Sigmund Freud, padre della psicanalisi (3 di 5): l’autoanalisi

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Negli anni ’90 del secolo XIX, Sigmund Freud aveva ormai acquisito una certa notorietà come specialista di malattie della mente; il suo studio si trovava in un quartiere alla moda di Vienna, in via Berggasse, ove visse e lavorò per i successivi 47 anni.

Il 23 ottobre 1896 Freud visse un momento di profonda sofferenza per la morte del padre, decise così di affrontare l’analisi dei suoi stessi conflitti più profondi.

Questo suo straordinario viaggio nell’inconscio rappresenta un momento fondamentale nella storia della psichiatria.

L’autoanalisi di Freud è qualcosa di davvero straordinario, una vera conquista per la storia della psicanalisi, è la prima volta che un essere umano riesce a superare le proprie difese e resistenze, fino a penetrare nel proprio inconscio.” (Harold P. Blum, direttore degli “Archivi di Freud”)

Freud definiva i sogni “la via regia che conduce all’inconscio”, e sviluppò una particolare tecnica per percorrere questa via, la “libera associazione”. La regola fondamentale era l’assoluta sincerità, i pensieri dovevano essere liberi da qualsiasi forma di censura. Ogni sera, dopo il lavoro, Freud si sdraiava sul lettino e dava sfogo ai sogni ed alle libere associazioni.

Un sogno in particolare lo colpì: l’immagine di se stesso che si dissezionava dalla vita in giù. Lo interpretò come la necessità di analizzare e superare le sue numerose nevrosi: aveva una fobia per i viaggi… una volta partì per Roma, ma poco dopo tornò indietro. Gli capitava anche di sentirsi svenire quando temeva il confronto con qualcuno, ed aveva una forte dipendenza dai sigari.

Sull’autoanalisi, Freud scrisse: “Sto risalendo alla radice di alcuni dolorosi segreti della mia vita, sto sperimentando su me stesso tutto quello che, come dottore, ho potuto analizzare nei miei pazienti. Ci sono giorni in cui mi sento depresso perché non riesco a comprendere i miei sogni e le mie fantasie. Altri, quando un lampo di genio mi aiuta a fare luce sulle cose.

Per circa un anno l’autoanalisi non fece che peggiorare i suoi sintomi, Freud stava letteralmente scavando nel fango, stava portando a galla tutti quei sentimenti che sono nascosti nell’inconscio, e che sono fonte di vergogna o di ansietà. Fantasie di incesto, fantasie di morte, forme inaccettabili di rivalità, odi repressi. Freud sosteneva che un essere umano può desiderare la morte di un fratello, o provare desiderio sessuale per la madre, ma per l’epoca parlare di pulsioni sessuali infantili, o di desideri incestuosi era scandaloso (Morton Hunt, studioso di psicologia)

Le teorie freudiane sul sesso erano ritenute immorali ed inaccettabili, ma il merito di Freud è stato proprio di analizzare questi comportamenti dal punto di vista scientifico, senza formulare giudizi morali. Questo gli permise di sviluppare una rivoluzionaria teoria sulla sessualità: in base ad essa, tutti i bambini passavano attraverso una fase di amore e di odio nei confronti dei genitori.

Freud chiamò questo complesso di pulsioni infantili “Complesso di Edipo”, prendendo il nome dalla nota tragedia di Sofocle, “L’Edipo Re”, in cui il protagonista inconsapevolmente uccide il padre, e diviene sposo della madre.

Di questo Freud scrisse: “Il destino di Edipo ci commuove perché potrebbe essere il nostro. Forse è proprio il destino di tutti orientare i primi desideri sessuali verso la madre, e sviluppare sentimenti di odio e rivalità nei confronti del padre. I nostri sogni ci convincono che le cose stanno così.

La gente non capì le sue idee, che furono rigettate e furono oggetto di derisione.

Le sue idee sfidarono la morale dei tempi, fecero fatica ad essere accettate, molti ritenevano che Freud fosse un libertino e che le sue teorie sconfinassero nella pornografia! (Morton Hunt, studioso di psicologia)

Erano teoria che provocavano gelosia e risentimento. Freud sosteneva, di fatto, che i figli, inconsciamente, avrebbero voluto sposare la propria madre. E’ chiaro che i padre non accettassero un’idea del genere!”(Walter Freud, nipote di Sigmund Freud)

L’autoanalisi di Freud durò quattro anni. Non riuscì a curare tutte le sue nevrosi, ma guarì la sua fobia per i viaggi. Nel 1901, infatti, si recò per la prima volta a Roma.

