La Russia, dai Romanov a Stalin (3): il potere ai Bolscevichi
La Monarchia si indebolisce sempre di più, il suo apparato repressivo perde ancora di efficacia, ed alla fine del 1916, il carisma dello Zar raggiunge il punto più basso. Le sconfitte militari, e la penuria di generi alimentari nelle città provocano una crisi sociale gravissima.
L’opposizione liberale nella Duma accusa la coppia imperiale di tradimento, e l’idea che lo Zar debba farsi da parte circola anche nei circoli vicini alla Corte. L’uccisione di Rasputin nel dicembre del 1916 preannuncia un golpe di Palazzo per destituire Nicola II, e nel frattempo monta spontanea la rivolta popolare. Nell’inverno del 1917 i disordini per la penuria di pane e di combustibile portano alla caduta improvvisa del regime zarista, ed una sorte drammatica attende la famiglia imperiale.
Dopo diciassette mesi, nel luglio del 1918, lo Zar Nicola II, la Zarina Alessandra, i figli Olga,
Alessio, Tatjana, Anastasia e Maria vengono trucidati in circostanze ancora oggi poco chiare a Ekaterinburg, dove erano tenuti prigionieri. Anche se molti osservatori avevano previsto la possibilità del crollo del regime, nessuno, nemmeno tra i leader rivoluzionari, avrebbe mai detto che gli scioperi ed i disordini per il pane scoppiati a Pietrogrado il 23 febbraio si sarebbero conclusi con l’ammutinamento della guarnigione e il rovesciamento del governo in soli quattro giorni.
Annota lo storico e giornalista William Chamberlain: “Il crollo dell’autocrazia dei Romanov, con i suoi tre secoli di tradizione assolutistica alle spalle, non è il risultato di una cospirazione ben pianificata o di un colpo di Stato, ma il risultato di un movimento popolare disorganizzato, quasi anarchico, il cui successo ci dà la misura della debolezza interna e della decadenza del vecchio regime.”
Dopo la caduta della Monarchia, si forma un governo provvisorio guidato da Alexander Kerensky, che annuncia subito elezioni per la formazione di una assemblea costituente che avrà, fra i molti compiti, anche quello di decidere la natura del futuro sistema politico. Si varano subito molte riforme democratiche, che riguardano l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, la libertà di coscienza, di parola, di stampa, di riunione, e la libertà di svolgere attività politica e sindacale. Si dichiara poi di voler continuare la guerra soltanto per arrivare presto ad una pace senza annessioni né riparazioni. Invece, il governo provvisorio continua poi l’impegno militare con lo slogan “Guerra fino alla completa vittoria!”. Lancia quindi una controffensiva su larga scala contro tedeschi ed austriaci, che si conclude con l’ennesimo insuccesso.
L’Assemblea sottovaluta quanto già siano state catastrofiche le conseguenze della guerra, e quanto il popolo voglia una pace immediata. Inoltre, la data per le elezioni dell’Assemblea costituente non viene fissata, e le riforme più urgenti, prima fra tutte quella agraria, sono rimandate.
Così il Governo provvisorio finisce per perdere la fiducia ed il sostegno dei contadini.
Intanto, è nato un centro parallelo di potere, i Soviet, cioè i consigli dei rappresentanti degli operai e dei soldati, che stanno diventando autorevoli in tutto il Paese. Lenin, che nell’aprile del 1917 rientra in Russia dall’esilio, vede in questo dualismo del potere la possibilità di un rapido passaggio dalla Rivoluzione borghese, che nel febbraio 1917 aveva abbattuto la Monarchia, alla tanto sospirata Rivoluzione socialista.
Nel settembre del 1917 i bolscevichi ottengono la maggioranza prima nel Soviet di Pietrogrado, e qualche giorno dopo anche in quello di Mosca; controllano inoltre anche i reparti della
Guardia Rossa dei Comitati rivoluzionari militari dei Soviet. Siamo al colpo di Stato bolscevico del 24 ottobre, alla vigilia dell’apertura del secondo Congresso dei Soviet. Nonostante il loro slogan “tutto il potere ai Soviet”, i bolscevichi prendono il potere prima dell’apertura del Congresso. Il Comitato Rivoluzionario Militare del Soviet di Pietrogrado, dove i bolscevichi hanno la maggioranza assoluta, guidato da Lev Trotzky, si incarica di guidare l’insurrezione.
I membri del Governo provvisorio non sono in grado di opporsi, e vengono arrestati. Il giorno dopo, durante la seduta del Congresso dei Soviet, i bolscevichi annunciano che il potere nel Paese è passato ai Soviet, ed il Soviet guidato dai Commissari del Popolo, composto esclusivamente da bolscevichi, ha assunto le funzioni del Governo centrale.
Capo del nuovo Governo è nominato Vladimir Lenin, e Commissario degli Esteri Lev Trotzky.
Alle elezioni per l’Assemblea Costituente, che hanno luogo dopo il colpo di Stato di ottobre, alla fine del 1917, i bolscevichi ottengono soltanto il 24% dei voti, molto meno dei Socialisti rivoluzionari che ottengono il 40%. A questo punto i bolscevichi, in schiacciante minoranza, sciolgono senza esitazioni l’Assemblea ed instaurano quel sistema monopartitico che durerà 73 anni, fino al 26 dicembre 1991, data del crollo del regime comunista sovietico.
I primi due decreti del Governo bolscevico, denominati “sulla terra” e “sulla pace” sembrano confermare che il nuovo regime intende mantenere le promesse. Il decreto “sulla terra” abolisce i latifondi, ed affida ai Comitati di contadini il compito di redistribuire la terra alle famiglie rurali in base al numero dei componenti.
Nel marzo del 1918, a Brest-Litovsk, il Governo bolscevico sigla la pace con la Germania, a condizioni pesantissime: la Russia perde
l’Ucraina, la Polonia, la Bielorussia, la Lituania, la Lettonia, l’Estonia e la Finlandia.
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Potete guardare e leggere le puntate di “La Russia dai Romanov a Stalin” ai seguenti link:
1a parte: dalla fine del XIX° secolo alla rivoluzione del 1905
2a parte: la Prima Guerra Mondiale
3a parte: il potere ai bolscevichi
5a parte: la lotta per la successione a Lenin
6a parte: dal Grande Terrore al patto con Hitler
7a parte: la Battaglia di Mosca
8a parte: Vittoria della Guerra “calda” ed inizio di quella “Fredda”
9a ed ultima parte: la destalinizzazione
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Il sottoscritto è stato di persona a Stalingrado, che oggi si chiama Volgograd, città mitica per la Battaglia vinta contro il nazismo.
Potete guardare il reportage da un luogo unico al mondo, compresa la statua della “Madrepatria”, una delle più grandi al mondo, e dal Museo nazionale della Seconda Guerra Mondiale.
Ecco i link:
Prima parte: Reportage da Stalingrado
Seconda parte: La Statua della Madrepatria
Terza parte: il luogo più sacro
Petar
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