La Russia, dai Romanov a Stalin (5): la lotta per la successione a Lenin

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La guerra è combattuta allo stremo, usando anche aerei ed armi chimiche, il che causa al Paese una carestia che porta via milioni di vite. Organizzazioni internazionali come l’A.R.A. – American Relief Administration – cercano di portare aiuto alla popolazione, ma sono accusate di spionaggio ed espulse. A questo punto Lenin prende atto che la lotta per il comunismo fatta con la guerra non è possibile, e che la strategia sovietica deve essere cambiata.

Nel 1921 i delegati al 10° Congresso del Partito bolscevico approvano la N.E.P., la Nuova Politica Economica: viene eliminata la prassi della requisizione delle eccedenze agricole, sostituita dal pagamento di una tassa fissa, in natura o in denaro; è un metodo per stimolare la produzione, e così finalmente anche le agitazioni contadine cessano. Torna anche la libertà di commercio, che permette ai contadini di vendere i loro prodotti sul mercato.

Il governo continua ad avere pieno controllo sull’industria pesante, sulle banche, sul commercio estero, mentre viene abrogato il monopolio statale sulle piccole e medie imprese, e sui servizi.

Lenin e gli altri leader bolscevichi vivono la Nuova Politica Economica come una ritirata strategica ed un compromesso necessario, avendo a che fare con una popolazione così arretrata, ma cercano anche in tutti i modi di rafforzare il carattere monolitico del Partito, che vuol dire nessuna corrente interna e disciplina di ferro. Aumentano le persecuzioni a danno dei partiti di opposizione, vengono arrestati migliaia di membri del partito menscevico e di quello dei socialisti rivoluzionari, ed alcuni di loro sono condannati a morte. Nel 1922 vengono esiliate le persone più prestigiose della vecchia intellighenzia: filosofi, sociologi, storici, economisti di grande valore.

La N.E.P. è molto apprezzata, ma anche se aumenta il tenore di vita della popolazione, non può certo portare a quel rapido sviluppo industriale che è tra gli obiettivi dei bolscevichi.

Anche la chiesa ortodossa subisce persecuzioni crudeli: un decreto governativo sancisce la confisca di tutti i tesori della chiesa, inclusi gli oggetti consacrati. Migliaia di chiese e di monasteri sono distrutti.

Ordina Lenin: “Bisogna arrestare e, dopo processi esemplari, fucilare quanti più esponenti del clero reazionario!”. Soltanto nel 1922 vengono fucilati più di 8000 tra sacerdoti, monaci, e suore.

Poi, nel gennaio del 1924 la morte di Lenin, il primo capo carismatico bolscevico, apre un periodo di lunga crisi nella dirigenza di Partito, il “Partito Comunista”, come verrà da quel momento chiamato, per sottolineare il legame “genetico” con la Comune di Parigi del 1871. Senza dubbio una delle cause della crisi è la forte rivalità tra i leader candidati alla successione, poiché nessuno di loro gode dell’Autorità indiscussa di Lenin. Il motivo principale però resta il fatto che nel Paese, come del resto nel resto del mondo, la situazione è completamente mutata: il Partito deve scegliere una nuova strategia, sia in politica interna che rispetto al movimento rivoluzionario internazionale, e da questo momento le fazioni nel Partito si dividono su come guidare la rivoluzione mondiale ed edificare il socialismo negli altri Paesi.

La sinistra, guidata da Trotskij, continua a sostenere il programma del bolscevismo internazionale, anche se giàa  metà degli anni ’20, quando la situazione nell’Europa occidentale si è stabilizzata, il progetto di una rivoluzione planetaria sembra improponibile. Invece il gruppo guidato da Bucharin e Rykov, capo del governo dopo l morte di Lenin e noto come oppositore di destra, rinuncia alla Rivoluzione mondiale e sostiene la necessità di “edificare il socialismo in un solo Paese”: è il programma del cosiddetto “bolscevismo nazionale”, che si basa sulla pace con la classe contadina e sull’introduzione graduale di riforme socialiste nelle altre nazioni.

