La terrificante storia del fascismo (2): l’affermazione del Nazionalsocialismo

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Piero Melograni, storico: “I totalitarismi, ed anche il regime mussoliniano, hanno rappresentato una forma di reazione alla Rivoluzione Industriale ed alle sue conseguenze, ovvero alla fine della civiltà agricola. La Rivoluzione Industriale, scoppiata in Inghilterra nella metà del ‘700, portava necessariamente agli scambi, ai commerci, alla concorrenza, all’innovazione. Senza concorrenza, non c’è innovazione e non c’è progresso. Gli scambi sono la premessa fondamentale per la democrazia. Ed anche per un altro fatto che è avvenuto nella civiltà industriale: l’ascesa del mondo femminile: questo derivava dal fatto che la condizione sociale della donna era subordinata… arriviamo addirittura al caso di Hitler che, subito dopo aver preso il potere disse alle donne naziste – ‘bene, questo è il momento che voi ve ne tornate a casa!’

La crisi del 1929

All’interno di questa gigantesca crisi di civiltà dovuta alla fine del mondo agricolo, l’America, l’Europa ed il resto del mondo vivono, a partire dal 1929, una crisi molto più importante, molto più nota ma anche molto più circoscritta che si prolunga per qualche anno e che raggiunge il suo apice nel 1932-33. La crisi del 1929 scoppia negli Stati Uniti, che sono diventati la nazione trainante dell’economia mondiale: anche in Europa il sistema economico dipende ormai largamente da quello degli Stati Uniti d’America.

Luciano Cafagna, professore emerito dell’Università di Pisa: “Una cosa che possiamo chiederci a proposito della crisi del 1929, è come mai una crisi in un mondo che si è portati a pensare molto diverso da quello di oggi, cioè non globalizzato, abbia invece avuto degli effetti di carattere mondiale… credo che ciò indica a pensare alla globalizzazione come ad un grande processo storico, progressivo, che non è nato oggi, ma ha radici profonde nel passato. Figurarsi che già Marx parlava della nascita di un mercato mondiale, che avrebbe addirittura avuto le sue origini nella nascita degli Stati Uniti d’America.

L’Inghilterra è stata la prima nazione al mondo ad industrializzarsi, ma appartiene ad un’Europa in crisi, che si è lacerata durante la Prima Guerra Mondiale, al suo interno… neppure l’Inghilterra è in grado di competere con gli U.S.A.

Durante la Grande Crisi del settembre 1931, si esauriscono le riserve auree della Banca Nazionale d’Inghilterra, la convertibilità della sterlina in oro deve essere sospesa, e la sterlina stessa deve essere svalutata.

La crisi scoppia a seguito del crollo della Borsa di New York dell’ottobre 1929, quando gli speculatori decidono di vendere in massa i loro pacchetti azionari, ed il 24 ottobre, il famoso “giovedì nero”, vengono venduti ben tredici milioni di titoli, s diffonde la sfiducia, quasi tutti intendono vendere, ed il 29 ottobre le vendite arrivano a sedici milioni di titoli. A metà novembre le azioni delle società americane valgono, in media, la metà di un mese prima.

Gli effetti della crisi sono accresciuti dal fatto che gli Stati Uniti adottano misure protezionistiche, vale a dire degne di una società che intende chiudersi in se stessa, e sono accresciuti inoltre dall’impreparazione delle autorità politiche e monetarie a gestire una crisi economica di questa portata.

Dato che il mondo moderno è assai interdipendente, la crisi scoppiata a partire dalla Borsa di Wall Street si estende con rapidità a larga parte del mondo.

Luciano Cafagna, professore emerito dell’Università di Pisa: “Si deve tenere conto del fatto che gli Stati Uniti d’America, indubbiamente ormai il Paese più ricco del mondo, sta partecipando in buona misura alla ricostruzione che si tenta in Europa negli anni ’20, anche con larghi crediti a favore delle economie in ricostruzione. Quindi, quando la crisi si manifesta, i legami tra economia e finanza pubblica americane ed europee sono molto stretti.

Il Presidente americano Roosevelt cerca di porvi rimedio con la politica del New Deal, ma senza successo… in realtà la crisi finisce solo con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale che incrementa la produzione bellica e consente finalmente una vera ripresa.

