La terrificante storia del fascismo (4): La Marcia su Roma
Mussolini tenta di radicare il “Partito del Fascio” che, presentatosi alleato con Giovanni Giolitti alle elezioni del 15 maggio 1921, ottiene 35 seggi, di cui uno occupato da Mussolini stesso, che il 7 novembre del 1921 trasforma i “Fasci di combattimento” in “Partito Nazionale Fascista”.
La situazione politica continua ad essere caratterizzata da una forte instabilità, ed il 4 luglio 1921 a Giolitti non rimane che rassegnare le proprie dimissioni.
Nel giro di un anno e mezzo si succedono tre governi: uno presieduto da Ivanhoe Bonomi, gli altri due, rispettivamente di 156 e 90 giorni, guidati dal piemontese Luigi Facta.
Giovanni Sabbatucci, professore dell’Università “La Sapienza” di Roma: “La pericolosità, ed alla fine il carattere ‘mortale’ della crisi del primo dopoguerra sta in questo – non esiste una classe dirigente capace di esercitare un’egemonia indiscussa, com’era stato per la classe dirigente liberale fino alla Grande Guerra, e non esiste una classe dirigente alternativa, come sarà la classe dirigente repubblicana, quella dei partiti del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) dopo il 1943 che possa in qualche modo proporsi per una successione. Questa incertezza, questo vuoto di egemonia dà alla crisi del primo dopoguerra un carattere particolarmente pericoloso. Non era scontato che si dovesse finire con l’avvento ed il consolidamento della dittatura, però ce n’erano, almeno in questo senso, le premesse.”
Il fallimento delle opposizioni
Di fronte alla crescita della violenza fascista ed all’incapacità dei governi di dare una risposta, anche la sinistra si spacca: al 17° Congresso socialista tenutosi a Livorno nel gennaio1921, la corrente di sinistra guidata da Bordiga e Gramsci si
stacca e fonda il Partito Comunista d’Italia. Per loro, nessuna collaborazione con i governi liberali, lo Stato borghese va abbattuto.
Anche il P.S.I. si lacera al suo interno tra l’ala riformista capeggiata da Modigliani e Treves, ed aperta ad una collaborazione con i governi liberali per fermare lo strapotere fascista, e l’ala massimalista che nega ogni sostegno.
Paolo Rossi, giudice costituzionale, dalla trasmissione Rai del 1972 ‘Ricordo di E. Modigliani’: “Modigliani, sebbene fosse già tardi allora, era, con Turati e Treves, convintissimo che la collaborazione sarebbe stata necessaria, ed anzi necessaria, essendosi reso conto che il fascismo non era più un movimento che fosse riducibile con semplici provvedimenti di polizia. Questo giudizio, chiaro e limpido nella sua mente, era reso inefficiente da un sentimento profondo dell’unità [socialista]”
Piero Melograni, storico: “Il Partito Comunista Italiano, nacque nel gennaio del 1921durante un Congresso del Partito Socialista a Livorno, ci fu una scissione dei comunisti dal resto del Partito, e questa scissione, senza dubbio, contribuì ad indebolire lo schieramento antifascista nei confronti di Mussolini e dello squadrismo, che erano in ascesa. Anche i comunisti si accorsero abbastanza presto che a Livorno le cose non erano andate bene, perché nel loro progetto avrebbero dovuto portarsi appresso la stragrande maggioranza del Partito Socialista, e questo non fu, perché la maggioranza dei socialisti rimasero legati al vecchio Partito, e quindi la scissione, invece di essere la scissione della maggioranza,
fu la scissione di una minoranza. Io direi, più in generale, che il mito bolscevico, in Italia, che ebbe tanta importanza dopo la Rivoluzione del 1917, ebbe sull’Italia conseguenze fortemente negative. Tra l’altro, lo stesso simbolo della falce e martello che i socialisti adottarono alle elezioni del 1919, poi naturalmente adottato dagli stessi comunisti, non era un simbolo socialista, era il simbolo dello Stato Sovietico, che Lenin aveva fatto disegnare da un pittore nel 1918, quando si era reso conto che lo Stato Sovietico esisteva, reggeva, esisteva, resisteva. Io lo vedo come un emblema del fatto che il Partito Socialista Italiano, tutte le sue componenti – quella socialista e quella comunista -, ebbero un rapporto di dipendenza nei confronti di Mosca, che non favorì il movimento operaio nei confronti del movimento fascista in ascesa”
Alla fine il P.S.I. è bloccato, i governi liberali non sembrano avere alternative, ed alla fine per l’Italia la strada del fascismo non conosce più ostacoli.