Un altro traguardo importante fu la pubblicazione della sua opera più famosa, “L’interpretazione dei sogni”, frutto del poderoso lavoro di ricerca svolto su se stesso e sui suoi pazienti. Il saggio venne pubblicato nel 1899, ma il timbro della data d’uscita riporta 1900. Freud, infatti, voleva inaugurare il ventesimo secolo, si trattava di un’opera che avrebbe rivoluzionato l’epoca moderna, ma nei primi sei anni vendette soltanto 300 copie.

Nel 1900 Sigmund Freud aveva già messo le basi di quella che lui stesso considerò una uova scienza: la psicanalisi!

Il suo obiettivo principale era di diffondere le sue scoperte, costituendo un movimento psicanalitico a livello internazionale. Il suo maggiore ostacolo era l’antisemitismo: il suo lavoro venne infatti rigettato in quanto “scienza ebraica”. All’inizio, solo una piccola cerchia di amici appartenenti alla comunità ebraica di Vienna condivise le sue scoperte, cominciando a riunirsi una sera a settimana a casa di Freud, e fondarono un gruppo diventato noto come “La società del mercoledì’ sera”.

Uno dei primi argomenti che affrontarono fu il vizio del fumo, tema che stava particolarmente a cuore allo stesso Freud, che all’epoca fumava tra i venti ed i venticinque sigari al giorno.

Un altro interessante argomento era quello degli scarabocchi, che Freud era solito tracciare durante gli incontri.

In quegli anni Freud continuò a scrivere, ottenendo un successo inaspettato con un saggio che illustrava il mondo dell’inconscio attraverso esempi presi dalla vita di tutti i giorni, introducendo il famoso concetto di “lapsus freudiano”.

Per lapsus freudiano si intende quegli errori apparentemente involontari, che si compiono nel parlare, o nel comportamento. Sono utilizzati dall’inconscio, che li utilizza per esprimersi, superando così la censura della coscienza vigile!” (Judith M. Hughes, studiosa di psicanalisi freudiana)

Conosco bene le teorie di mio nonno, ed il significato dell’espressione lapsus freudiano. Se per esempio, incontrando una persona le si dice ‘arrivederci’, vuol dire che non si desiderava incontrarla!” (Walter Freud, nipote di Sigmund Freud)

Dopouno scambio epistolare, Freud volle incontrare Carl Jung, un brillante psichiatra svizzero che si interessava alle sue teorie. Freud finirà per considerarlo il suo più valido successore, ma a rendere Jung interessante agli occhi di Freud non erano le sue idee.

L’unico non-ebreo all’interno del nascente movimento psicanalitico era Jung. E’ questa la ragione per cui mio nonno mostrò, fin da subito, un grande interesse verso di lui! ” (Walter Freud, nipote di Sigmund Freud)

Nel 1909 arrivò il riconoscimento internazionale. Freud fu invitato in America a tenere una serie di conferenze presso la Clark University, a Worcester, in Massachusetts, e ricevette una laurea honoris causa. In quell’occasione commentò: “mi sembrava la realizzazione di un sogno, dopo tante delusioni, la psicanalisi era finalmente diventata una realtà importante nella Comunità scientifica mondiale

(clicca qui per il seguito)

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Potete leggere, guardare ed ascoltare “Sigmund Freud, padre della psicanalisi” ai seguenti link:

Prima parte: gli anni giovanili

Seconda parte: la svolta nello studio delle malattie mentali

Terza parte: l’autoanalisi

Quarta parte: Eros e Thanatos

Quinta parte: la persecuzione nazista

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GrandiPassioni.com ha pubblicato materiali su Carl Jung, il grande amico-rivale di Freud, ai seguenti link:

La Mitologia personale: Carl Jung

Straordinaria intervista a Carl Jung

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Posted by Petar on Mar 13 2011. Filed under Articoli + recenti, Personalità, Sigmund Freud, padre della psicanalisi. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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