A questo punto entra in scena Stalin, il nuovo Segretario Generale del Partito, che propone una sintesi nuova e convincente dei programmi della destra e della sinistra, che rispecchia le aspettative della maggioranza dei membri del Partito. Propone di appoggiare la rivoluzione non nei paesi europei sviluppati, ma in quelli vicini ai confini dell’Unione Sovietica, per sovietizzarli prima e poi annetterli. Il suo programma appare come una sorte di bolscevismo imperiale, in cui la vittoria del socialismo su scala mondiale si sarebbe consolidata di pari passo con l’espansione dei confini dell’Unione Sovietica.

In politica interna, Stalin usa il pugno di ferro contro i contadini per spezzare la loro resistenza contro l’industrializzazione del territorio che, ancora una volta, viene orientata verso la produzione di materiali bellici, indispensabili per la realizzazione della rivoluzione nei cosiddetti “paesi confinanti”.

Stalin ed il suo gruppo – Molotov, Kaganov ed altri – ricevono il pieno sostegno della maggioranza del Partito. Il principale rivale, Trotskij, viene espulso dall’Unione Sovietica… morirà in Messico, ucciso dai sicari mandati dal dittatore georgiano.

Il primo passo della rivoluzione dall’alto staliniana è la collettivizzazione delle campagne, e comincia nel 1929. Il piano si basa su due azioni. Da un lato, si intensifica la lotta di classe per eliminare la categoria dei contadini agiati, i cosiddetti kulaki, e dall’altro lato si cancellano le aziende contadine individuali per sostituirle con enormi aziende collettive, i celebri kolchoz,.

La politica di eliminazione dei kulaki, che rappresentavano il settore più avanzato e produttivo, passerà alla stria come una delle operazioni più sanguinarie del stalinismo. Costerà al Paese milioni di vittime e darà un colpo terribile all’agricoltura, dal quale non si è mai più ripresa.

Lo stato staliniano vede fin dall’inizio nei kolchoz un’efficiente fonte di gettito fiscale, che permette al governo di prelevare senza costi generi alimentari e di riservare le sue risorse alla creazione di un forte apparato industriale. La collettivizzazione diventa un pilastro della industrializzazione forzata attuata dal regime staliniano negli anni trenta, poiché di fatto sarà la principale fonte di forza-lavoro. I contadini, infatti, sono costretti a fuggire in massa dalle loro terre, e formano nei centri urbani un prezioso bacino di mano d’opera a basso costo.

In quegli anni un tema ritornante in tutti gli interventi di Stalin e dei suoi seguaci è la teoria che vuole la Russia arretrata perché circondata dai paesi capitalisti che posseggono una tecnica industriale molto più avanzata e moderna. Per Stalin, l’industrializzazione è una questione di priorità assoluta, perché convinto che solo un forte apparato produttivo avrebbe garantito la vittoria dell’Unione Sovietica contro il mondo capitalista.

Nel famoso discorso del febbraio del 1931 il dittatore afferma: “La Russia è stata battuta su tutti i fronti per la sua arretratezza, arretratezza militare, arretratezza culturale, arretratezza politica, arretratezza industriale, arretratezza agricola. Noi siamo cinquanta o cento anni indietro rispetto ai paesi avanzati, noi dobbiamo annullare questa distanza in dieci anni. O lo facciamo, o saremo schiacciati.

(clicca qui per il seguito)

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Potete guardare e leggere le puntate di “La Russia dai Romanov a Stalin” ai seguenti link:

1a parte: dalla fine del XIX° secolo alla rivoluzione del 1905

2a parte: la Prima Guerra Mondiale

3a parte: il potere ai bolscevichi

4a parte: la guerra civile

5a parte: la lotta per la successione a Lenin

6a parte: dal Grande Terrore al patto con Hitler

7a parte: la Battaglia di Mosca

8a parte: Vittoria della Guerra “calda” ed inizio di quella “Fredda”

9a ed ultima parte: la destalinizzazione

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Il sottoscritto è stato di persona a Stalingrado, che oggi si chiama Volgograd, città mitica per la Battaglia vinta contro il nazismo.

Potete guardare il reportage da un luogo unico al mondo, compresa la statua della “Madrepatria”, una delle più grandi al mondo, e dal Museo nazionale della Seconda Guerra Mondiale.

Ecco i link:

Prima parte: Reportage da Stalingrado

Seconda parte: La Statua della Madrepatria

Terza parte: il luogo più sacro

Petar

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Posted by Petar on Feb 11 2011. Filed under Articoli + recenti, Il Sapere, La Russia dai Romanov a Stalin, Storia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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