Simona Colarici, professore alla Università “La Sapienza” di Roma: “L’antifascismo si divide in vari periodi, e si divide in vari luoghi. In una prima fase gli avversari del fascismo sono in particolare i socialisti e, dopo il ’21, i comunisti, e i popolari, perché l’offensiva nei confronti dei popolari è contemporanea. A partire dal 1922, continua ovviamente l’offensiva nei confronti delle estreme, ma diventa un’offensiva violenta contro l’antifascismo democratico liberale, tant’è vero che per le vittime in questo periodo – basta dirne due, Piero Gobetti e Giovanni Amendola, l’ispiratore del ‘Manifesto degli intellettuali antifascisti’’ .”
Il 1° febbraio 1922 le sinistre organizzano uno sciopero contro le violenze dei fascisti, ma ottengono solo un inasprimento del comportamento squadrista. Il 3 agosto ed il 5 settembre, i fascisti occupano i municipi di Milano, Genova, Livorno, Parma, Bolzano e Trento. I comunisti organizzano bande armate di resistenza dette “Arditi del Popolo”, in strada tornano le barricate.
Mussolini mostra, almeno all’inizio, un atteggiamento prudente, in netto contrasto con l’audacia dei capi della Milizia; deciso a non rischiare, vuole giocare la carta della legalità per ottenere il potere, ma per questo deve prima rassicurare la classe dirigente. Soltanto in
una seconda fase potrà ricorrere all’insurrezione armata per forzare la mano al momento opportuno.
Mussolini sa di essere ormai l’ago della bilancia della politica italiana: ad un anno dal suo ingresso in Parlamento, ordina un’ambiziosa Marcia su Roma con lo scopo di far capire non solo ai politici ed al Re, ma anche all’opinione pubblica quale sia la forza del fascismo.
E’ il 16 ottobre 1922, siamo a Milano, ed i tempi sono maturi, va risolta la crisi che ormai da mesi scuote il governo.
Simona Colarici, professore alla Università “La Sapienza” di Roma: “Quali furono gli errori che i partiti antifascisti commisero? Questo ha aperto uno dei più grossi dibattiti nella storia dell’antifascismo, o perlomeno dei suoi primi anni, ed è sicuramente un dibattito autocritico. E’ sicuramente un errore il massimalismo rivoluzionario, lo stesso Partito Socialista si accomoda su un sogno rivoluzionario totalmente verbale, perché nulla in concreto viene fatto per preparare la rivoluzione, e questo ha significato aver dato tutta una serie di vantaggi al fascismo.”
La sollevazione guidata il 22 ottobre dai quadrumviri Italo Balbo, Cesare Maria de Vecchi, Emilio de Bono e Michele Bianchi, mentre Mussolini rimane a Milano in attesa degli eventi, per paura di una repressione dell’esercito.
Il 24 ottobre ha luogo la prova generale: quarantamila camicie nere si radunano a Napoli, tutte le squadre d’Italia vengono mobilitate.
