PERCHE’ L’AMBIVALENZA NON FUNZIONA
Per alcuni, di fronte ad una decisione poco piacevole, l’ambivalenza sembra una scelta sicura. Di fronte alla richiesta di prendere posizione su una certa questione – ad esempio, per chi votare, come investire il proprio denaro, se cambiare o no la propria carriera professionale in qualcosa che si desidera davvero, o persino chi amare – si pesano i pro ed i contro nella propria mente, si valutano i rischi di ogni possibile scelta, e si decide, alla fine, di non decidere. Per la nostra mente, ciò può avere senso: al momento, non si sta affrontando una crisi… così, perchĂ© mai non continuare con la vita così com’è, piuttosto che compiere una pericolosa scelta che magari introduce del rischio?
Ciò che spesso non si considera è che astenendosi dal prendere una decisione, si decide in realtà di pensare alla propria vita in termini di “cose da evitare”. Quando si pensa in questo modo , si diventa necessariamente ambivalenti – e ci si espone persino a seri problemi di salute.

La spiegazione sta nel modo in cui la mente processa le informazioni. In base alle teorie a fondamento della P.N.L. (Programmazione Neuro Linguistica), la mente è costruita in modo da processare facilmente affermazioni positive, e molto piĂą difficilmente affermazioni negative. Quando si pensa in termini di affermazioni positive – ad esempio “mi trasferisco per cercare lavoro in un’altra cittĂ ” – la mente si concentra direttamente sulla parte positiva della frase: il nuovo lavoro. Pensando invece in termini negativi – ad esempio, pensando “non voglio decidere ancora se cercare o no un nuovo lavoro” – la mente processa due aspetti: il “no”, la negazione, ed il positivo “nuovo lavoro”. La cosa davvero interessante è che l’attenzione va comunque sul termine positivo del pensiero. Prendete qualunque intenzione espressa in forma negativa che avete, ogni aspetto concreto che la mente è naturalmente creata ad evitare – infelicitĂ , malattia, infarto – ed il risultato sarĂ lo stesso. Si resta concentrati su ciò che, in fondo, si vuole evitare.
Avere questi “programmi mentali” diretti negativamente significa potenzialmente essere assediati da un continuo senso di timore. Si ha la sensazione immediata che “tutto sia a posto”; consapevolmente, crediamo di voler evitare ciò che riteniamo dannoso o cattivo. Eppure, sapere ciò che non si vuole, non lascia spazio nella mente per rendere consapevoli di ciò che si vuole – che è l’unico vero modo di contrastare ciò che si eviterebbe. Così, nella mente, si resta circondati da apparenti minacce – il fallimento, l’infelicità , il rifiuto altrui – senza un senso di ciò che si è in potere di fare per sfuggire alle minacce.
Questa è esattamente la situazione mentale responsabile dello stress cronico. Il corpo entra in uno stato di stress, reazione alle minacce percepite attorno a sĂ©, innalzando il metabolismo e la sensibilitĂ ad un ampio raggio di segnali dall’ambiente. Ciò permette di rispondere efficacemente alle minacce, di portare fuori dal pericolo, e ripristinare un mondo normale cosicchĂ© anche il corpo possa tornare ad una funzionalitĂ normale. Eppure, se il senso di pericolo è esclusivamente auto-creato ed interno, può essere molto difficile portarsi “fuori pericolo”. Come animali tirati dalla carota di fronte al muso, la programmazione neurologica fa continuamente vedere e notare ciò che cerchiamo di evitare – minacce – quale che sia il lato ove ci giriamo. Così, non si riceve mai il segnale che il corpo può tornare alla normalitĂ .

Lo stress non è un problema da poco. Il sistema nervoso inizia a diffondere nel corpo ormoni che aumentano la sensibilità , nonché il consumo di ossigeno. Questi ormoni, pur aiutando a rispondere più efficacemente alle minacce, possono, col tempo, determinare problemi di salute significativi. La lista è lunga, ma alcuni dei più comuni riguarda l’affaticamento muscolare, calo della memoria, alta pressione sanguigna, minore efficacia del sistema immunitario, problemi emotivi cronici Tutti questi – ed altri – sono causati dallo stress. Lo stress, in cambio, è largamente determinato dalla sensazione di non avere sufficienti risorse per affrontare le minacce e l’ansietà , causate da schemi negativi di pensiero – a loro volta determinati dall’ambivalenza.
Dunque, qual è la soluzione? Semplice: non contare sull’ambivalenza come facile modo per uscire dalle decisioni difficili. Restare aperti ai dati presenti all’attenzione, decidere, mettere in azione. Â
Per chiunque abituato all’ambivalenza come rifugio dalle decisioni difficili, ciò può sembrare pericoloso, persino folle ed assurdo. D’altra parte, considerate le conseguenze dell’opposto modo di agire – non agire per nulla! L’ambivalenza, e lo stress cronico che porta con sé, ha conseguenze serie sulla salute. Per evitarle, basta un passo: decidere!
Autore: Janice Moore
Fonte: www.generativenlp.com
Link dell’originale: http://www.generativenlp.com/why-ambivalence-could-seriously-affect-your-health.html
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OGNI SINGOLA DECISIONE MODELLA LA NOSTRA VITA
Molti sono consapevoli dell’importanza dell’apprendimento, eppure pochi si rendono conto di quanto vero – e pericoloso – ciò possa essere. Pochi realizzano come ogni singola decisione determini cambiamenti duraturi nella mente – e quindi tenda a modellare la propria vita.
Per comprenderlo, diamo un’occhiata alla fisiologia che sta alla base dell’apprendimento. Il meccanismo fisico che corrisponde al processo astratto dell’apprendimento è noto come “potenziamento di lungo termine”. Il cervello è costituito da cellule dette neuroni, la cui massa è in gran parte nella parte anteriore, il nucleo, che poi si assottiglia in un sottile gambo detto assone. I neuroni generano un potenziale elettrico. Ogni volta che il potenziale elettrico è abbastanza alto, il nucleo “spara” elettricitĂ fino all’assone. La carica elettrica prosegue saltando sul neurone successivo, aumentandone a sua volta il potenziale elettrico. Se il processo coinvolge un numero sufficientemente alto di neuroni, si generano catene di elettricitĂ , anche molto grandi, che permettono a parti di cervello fisicamente lontane di collegarsi ed interagire ad altissima velocitĂ .

