Sigmund Freud, padre della psicanalisi (1 di 5)

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Sigmund Freud nacque il 6 maggio 1856 a Freiberg, una cittadina della Moravia appartenente all’Impero Austroungarico. Era un periodo di forte antisemitismo: suo padre, Jacob, era un commerciane di lana ebreo, e con la sua attività riusciva a fatica a mantenere la famiglia. Era già rimasto vedovo due volte, ed aveva vent’anni più della madre di Sigmund, Amalie… vivevano tutti in un’unica stanza, compresi i due fratellastri già adulti, nati dal primo matrimonio del padre.

Era una famiglia poco convenzionale!

Dr. Joe Aguayo, psicologo: “I due fratellastri avevano l’età della madre di Sigmund, mentre il padre, Jacob, era così vecchio che poteva essere scambiato per il nonno. Freud deve avere avuto qualche difficoltà da piccolo a capire questa situazione familiare

Quando Freud aveva due anni, la madre diede alla luce un secondo figlio di nome Julius, che morì poco dopo.

Harold P. Blum, direttore degli ‘Archivi di Freud’: “L’esperienza della morte deve avere turbato il piccolo Freud, ma per lui fu anche uno stimolo, forse eccessivo.

A Sigmund fu dato il nome di un leggendario imperatore della Moravia, era un bambino con una massa di capelli neri… quando nacque, una contadina gli predisse un grande destino, per questo la madre era abituata a chiamarlo “il mio Siggie d’oro”.

Nel 1860 i Freud si trasferirono a Vienna. La famigli si era intanto allargata: a cinque anni Sigmund aveva già cinque sorelle ed un fratello, a lui però fu sempre riservato un trattamento preferenziale.

Harold P. Blum, direttore degli ‘Archivi di Freud’: “Freud fu l’unico in famiglia ad avere una stanza tutta per sé, era senza dubbio il figlio prediletto. Quando una delle sorelle iniziò a studiare pianoforte, Freud disse che il rumore lo disturbava, ed il pianoforte venne eliminato. Questo episodio mostra chiaramente la posizione speciale riservata al giovane Sigmund.

Freud aveva grandi capacità intellettuali, frequentava con successo la scuola ebraica, e si dedicava da autodidatta allo studio delle lingue. A dodici anni era in grado di leggere Shakespeare, e conosceva ben sei lingue. Era ossessionato dallo studio, e cominciò a coltivare un hobby decisamente inusuale.

Harold P. Blum, direttore degli ‘Archivi di Freud’: “Iniziò ad annotare i suoi sogni in un diario, fin da ragazzo mostrò interesse per il mondo dei sogni e della fantasia. In questa sua passione, decisamente insolita per un ragazzino, si può intravedere il suo futuro di grande interprete dei sogni.

Freud era affascinato dai grado eroi, a dieci anni scelse il nome di Alessandro per il fratellino, in onore di Alessandro Magno, ed egli stesso si identificava con Napoleone, era orgoglioso e combattivo, e si adirava spesso contro l’antisemitismo della società viennese.

Harold P. Blum, direttore degli ‘Archivi di Freud’: “Quando Sigmund era adolescente, il padre gli raccontò di un episodio di antisemitismo di cui era stato vittima. Camminava per la strada, quando un uomo gli si avvicinò e gli intimò di scendere dal marciapiede perché era ebreo. Poi gli fece cadere il cappello. Sigmund chiese al padre come avesse reagito, e questi rispose che aveva raccolto il cappello e se n’era andato. Per Sigmund il comportamento del padre era umiliante.

Giurò a se stesso che si sarebbe comportato diversamente qualora fosse capitata a lui una situazione del genere. Era convinto che un giorno sarebbe diventato una persona importante.

Dr. Leo Rangell, Psicanalista: “Una volta scrisse ad un amico – ‘Conserva queste lettere, non puoi sapere quanto potrebbero diventare importanti’

Nel 1873 Freud si iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di Vienna, ed in questi anni studiò gli organi sessuali delle anguille, ne dissezionò più di quattrocento, e ne illustrò il sistema nervoso in una lettera indirizzata ad un amico. Desiderava diventare ricercatore, ma esistevano delle limitazioni per gli ebrei in questo settore. Si orientò quindi verso la carriera di medico, che garantiva comunque un buon guadagno: si era infatti innamorato della sorella di un amico, Martha Bernays, e voleva ottenere l’indipendenza economica che gli consentisse di sposarla. Lei aveva vent’anni e Freud venticinque, era passionale ma timido.