Dal filmato ‘La Marcia su Roma’, del 1922 con audio del 1934, tipicamente retorico com’era allora uso: “I nuovi legionari, che hanno ripristinato la gloria dell’impresa fiumana, con il petto fregiato dai segni del valore, e giovani ansiosi di
emularli in questa nuova, santa battaglia per la redenzione della Patria dall’avvilimento del dopoguerra, per la rivalutazione della Vittoria, affluiscono a Napoli con ogni mezzo, da ogni angolo d’Italia, e la popolano di una moltitudine severamente, fermamente decisa, che marcia tra ali di popolo, soggiogato e trascinato dall’Idea. Rifioriscono, sulle loro labbra, le canzoni di guerra, e gli inni nuovissimi della Rivoluzione che da tre mesi prepara, con azioni armate, il suo immancabile trionfo”
Dal palco di Piazza del Plebiscito, la flotta saluta un ancora impacciato Benito Mussolini, e si dichiara pronta a marciare sulla Capitale.
Dal filmato ‘La Marcia su Roma’, del 1922 con audio del 1934: “La Piazza del Plebiscito ha un grido solo – A Roma!”
Il progetto dei Quadumviri prevede la conquista della Capitale passando dalla periferia.
Dal filmato ‘La Marcia su Roma’, del 1922 con audio del 1934: “L’esercito della Rivoluzione, che aveva conquistato quasi tutta l’Italia, reduci gloriosi e gioventù magnifica, sporchi di fango e di polvere, affamati e assetati, ma non sazi di ardimento, urge alle porte di Roma. ‘Roma o morte!’ è il loro grido, il loro motto”
Rappresentata dalla propaganda di regime come “la Rivoluzione fascista”, ciò che avviene in realtà il 28 ottobre 1922 è in sé una modesta e disordinata insurrezione che si potrebbe sciogliere al primo colpo di cannone. Il re invece, pressato da tempo da ambienti politici, economici e militari, che vedono in Mussolini “l’uomo forte” in grado di riportare “l’ordine” nel Paese, si rifiuta di proclamare lo “Stato d’assedio” chiesto dal governo di Luigi Facta.
Dal filmato ‘La Marcia su Roma’, del 1922 con audio del 1934: “A Roma un governo imbelle e già sconfessato dal popolo italiano, in un criminoso estremo tentativo di salvataggio, circondava la città di truppe, reticolati e cavalli di frisia, ma il Re-soldato, sicuro conoscitore del suo popolo, rifiutava di firmare il decreto di ‘Stato d’assedio’. I nodi ferroviari, gangli vitali di comunicazione, vengono rapidamente occupati dagli squadristi.”
Testimonianza di Alberto Moravia, dalla trasmissione Rai del 1977 “Testimoni oculari”: “Avevo quindici anni e andai a Piazza del Popolo, ove mi sedetti su una fontana. I fascisti stavano entrando dalla Porta di
Piazza del Popolo. Ricordo anche molto bene come erano i fascisti. Ebbi l’impressione di una sfilata di cacciatori di provincia, insomma erano persone del contado, della campagna, con dei fucili ma da caccia, alcuni in camicia nera ma pantaloni lunghi, altri senza camicia nera… non era affatto un aspetto militare. Questa sfilata andò avanti molto tempo però, tant’è vero che io dovevo andare a scuola, da cui ero tagliato fuori perché non potevo passare dall’altra parte di questa sfilata.”
Sua Maestà Vittorio Emanuele III dà quindi l’incarico di formare il nuovo governo a Mussolini che, ricevuta la notizia a Milano, raggiunge Roma in vagone letto il giorno dopo per dare vita al nuovo governo di coalizione da lui presieduto.
Dal filmato ‘La Marcia su Roma’, del 1922 con audio del 1934: “Al mattino del 30 ottobre, il Sovrano incaricava ufficialmente Benito Mussolini di comporre il nuovo governo fascista, ed il grosso delle colonne entrava in Roma senza provocare nessun disordine.”