Mario Pirani, autore del programma ‘Lo Stato imprenditore’, Rai 1998: “Il 24 ottobre del 1929 la crisi di Wall Street travolge il mondo finanziario. Le conseguenze anche politiche e sugli ideali sociali sono enormi: si comincia a dire ed a credere che il capitalismo non ha vie di scampo, le sue contraddizioni sono insanabili, e di contro i grandi piani quinquennali sovietici di quegli anni lasciano presagire a gran parte dell’intellighenzia di quei tempi che la soluzione sia la pianificazione sovietica, oppure, a destra, delle soluzioni autoritarie – fascista in Italia e nazista, di lì a poco, in Germania. Solo la grande risposta democratica di Roosevelt, con i grandi lavori pubblici, o la risposta democratica francese con il Grande Fronte Popolare del 1936, danno una via d’uscita democratica. Ma nell’Europa continentale resterà a lungo questa idea della ‘crisi strutturale del capitalismo’ e della vittoria della pianificazione sovietica”.

La Grande Crisi del 1929 produce effetti molto gravi specialmente in Germania, favorendo l’avvento al potere di Hitler, e dei nazionalsocialisti e dunque favorendo, in ultima analisi, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Piero Melograni, storico: “La Grande Crisi del 1929 porta in Germania alla soluzione più conservatrice, più reazionaria che ci sia, che è quella del nazionalsocialismo. Ed allora dobbiamo capire perché vinsero i conservatori e non vinsero i rivoluzionari

L’avvento del nazismo

Piero Melograni, storico: “Quando ci sono delle rivoluzioni fortemente innovative, e non reazionarie, le idee nuove camminano più velocemente dei fatti, e quindi delle istituzioni, per cui si crea uno scompenso fortissimo tra le istituzioni ed il mondo che sta cambiando. In Germania vincono i conservatori, anche perché c’è una grande disoccupazione, c’è il problema di che cosa dare da mangiare ai figli l’indomani, e quando ci sono questi problemi molto pratici, terra-terra ma fondamentali per la sopravvivenza, di solito le masse non sono così attratte dalle avventure, dalle novità… cercano addirittura, come fu il caso di Hitler, un ritorno all’ordine, all’”ordine antico”, un ritorno a quella civiltà agricola che stava scomparendo.

Nel 1919 la Germania sconfitta subisce le dure condizioni del Trattato di Versailles: perde un ottavo del suo territorio, un decimo della popolazione e tutte le colonie… viene inoltre obbligata a contentarsi di un esercito inferiore a 100.000 uomini.


Mario Toscano, dal programma “L’Europa dopo la tempesta”, Rai 1965: “Il disarmo fu imposto solo ai vinti, una parte del cui territorio era occupato dai vincitori. In quei momenti, il problema dei controlli e della sicurezza era fortemente attenuato, ma i vincitori rifiutarono di assoggettarsi alle stesse limitazioni imposte ai vinti… venne così perduta una grande occasione storica.

L’obiettivo dei Paesi che hanno sconfitto la Germania nella Prima Guerra Mondiale, è far sì che essa non possa più aspirare a diventare una Grande Potenza. I tedeschi si sentono trattare ingiustamente, e Hitler interpreta il loro risentimento.

Dal programma “L’Europa dopo la tempesta”, Rai 1965: “L’insoddisfazione regna ovunque… il Trattato di Pace aveva imposto alla Germania ingenti pagamenti per le riparazioni di guerra, che avrebbero portato il Paese alla rovina economica. […] L’aspetto esterno della città è invariato, tuttavia per le strade si vedono molte persone che versano in miseria. La crescente svalutazione del denaro costringe alla chiusura un sempre più elevato numero di imprese. Vengono licenziati operai ed impiegati. L’inflazione sale vertiginosamente. Nel settembre del 1923, il dollaro è quotato a cinquanta milioni di marchi… a novembre, al culmine dell’inflazione, a 420 miliardi di marchi! I salari divengono giornalieri nelle giornate di massima inflazione, pagati in genere entro mezzogiorno, per permettere alla gente di affrettarsi agli acquisti. Per mezzo chilo di carne basta a malapena la retribuzione giornaliera.

Fino alla crisi del 1929, i nazisti ottengono successi elettorali alquanto modesti, ma a partire da allora, crescono con velocità. La crisi, che provoca in Germania una grande ed estesa disoccupazione, favorisce i nazionalisti e non i partiti di sinistra… di solito, infatti, le crisi economiche aiutano i partiti conservatori o reazionari, com’è quello di Hitler, e non quelli rivoluzionari.

Luciano Cafagna, professore emerito dell’Università di Pisa: “La crisi economica che si sviluppò su scala mondiale ebbe degli effetti pesantissimi sulla Germania. Il crollo della produzione tedesca è stato l’unico paragonabile all’analogo crollo avvenuto negli Stati Uniti; quasi tutti gli altri paesi europei furono certamente colpiti, ma di meno. Certamente i pesanti problemi sociali seguiti alla Prima Guerra Mondiale, e poi gli effetti pesantissimi della crisi economica mondiale, ebbero una parte notevole nell’affermazione del nazionalsocialismo in Germania

I nazionalsocialisti di Hitler passano dal 2% dei voti raccolti nel 1928, al 18,3% del settembre 1930, e poi al 37,3% del luglio 1932: in quattro anni si sono moltiplicati circa 18 volte!

