La Russia, dai Romanov a Stalin (1): dalla fine del XIX secolo, alla Rivoluzione del 1905
La Russia, la piu’ vasta Nazione del mondo, che ha dominato il ventesimo secolo nella sua veste di Unione Sovietica, e che oggi cerca di riaffermare un’identita’ di Superpotenza e’ una Nazione difficile da comprendere… ha istituzioni a prima vista democratiche, ma spaventa per le tendenze autoritarie del potere politico… vuole un ruolo di prima importanza, ma ha una popolazione relativamente modesta (soli 144 milioni) rispetto all’immenso territorio… ricchissima di risorse naturali, ma deve importare tecnologia… non riesce a domare i popoli del Caucaso che ne insidiano l’integrita’ territoriale, ma dispone ancora di un arsenale atomico secondo solo a quello americano.
Prendendo spunto da uno splendido documentario dell’Istituto Luce, percorriamo l’ingresso della Russia nel ventesimo secolo, dagli ultimi Zar alla dittatura di Stalin – il periodo che ha probabilmente forgiato il carattere russo contemporaneo.
Evolutio Sensu et Opere!
Petar
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Alle soglie del ventesimo secolo, la Russia e’ la nazione piu’ grande del mondo, i suoi confini si estendono dal cuore della Mitteleuropa allo stretto di Bering, a due passi dal continente americano.
E’ un Impero, una tra le piu’ grandi Potenze del mondo, il risultato di una continua espansione che dura da secoli. Eppure il suo sviluppo economico, politico e soprattutto sociale e’ molto arretrato rispetto alle altre nazioni moderne: basti pensare che la servitu’ della gleba viene abolita solamente nel 1861. Quando nel 1897 viene indetto il primo censimento, la sua popolazione e’ di circa 125 milioni di persone, suddivisi in 146 tra popoli ed etnie, ognuno con il suo idioma. Nonostante cio’, lo Stato cerca da sempre di riunire in un solo gruppo linguistico russi, ucraini e bielorussi, per creare una nazione omogenea, per “russificare” tutte le genti che popolano quell’Impero sterminato, allo scopo di minimizzare o addirittura cancellare la cultura e le tradizioni locali.
Il Paese e’ governato da una Monarchia autocratica, e la popolazione e’ suddivisa rigorosamente in quattro ceti: contadini, borghesia, nobilta’ e clero. Il culto ortodosso conta il maggiore numero di fedeli, seguito a grande distanza dalla religione musulmana, da quella cattolica, da quella ebraica e da quella luterana. L’appartenenza religiosa e’ un fattore determinante per stabilire le differenze sociali, al punto da essere registrata persino sui passaporti, che sono necessari per circolare all’interno del Paese.
Attorno a 2:35, le splendide immagini del documentario, riprese nei primi anni del ‘900, mostrano una lunga fila di Pope (sacerdoti). I loro passi sulla piazza del Cremlino sembrano voler scandire gli ultimi rintocchi dell’antico spirito religioso russo.
Negli ultimi cinquant’anni, l’obiettivo fondamentale della politica dello zarismo, e’ stato quello di cercare di far uscire il Paese dalla sua
arretratezza economica e tecnologica, per raggiungere il livello delle nazioni piu’ sviluppate. Un obiettivo strategico che, una volta raggiunto, avrebbe permesso all’Impero di continuare la sua politica espansionista mantenendo quella stabilita’ politica e sociale che gia’ stava dando i primi segni di cedimento. Sara’ proprio il tentativo di modernizzare le istituzioni della societa’ feudale, ed il processo di industrializzazione, a determinare i mutamenti della struttura sociale del Paese che sfoceranno nelle rivoluzioni del 1905 e del 1917.
Ai primi del ‘900 la Russia e’ quindi un Paese ancora prevalentemente contadino, ed il governo zarista, assieme alla classe dei proprietari terrieri, fanno di tutto per conservare nelle proprie mani il potere politico ed economico, e per continuare a tenere i contadini legati alla terra.
Il programma per la modernizzazione del Paese muove i primi passi concentrando tutte le risorse economiche disponibili nello sviluppo dell’industria pesante, che e’ fondamentale per il potenziamento delle forze armate e delle infrastrutture, con un impegno particolare nella costruzione di nuove ferrovie.