Pietro Melograni, storico: “Il mito della Marcia su Roma contò parecchio, e fu un mito in larga misura… io me lo ricordo ancora perché, da ragazzino, facevo le elementari, il nostro maestro ci raccontava che lui questa Marcia l’aveva vista, e noi ragazzini, che eravamo stati molto bombardati dalla propaganda del regime, eravamo rimasti esterrefatti dal fatto che il nostro maestro avesse assistito a quel ‘grandissimo’ evento storico, perché noi eravamo convinti che la storia del mondo fosse cambiata con la Marcia su Roma.”
Il 16 novembre 1922 Mussolini, presentando il suo governo nell’aula di Montecitorio, esalta la Marcia su Roma e pronuncia il famoso discorso della “aula sorda e grigia, bivacco di manipoli”.
Dall’audio originale del discorso di Mussolini, Camera dei Deputati, 16.11.1922: “Ora è accaduto per la seconda volta, nel breve volgere di un decennio, il popolo italiano, nella sua parte migliore, ha scavalcato il Ministe
ro, e si è dato un governo al di fuori, al di sotto e contro ogni designazione del Parlamento. Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere con 300.000 giovani armati di tutto punto, decisi a tutto, e quasi stoicamente pronti ad ogni mio ordine, potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il fascismo. Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo sprangare il Parlamento e fare un governo esclusivamente fascista. Potevo, ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto! Ci siamo proposti di dare una disciplina alla nazione, e la daremo. Così, iddio mi assista, per condurre a termine il trionfo e la mia ardua fatica!”
Alla fine di novembre le
due Camere accordano con larga maggioranza i pieni poteri a Mussolini, che per un anno, fino al 31 dicembre 1923, diventa il dittatore legale d’Italia, e pone le basi per la conquista dello Stato.
Ivano Granata, professor e all’Università Statale di Milano: “Mussolini aveva formato un governo composto non solo da fascisti, ma anche da altre forze politiche, come i diversi gruppi popolari e liberali, con l’intento preciso di ‘normalizzare’ il Paese. Però alcune premesse della formazione dello Stato fascista erano state poste già all’indomani della Marcia su Roma. La delega attraverso la quale il governo aveva ottenuto dal Parlamento la possibilità di operare la riforma della burocrazia, aveva in pratica dato al fascismo la possibilità di eliminare dai ranghi della burocrazia tutti gli avversari che erano contrari al regime. Un altro aspetto rilevante fu la costituzione della ‘Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale’, che, pur essendo una forza di polizia, aveva una struttura anomala, nel senso che non dipendeva dal Ministero dell’Interno, ma era alle dipendenze dirette del Presidente del Consiglio, vale a dire di Mussolini, e dipendeva anche, per tutta una serie di aspetti, dal Partito Nazionale Fascista. Appare quindi evidente che già alcuni aspetti apparsi all’indomani della Marcia su Roma, e si sarebbero ritrovati all’indomani nel regime vero e proprio, erano già stati attuati”
Piero Melograni, storico: “La classe politica italiana non capì, all’inizio, i caratteri del movimento fascista. Se andiamo a vedere i documenti del 1922-23 si diceva che probabilmente Mussolini sarebbe durato poco, che il suo governo era destinato a finire rapidamente. Invece non fu così. Evidentemente la classe politica italiana non aveva più gli strumenti per interpretare la società, di massa, che stava nascendo, anzi era già nata e si era caratterizzata come determinante fortemente della situazione politica italiana.
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Purtroppo il fascismo non è un cancro estirpato una volta per tutte… ecco alcuni link d’esempio, il cui commento lascio al vostro buon senso.
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La “Terrificante Storia del fascismo” si può ascoltare, guardare e leggere ai seguenti link:
Prima parte: le premesse dei totalitarismi
Seconda parte: l’affermazione del nazionalsocialismo
Terza parte: i fasci di combattimento
Quarta parte: la Marcia su Roma
Quinta parte: la fase legalitaria della dittatura
Sesta parte: il delitto Matteotti
Settima parte: le leggi fascistissime
Ottava parte: i compromessi con monarchia e chiesa
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