Dal programma “L’Europa dopo la tempesta”, Rai 1965: “Joseph Goebbels, inviato a Berlino da Hitler in qualità di capo delle organizzazioni nazionalsocialiste del distretto nel 1926, incaricato di organizzare il Partito. Goebbels annuncia – siamo in 600 a Berlino. Tra sei anni dobbiamo essere in 600.000”

Alle elezioni del novembre 1932 i nazisti discendono improvvisamente al 33,1% e questo declino allarma moltissimo Hitler ed i suoi seguaci: proprio per tale ragione dicono a loro stessi “ora o mai più” e forzano gli eventi riuscendo il 30 gennaio 1933 a far nominare Hitler Cancelliere del Reich.

Poche settimane più tardi, il 5 marzo si svolgono nuove elezioni politiche e salgono al 43,9% dei consensi, la strada del potere assoluto è spianata.

Luciano Cafagna, professore emerito dell’Università di Pisa: “Il consenso di Hitler si è accresciuto in maniera piuttosto esponenziale… che cosa può avere provocato questo? Indubbiamente giocarono due grandi fattori: da un lato l’idea che la crisi non potesse essere affrontata se non con un atteggiamento molto risoluto e molto autoritario, e dall’altro lato la convinzione evidentemente prevalente nel popolo tedesco, ma soprattutto nei ceti medi, che rispetto all’andamento della crisi, c’era il rischio di un movimento sociale di sinistra che potesse prendere le forme che aveva avuto in Russia, dando vita all’Unione Sovietica… il che era particolarmente detestabile per il tradizionalismo tedesco

Il 23 marzo 1933 una legge votata dall’intero Parlamento, esclusi i socialisti ed i comunisti, attribuisce a Hitler i pieni poteri. Poco più tardi, Hitler scioglie tutti i Partiti ad esclusione del suo.

Prima del 14 ottobre del 1933, senza che nessuna Potenza straniera reagisca, la Germania abbandona la Conferenza sul disarmo, e la settimana dopo si ritira dalla Società delle Nazioni.

Luciano Cafagna, professore emerito dell’Università di Pisa: “Da parte dei Paesi democratici occidentali, non ci fu subito una chiara percezione del pericolo rappresentato dall’ascesa del nazismo in Germania… probabilmente lo si pensò come qualcosa di transitorio, di meno definitivo di quanto invece non fosse nella sua natura

Hitler dichiara che la Germania non rispetta più le limitazioni imposte dal Trattato di Versailles in tema di armamenti, reintroduce il servizio militare obbligatorio, ed ottiene da una Gran Bretagna impaurita, l’autorizzazione a ricostruire una flotta militare tedesca. Le premesse della Seconda Guerra Mondiale esistono già!

Piero Melograni, storico: “E’ sembrato necessario inquadrare in una prospettiva di lungo periodo la crisi dell’Europa, la crisi della Germania, la crisi dell’Italia, il perché delle rivoluzioni ed il perché invece dei movimenti di tipo reazionario, volti alla conservazione, alla ricerca dell’ordine, di un ordine che poi apparteneva sostanzialmente, nella mentalità comune, al mondo antico, a quello della civiltà agricola. Torneremo a parlare della Germania quando ci occuperemo della Seconda Guerra Mondiale, e poi parleremo invece subito del regime mussoliniano che si barcamena in questo mondo agitato, tenta e realizza molti compromessi con le istituzioni ed il mondo nuovo che sta nascendo

(clicca qui per leggere e guardare il seguito)

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Purtroppo il fascismo non è un cancro estirpato una volta per tutte… ecco alcuni link d’esempio, il cui commento lascio al vostro buon senso.

Primo articolo

Secondo articolo

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La “Terrificante Storia del fascismo” si può ascoltare, guardare e leggere ai seguenti link:

Prima parte: le premesse dei totalitarismi

Seconda parte: l’affermazione del nazionalsocialismo

Terza parte: i fasci di combattimento

Quarta parte: la Marcia su Roma

Quinta parte: la fase legalitaria della dittatura

Sesta parte: il delitto Matteotti

Settima parte: le leggi fascistissime

Ottava parte: i compromessi con monarchia e chiesa

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Posted by Petar on Feb 21 2011. Filed under Articoli + recenti, Il Sapere, La terrificante storia del fascismo, Storia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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