono chiamati “aiutanti magici”, eppure sono una presenza immancabile per ogni Eroe che si trova sulla strada del proprio destino…

 Nelle leggende dei santi cristiani, questo è il ruolo della Vergine, che può intercedere presso il Padre per averne la benvolenza; Arianna che dona il filo a Teseo, permettendogli di uscire sano e salvo dal labirinto del Minotauro.
 IL SENTIERO DELLE AVVERSITA’
Con il sapere estratto dal Mentore, ed i consigli degli Aiutanti magici, finalmente inizia il vero e proprio cammino, ove il mondo appare sempre piĂą ambiguo ed incomprensibile… l’Eroe viene sfidato a sopravvivere, a superare orribili ostacoli, e, nel fare questo, la sua coscienza aumenta; infatti, le prove sono simboli dell’iniziazione ai misteri della vita, ed il loro superamento simboleggia l’auto-realizzazione dell’Eroe, che diventa sempre piĂą consapevole di sĂ© e del suo potere.

Spesso, durante il periodo delle AvversitĂ o appena prima di esso, l’Eroe incontra una figura misteriosa, l’Oracolo. Esso ha delle conoscenze cruciali per il successo dell’Eroe, chetrascendono ciò che la mente, da sola, può conoscere. Il linguaggio dell’Oracolo è misterioso… simboleggia quanto nel profondo l’Eroe sa del suo essere piĂą autentico… per comprenderlo, deve accedere alla sua piĂą autentica profonditĂ , ad un nuovo livello di coscienza… ove l’interpretazione delle parole dell’Oracolo diventerĂ persino evidente
 
 Nell’antichità , gli oracoli, il più famoso dei quali era quello di Delfi, erano sempre interpellati prima delle battaglie o delle decisioni cruciali..
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SULLA STRADA DELLE AVVERSITA’
Sulla strada delle AvversitĂ , l’Eroe viene messo alla prova… cosa è che scopre davvero, decidendo di affrontare a viso aperto il pericolo, il rischio, la sfida? La propria insospettata Forza; l’Avversità è un rito di iniziazione, ma anche di “illuminazione”, svelando ciò che è presente nell’Eroe, senza che lui stesso ne fosse consapevole.
La “Terra Promessa”, il punto d’arrivo, qua e lĂ si svela, per brevissimi attimi…
A questo proposito, Matrix offre splendide metafore…



 In molti racconti e religioni, l’Eroe è letteralmente fatto a pezzi, muore, almeno simbolicamente. Raggiunto il fondo, l’avventura sembra conclusa nel fallimento.
La vicenda di Gesù Cristo è un esempio potentissimo.
La morte dell’Eroe ha un enorme valore simbolico: colui che apparirà “al di là della morte” non sarà , semplicemente, un Eroe con più poteri, più conoscenze, ma un autentico Uomo Nuovo, del tutto trasformato, pienamente consapevole della completa trasformazione che ha avuto. Completamente se stesso.
 Con la Rinascita, spesso ci sono due interessanti temi: “L’Incontro con la Dea” e la “Redenzione con il Padre”.
 L’INCONTRO CON LA DEA
L’Eroe, rinato, pienamente consapevole di sé, incontra la perfetta amata. In molti racconti classici, ciò è simboleggiato dal Matrimonio Sacro, che nelle Favole classiche è un tema simbolico ricorrente, il culmine.

Anche nella vicenda della Madonna, nella cristianità , il concepimento senza peccato può essere pensato come unione perfetta del femminile e del maschile Divino: come dice Campbell “rappresenta la donna che riceve l’ispirazione di creare nuova vita, attraverso una presenza divina”.

LA REDENZIONE CONÂ ILÂ PADREÂ
Tema importante e frequentissimo, vero e proprio rito maschile di passaggio. L’Eroe, separato dal proprio Padre, ha vissuto un’esistenza inadeguata alla propria eredità , quindi alla propria eternità , al simbolo stesso della sua vita.
Ad esempio, Achille visse a lungo come una fanciulla, Parsifal come un contadino; Mosé si trova tra “la gente sbagliata”, in Egitto, e deve conquistarsi la strada per rincontrare il Padre.
La figura femminile può essere la guida, oppure è l’ostacolo che blocca.
Nella cristianitĂ , con la Crocifissione, il Figlio va direttamente al Padre, e la Madre, ai piedi della croce, Â ne simboleggia la guida.

Nella saga di Guerre Stellari, Luke Skywalker, il figlio, rischia la vita per redimere il padre…
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Scrive Campbell ne “L’Eroe dai Mille Volti”:
Ogni incapacità a fronteggiare una situazione nella vita va considerata, in fondo, una limitazione di conoscenza.Guerre e Rabbia sono prodotti dell’ignoranza; i Rimpianti sono rivelazioni giunte tardi.
Il vero significato del mito dell’eroe universale è la regola generale che dà a uomini e donne, su qualunque gradino della scala essi si trovino.
[...]
L’individuo deve semplicemente scoprire la propria posizione rispetto a questa regola umana generale e lasciare che essa lo aiuti a scavalcare le mura che lo circondano.
Chi e dove sono gli orchi? Sono le proiezioni degli insoluti enigmi della propria umanitĂ .
Cosa sono i suoi ideali? Sono i sintomi della sua comprensione della vita.
[...]
La difficoltà maggiore sta nel fatto che il nostro concetto di ciò che dovrebbe essere la vita raramente corrisponde a ciò che la vita è realmente.
[...]
Preferiamo profumare, imbiancare, e reinterpretare, illudendoci che la mosca nella pomata, il capello nella minestra, siano colpe di qualcun altro.
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L’APOTEOSI
L’Eroe ha superato le Avversità . Dilaniato, è morto e rinato. Ha reincontrato il padre, si è con esso riconciliato; ha incontrato la Dea, il proprio ideale, e riconcilia così il proprio lato maschile con quello femminile.
Infine – l’Apoteosi! La trasformazione è completa, egli è pienamente se stesso e consapevole.
Lo dimostra l’ultima prova che deve affrontare, superata con assoluta facilità ; laddove il “classico” Eroe sente una vera e propria prova, colui che ha raggiunto l’Apoteosi non incontra alcun ostacolo, non commette errori.
La prova finale del Buddha, quando raggiunge l’Illuminazione, è una metafora straordinariamente potente.
Kama, Il Signore della Lussuria, lo sfida con tre tentazioni, mandando tre stupende fanciulle: Desiderio, Realizzazione e Rimpianto.