Ma, per finanziare un programma cosi’ impegnativo, lo Stato decide di alzare ancora di piu’ la pressione fiscale sui contadini, di spingere l’esportazione dei prodotti agricoli, e di indebitarsi con le banche straniere. L’obiettivo e’ la realizzazione di un apparato
industriale moderno, comprando tecnologia dai paesi stranieri, e costruendo fabbriche enormi, compensando la carenza di manager e di manodopera specializzata. Nasce cosi’ in pochi anni una struttura produttiva di buon livello, e migliorano le infrastrutture e l’istruzione. Lentamente la Russia assume le caratteristiche di un Paese con in atto un processo di modernizzazione, che interessa comunque una base sociale molto limitata. Il contrasto con i settori piu’ avanzati della societa’ ed il mondo agricolo rimane enorme, e tende ad aumentare.
Dopo la fallimentare guerra contro il Giappone del 1904, la crisi del sistema autocratico si aggrava. Il costo del conflitto peggiora il tenore di vita dei ceti piu’ poveri, ed indebolisce l’apparato repressivo dello Stato –
fattori che contribuiranno allo scoppio della Rivoluzione del 1905. Lo zarismo e’ ancora forte, riesce a soffocare questa prima insurrezione, anche se costretto a concedere quelle riforme fondamentali che esistono gia’ in tutti i paesi civili. Nasce cosi’, finalmente, un sistema parlamentare.
La Rivoluzione fa rivedere in maniera significativa anche l’obscina, la comunita’ rurale nella quale sono costretti e relegati i contadini. Sono aboliti sia la responsabilita’ fiscale collettiva dei membri della comunita’, sia il pagameno di riscatto di chi volesse uscirne fuori. La Riforma Agraria introdotta dal Primo Ministro Pyotr Stolypin e’ un primo passo per cancellare dalle istituzioni la comunita’ contadina. Stolypin si battera’ per questo programma fino al 1911, quando sara’ assassinato.
In pochi anni il 25% dei contadini esce dall’obscina e diventa proprietario indipendente della sua terra.
Nel decennio che va dalla Rivoluzione del 1905 allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la Russia conosce un’evoluzione economica e politica unica in tutta la sua Storia secolare. Il ruolo dello Stato nell’organizzazione e nel finanziamento dell’industria si riduce bruscamente, mentre cresce quello delle banche e degli imprenditori privati. Persino l’industria militare non e’ piu’ una prerogativa esclusiva del potere centrale poiche’ le banche, che investono capitali enormi, creano un forte apparato produttivo privato.
Il vecchio regime zarista non si rassegna, cerca di revocare le riforme liberali che era stato costretto ad introdurre dopo la Rivoluzione del 1905. La Duma, il Parlamento russo, viene sciolto varie volte, ed il suo potere legislativo e’ ridotto drasticamente.
Il sistema autocratico dello Zar Nicola II appare sempre di piu’ reazionario ed inadeguato ai tempi, ostacolo alla modernizzazione ed alla europeizzazione della Russia.
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Potete guardare e leggere le puntate di “La Russia dai Romanov a Stalin” ai seguenti link:
1a parte: dalla fine del XIX° secolo alla rivoluzione del 1905
2a parte: la Prima Guerra Mondiale
3a parte: il potere ai bolscevichi
5a parte: la lotta per la successione a Lenin
6a parte: dal Grande Terrore al patto con Hitler
7a parte: la Battaglia di Mosca
8a parte: Vittoria della Guerra “calda” ed inizio di quella “Fredda”
9a ed ultima parte: la destalinizzazione
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Il sottoscritto è stato di persona a Stalingrado, che oggi si chiama Volgograd, città mitica per la Battaglia vinta contro il nazismo.
Potete guardare il reportage da un luogo unico al mondo, compresa la statua della “Madrepatria”, una delle più grandi al mondo, e dal Museo nazionale della Seconda Guerra Mondiale.
Ecco i link:
Prima parte: Reportage da Stalingrado
Seconda parte: La Statua della Madrepatria
Terza parte: il luogo più sacro
Petar
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Short URL: http://www.grandipassioni.com/?p=2744










