La Russia, dai Romanov a Stalin (4): la Guerra Civile

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Dopo alcuni mesi di governo bolscevico, non esiste più una istituzione della Russia zarista che non sia stata trasformata: la terra è spartita tra i contadini, le fabbriche sono sotto il controllo dei comitati operai, e vengono nazionalizzate tutte le banche, dopo la confisca dei depositi privati. Poi i bolscevichi rifiutano, senza condizioni e senza alcuna eccezione, di rispondere dell’enorme debito contratto dalla Russia zarista con l’Occidente. Viene introdotto il monopolio di Stato sul commercio con l’estero.

La Chiesa è separata dallo Stato, e le proprietà ecclesiastiche sono confiscate.

I bolscevichi abrogano anche il vecchio sistema giudiziario, e introducono tribunali popolari rivoluzionari che non funzionano in base a leggi, ma alla “legalità rivoluzionaria” e al “sentimento di giustizia rivoluzionario”.

Dopo la terra, le banche e le ferrovie, si nazionalizzano in poco tempo anche le industrie. Alla fine del 1920, il processo è completato: sono tutte nelle mani dello Stato, quelle grandi, le medie, le piccole, fino ai mulini ed ai negozi di verdura. Il commercio privato non esiste più.

L’opposizione alla trasformazione radicale delle istituzioni cresce giorno dopo giorno, e getta le basi della guerra civile. Contro i bolscevichi si schierano non soltanto le forze reazionarie, ma anche i sostenitori dei partiti riformisti e rivoluzionari sciolti e messi fuorilegge dai bolscevichi.

Mentre difendono il proprio monopolio del potere, i bolscevichi dimostrano una grande capacità organizzativa, ed abilità nello sfruttare le divergenze tra i loro oppositori, al punto che in meno di un anno sono riformati e subordinati al potere centrale bolscevico due pilastri del vecchio governo: l’esercito e la polizia.

La polizia segreta è la prima organizzazione repressiva introdotta dal Partito, e già nel dicembre del 1917 il Governo firma il decreto che istituisce la “Commissione Straordinaria per la Lotta alla Controrivoluzione ed al Sabotaggio”, la famigerata CEKA. Una vera polizia segreta che tutela la sicurezza dello Stato, controlla l’attività dei Partiti, delle organizzazioni dell’opposizione, e gode di poteri illimitati.

Le sezioni della CEKA nascono nelle principali città, nei centri delle provincie, nelle ferrovie, nei porti e nell’esercito. I suoi poteri si ampliano, e con lo scoppio della guerra civile, la CEKA costituisce il principale strumento del terrore di massa.

Nell’estate del 1918 il Governo bolscevico avvia, con uno sforzo immane, la formazione della sua forza armata. La guerra civile divampa!

Trozkiy, nominato commissario del popolo, crea un’armata fatta perlopiù da ufficiali dell’ex esercito zarista e da soldati sottoposti ad una disciplina severissima. Molti reparti della Guardia Rossa e della Milizia sono sciolti perché inaffidabili. La leva, in un primo momento volontaria, diviene obbligatoria. Si crea poi una rete di Commissariati Militari che devono occuparsi del reclutamento: sono i famosi “commissari politici” che hanno il compito di indottrinare ufficiali e soldati sul marxismo, e di vigilare sulla loro lealtà. Il pericolo controrivoluzionario è in quel momento uno dei temi ricorrenti nei discorsi di Lenin.

Verso la fine della guerra civile, nel 1921, l’Armata Rossa conta già cinque milioni di uomini, ed oltre alla lotta armata svolge funzioni amministrative ed assicura al regime, insieme alla Ceka, un apparato burocratico fidato ed efficiente.

Il suo unico insuccesso militare è la mancata riconquista della Polonia. Infatti nel maggio del 1920, la Polonia, attacca i russi ed occupa Kiev. L’Armata Rossa passa al contrattacco, ed alla fine di giugno entra in territorio nemico, arrivando fino a Varsavia.

Nel marzo del 1919 a Mosca viene creata la III Internazionale, con il compito di coordinare il movimento comunista nel mondo. Lenin punta sulla rivoluzione mondiale e sa che è inevitabile il conflitto con la Polonia, un territorio che serve da ponte per inviare le truppe, in appoggio alla rivoluzione in Germania.

Lenin afferma: “Fra poco avremo anche la Germani, riconquisteremo l’Ungheria, e i Blcani si solleveranno contro il capitalismo, l’Italia tremerà, l’economia borghese scricchiola da tutte le parti”.

Le cose, invece, vanno diversamente. Le truppe rosse, attestate davanti alla capitale polacca, subiscono una sconfitta clamorosa sulla Vistola, e si ritirano.

La delusione in Russia è fortissima, come dirà Sergey Kamenev, uno dei capi dell’esercito: “L’Armata Rossa ha teso la mano al proletariato polacco, ma non ha trovato alcuna mano proletaria protesa dall’altra parte!

La pace viene firmata il 12 ottobre 1920, e la Polonia conserva la propria indipendenza. A quel punto l’Armata Rossa concentra tutte le forze contro l’ultimo caposaldo dell’esercito “bianco” che si è trincerato in Crimea. Il mese dopo le truppe di Mosca occupano la regione, e ciò che resta dell’esercito bianco ripara all’estero.

Finisce così dopo quattro anni, e con la vittoria dei bolscevichi, la guerra civile.

Intanto nelle campagne divampa, tra il 1920 ed il 1921, un’altra guerra, quella contadina. Dopo aver dichiarato fuorilegge il commercio privato, i bolscevichi requisiscono il grano su larga scala per rifornire città ed esercito. La resistenza contadina porta alla formazione, verso la fine del 1920, di veri e propri eserciti insurrezionali che l’Armata Rossa, sotto il comando di Tukachevsky, annienta!

(clicca qui per il seguito)

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Potete guardare e leggere le puntate di “La Russia dai Romanov a Stalin” ai seguenti link:

1a parte: dalla fine del XIX° secolo alla rivoluzione del 1905

2a parte: la Prima Guerra Mondiale

3a parte: il potere ai bolscevichi

4a parte: la guerra civile

5a parte: la lotta per la successione a Lenin

6a parte: dal Grande Terrore al patto con Hitler

7a parte: la Battaglia di Mosca

8a parte: Vittoria della Guerra “calda” ed inizio di quella “Fredda”

9a ed ultima parte: la destalinizzazione

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Il sottoscritto è stato di persona a Stalingrado, che oggi si chiama Volgograd, città mitica per la Battaglia vinta contro il nazismo.

Potete guardare il reportage da un luogo unico al mondo, compresa la statua della “Madrepatria”, una delle più grandi al mondo, e dal Museo nazionale della Seconda Guerra Mondiale.

Ecco i link:

Prima parte: Reportage da Stalingrado

Seconda parte: La Statua della Madrepatria

Terza parte: il luogo più sacro

Petar

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Posted by Petar on Feb 5 2011. Filed under Articoli + recenti, Il Sapere, La Russia dai Romanov a Stalin, Storia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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