Il Buddha, però, non si identifica più con il proprio ego, ma con il Sé Universale, la Coscienza. Rimane immobile.
Kama, folle di rabbia, si trasforma nel Signore della Paura, lanciandogli contro l’arsenale di una spaventosa armata.

Il Buddha, però, non è più una “persona”, non si spaventa. Si identifica con tutto ciò che succede, fenomeni insignificanti come lance e spade non possono distoglierlo.
Kama, in apparenza battuto, presenta con astuzia la terza tentazione: il Dovere. “Giovane Uomo, stai seduto sotto questo albero, ma tu sei un Principe! Perché non governi il tuo popolo? Perché non sei sul trono al quale appartieni?”
Neppure questo mosse il Buddha. Abbassando il suo dito, tocca la Terra. Invoca la Terra, la Natura stessa, a rendere testimonianza che lui E’ – con la sua SEMPLICE PRESENZA è al centro stesso del Mondo. Con ciò, ha adempiuto ai propri doveri.

Avendo così l’Eroe raggiunto l’Apoteosi, e la conoscenza che ne deriva, come si metterà in relazione al mondo da cui è partito? La risposta è ne IL RITORNO.
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Spesso si pensa all’Apoteosi come al culmine del Viaggio dell’Eroe… cosa mai resta dopo il raggiungimento di una particolare saggezza, o potere, o rivelazione, che l’Eroe infine domina e vive?
 Il Ritorno: una sfida, se possibile, anche piĂą grande…!
 L’Eroe vive subito una tremenda domanda: come tornare indietro al mondo da cui è partito, ed insegnare ciò che ha compreso? Come fare a tradurre in parole l’esperienza, la comprensione grandiosa che ha avuto?
E’ un compito immane: è come descrivere una realtĂ tridimensionale in una fotografia…
 Come fare a parlare del valore assoluto della sua comprensione alle persone, che insistono sull’evidenza esclusiva dei propri sensi?

L’Eroe si chiede: Perché mai tornare in un mondo simile? Perché tentare di rendere plausibile o interessante l’esperienza che ha avuto a persone che non se ne interessano?
L’Eroe può persino sentirsi fondamentalmente uno sciocco davanti agli altri uomini indifferenti.
 La scelta più facile è di mandare all’inferno l’intera comunità umana e ritirarsi nella caverna, nel luogo che rappresenta il suo sapere, e richiudere in fretta la porta.
 Quindi, ora sa che, se dovesse decidere di tornare là da dove è partito, dovrà nuovamente superare una difficile soglia, non inferiore a quella da cui è partito.

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L’idea del Ritorno è che l’Eroe riporti nel mondo il suo potenziale, prima inespresso che ha saputo far emergere. Questo tesoro va preso, ed integrato nuovamente in una vita “normale”, “razionale”.
 Immaginate che un giovane, desideroso di diventare un famoso artista, lasci il suo paesino in provincia, si rechi in una grande metropoli, magari all’estero, ove incontra un grande artista che lo accetta come discepolo… e che il nostro giovane, dopo anni di duro lavoro, apprendimento, delusioni, riesca finalmente ad emergere con un suo, proprio stile.
 Finalmente, eccitato, apre la sua prima personale mostra d’arte, non vedendo l’ora di mostrare al mondo ciò che ha da offrirgli. E qual è la reazione del mondo?… Il piĂą assoluto disinteresse verso il tesoro che il nostro giovane amico ha fatto emergere…
Qui, sono possibili tre reazioni. La prima, è di mandare tutti all’inferno, abbandonare la propria strada e tornarsene al paesello, con la coda fra le gambe. Questo, è il “rifiuto del ritorno”.
La seconda, è chiedersi “che cosa vogliono gli altri?” ed iniziare a vendere agli altri ciò che essi vogliono… bene, il nostro amico ha sviluppato l’abilitĂ commerciale, sa vendersi, e continua a dirsi “va bene, quando farò abbastanza soldi, farò ciò che davvero mi interessa”, e questo naturalmente non succede mai, perchĂ© nel frattempo ha creato un ostacolo alla propria creativitĂ che viene pian piano persa. Se non altro, ha una vita prestigiosa e riconosciuta. Questo è il “ritorno come inteso dalla societĂ e dal senso comune”.

La terza reazione consiste nel cercare un modo, un’espressività , un vocabolario, per trovare il modo di fare breccia negli altri, perché essi accettino il dono nella misura in cui sono in grado di riceverlo. Questo, richiede un elevato grado di comprensione degli altri, ed infinita pazienza e creatività .
Joseph Campbell: “se riuscite a fare anche un solo piccolo passo nella società ,con il messaggio che avete, riuscirete anche a comunicarlo per intero. Io, questo lo so!”




