Dal capolavoro Watchmen: Dottor Manhattan, la spiegazione del miracolo più grande

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Il dottor ManhattanAnni fa, quando andavo all’Università, ad un caro amico oggi ingegnere, parlavo della mia passione per i fumetti; lui mi liquidava sbrigativamente, meravigliato che potessi “perdere tempo con quella roba da bambini”.

Oggi, a ripensarci, sorrido. Quella “roba da bambini” mi ha donato innumerevoli ore di grandi storie, di grandi mitologie… al cui vertice colloco “Watchmen”, riconosciuto dal Time Magazine come “una delle più importanti opere letterarie britanniche dal 1923 ad oggi”.

Un capolavoro che non ha nemmeno sfiorato la vita del mio amico. 

 

Nel post precedente, ho descritto Rorschach, e la genesi della sua assoluta visione nichilista.

Ora, invito a conoscere e confrontare l’altrettanto meraviglioso “Dottor Manhattan”.

Watchmen si svolge negli anni ’80 in una realtà alternativa alla nostra, ove la Guerra Fredda è tesissima. Stati Uniti ed Unione Sovietica sono sull’orlo della guerra nucleare, ormai imminente.

Uno scienziato atomico, tale Jon Osterman, a causa di un incidente nucleare, sembra perdere la vita. “Sembra”, perché acquista invece poteri illimitati e consapevolezza paragonabili ad un Dio… le Autorità lo battezzano “Dottor Manhattan”, in omaggio al “Progetto Manhattan” che originò la prima bomba atomica.

La guerra nucleare sta per scoppiare. L’unico a poter salvare il mondo è appunto il Dottor Manhattan. Al quale, però, il mondo e la vita umana, non interessano. Nella sua onniscienza, non riconosce valore ed interesse particolare alla nostra umana esistenza.

Nemmeno l’estremo dialogo con la donna che ha un tempo amato è sufficiente a convincerlo.

Il dialogo nel video che segue è un autentico gioiello.

L’intuizione finale del Dottor Manhattan, la comprensione del “miracolo” che è la vita umana, che paragona alla metafora del “miracolo termodinamico”,  rimane, secondo me, uno dei momenti più alti della letteratura mondiale di tutti i tempi. La vita espressa come miracolo, in modo chiaro, evidente, lampante, e nello stesso tempo, senza il bisogno di alcuna divinità (anzi, forse, persino escludendola).

Una sola altra volta ho sentito questo ragionamento, da un grandissimo uomo. Di questo, però, parleremo un’altra volta…

A presto,

Petar

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Posted by Petar on Oct 24 2009. Filed under Film e Letteratura, Mitologie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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