Quando una certa catena di neuroni si attiva spesso, parte del potenziale elettrico creato nel primo neurone rimane nel secondo neurone, facilitando l’attivazione del processo la volta successiva. Dopo un certo numero di “accensioni”, la catena diventa automatica, ed ogni singola volta che il primo neurone si attiva, gli altri inevitabilmente lo seguono. Questo processo è il “potenziamento di lungo termine”, che è proprio l’apprendimento descritto a livello neurologico. Ad esempio, imparando l’aritmetica o una seconda lingua, l’esercizio ripetuto aiuta moltissimo: i neuroni coinvolti si potenziano reciprocamente finché per loro diventa una seconda natura pensare “5” davanti a “2+3” o pensare “cane” davanti alla parola “Labrador”.

Ciò è coerente al modello di apprendimento della P.N.L., Programmazione Neuro-Linguistica, secondo la quale la mente si programma a trarre certe conclusioni di fronte a certi eventi, o a fare certe associazioni. Tali conclusioni ed associazioni diventano parte della struttura fisica della mente, e diventano i filtri con i quali la realtà viene percepita, il “dizionario” mentale attraverso il quale si determina il significato dell’informazione ricevuta dal mondo.
D’altra parte, quando si usa un dizionario povero, si possono subire contrattempi: lo stesso succede quando la programmazione della mente – gli schemi mentali – sono in qualche modo “distorti” o “limitati”. Ebbene, il fondamento stesso dei nostri schemi mentali sono, appunto, le decisioni che prendiamo.
Quando si decide, inevitabilmente si traggono conclusioni riguardo al mondo. Secondo la PNL, si pone a se stessi la domanda – “che cosa voglio, in questo momento?” – e ci si dà una risposta – “voglio questo, quello, l’altro!”. Questo vale anche quando la risposta è espressa in modo negativo – “non voglio questo, quello, l’altro!”. In entrambi i casi, si sta comunque formulando una “dichiarazione” interna, con parole, immagini, suoni, o persino sensazioni. Si sta programmando la propria mente in un certo modo, creando le sottostanti catene neurali di potenziale elettrico.

Se si decide con forza di evitare il rischio, quindi, si tende a diventare il genere di persona che nemmeno considera il rischio come un’alternativa praticabile. Se si rimugina spesso sui fallimenti e gli eventi poco piacevoli del proprio passato, si tende a diventare il genere di persona che nemmeno riesce a valutare positivamente il presente ed il futuro. Se si decide con forza di evitare di decidere, si tende a diventare il genere di persona che non riesce nemmeno più a comprendere ciò che vuole. Le decisioni, in modo reale, fisico, modellano le nostre vite.
Aristotele definisce l’abitudine come “il fondamento della moralità ”. Mantenendo un comportamento morale, disse, ci si predispone a mantenerlo anche in futuro. Ciò era vero 2500 anni fa, e continua ad esserlo oggi. Eppure, spesso ci si racconta che i “momenti di debolezza” sono solo “momenti”, invece che semi di comportamenti futuri. Piuttosto, si tende ad essere cauti riguardo alle decisioni da prendere e le persone che ci spingono a decidere. Modelliamo le nostre vite con ogni singola decisione, quindi vale la pena assicurarsi che si stia agendo in un modo che vada bene per il resto della vita – scegliere di essere sempre la persona che si desidera essere nel profondo.Â
Autore: Janice Moore
Fonte:Â www.generativenlp.com
Link dell’originale: http://www.generativenlp.com/beware-you-are-molding-your-life-with-every-decisi.html
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Generative NLP è un centro di formazione per il Mythoselftm Process, che si trova nel Sud Ovest di Londra, creato nel 2001 da Charles Moore, una delle pochissime persone ad avere avuto il privilegio di una stretta relazione di mentoring con Joseph Riggio Ph. D.





Ciao,
bell’articolo. Sul sito generativenlp.com ho visto ci sono anche altri ottimi articoli sugli esercizi base del mythoself. Perchè non li traduci?
Ciao Psy,
c’è tantissimo bel materiale… arriverĂ probabilmente anche il loro turno!
Grazie dell’interessamento! Petar