Dr. Joe Aguayo, psicologo: “Era una storia d’amore platonica, si incontravano poco e si scrivevano lunghe lettere, finché ad un certo punto Freud le chiese di sposarlo. A qel tempo si usava così.

Judith M. Hughes, studiosa di psicanalisi freudiana: “Non aveva molta esperienza con le donne, vedeva Martha come la sua principessa, mentre a lui spettava il ruolo del cavaliere coraggioso.

Il fidanzamento durò cinque anni, e fu una dura prova poiché Martha viveva in Germania con sua madre, e Freud la vide in tutto sei volte. Le scrisse più di novecento lettere intense e romantiche. La chiamava la mia amata principessa, o il mio tesoro più prezioso. In una lettera si nota una macchia d’inchiostro, già allora Sigmund le attribuì un significato particolare, e scrisse a Martha: “qui la penna mi è sfuggita di mano ed ha lasciato il suo segno segreto, perdonami ti prego, ma non chiedermi di interpretarla”.

Per potersi sposare, Freud doveva ottenere al più presto il successo professionale, e nel 1884 iniziò la ricerca su una nuova sostanza, la cocaina, sperando di raggiungere in poco tempo la fama.

Dr. Joe Aguayo, psicologo: “Freud era venuto a conoscenza degli effetti terapeutici della cocaina, sperimentati sui soldati austriaci, cominciò a condurre degli esperimenti su se stesso e su alcuni colleghi. Iniziò preso a pubblicare le sue teorie in cui proponeva l’impiego della cocaina in ambito terapeutico, non sapeva che la sostanza portava alla tossicodipendenza

Freud stesso assumeva forti dosi di cocaina, talvolta ne mandava mezzo grammo a Martha, prescrivendole di dividerlo in cinque, massimo otto dosi. Freud le scriveva che sarebbe diventato un uomo più forte e sicuro grazie alla cocaina.

Dr. Joe Aguayo, psicologo: “Visti gli effetti sperimentati su se stesso, Freud era entusiasta dell’impiego terapeutico della cocaina. Era una persona piuttosto cupa e depressa, per cui le proprietà eccitanti di questa droga gli davano un senso di euforia e di sicurezza.

Gli esperimenti in questo campo si rivelarono poi un disastro: impaziente di raggiungere un vasto riconoscimento al più presto, Freud prescrisse la cocaina come analgesico ad un suo caro amico, Ernst von Fleischl-Marxow, che sperava di liberare da una tormentata dipendenza da morfina, ma come risultato Marxow divenne dipendente dalla cocaina stessa. Per Freud fu un duro colpo, inoltre i risultati delle sue ricerche furono sfruttati dal suo collega Karl Koller che sperimentò la cocaina come anestetico locale nella chirurgia oftalmica, ottenendo una immediata fama internazionale, mentre Freud dovette rinunciare al successo. Nonostante tutto, Freud continuò a far uso di cocaina fino al 1895.

Dr. Joe Aguayo, psicologo: “Freud non immaginava i rischi connessi all’uso della cocaina, infatti assumendola saltuariamente, non sviluppò mai una vera dipendenza

Clicca qua per leggere, guardare ed ascoltare il seguito: “la svolta nello studio delle malattie mentali”)

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Potete leggere, guardare ed ascoltare “Sigmund Freud, padre della psicanalisi” ai seguenti link:

Prima parte: gli anni giovanili

Seconda parte: la svolta nello studio delle malattie mentali

Terza parte: l’autoanalisi

Quarta parte: Eros e Thanatos

Quinta parte: la persecuzione nazista

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GrandiPassioni.com ha pubblicato materiali su Carl Jung, il grande amico-rivale di Freud, ai seguenti link:

La Mitologia personale: Carl Jung

Straordinaria intervista a Carl Jung

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Posted by Petar on Feb 27 2011. Filed under Articoli + recenti, Personalità, Sigmund Freud, padre della psicanalisi. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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