Martin Luther King (1 di 5): il caso Rosa Parks
La storia del più grande leader nero d’America non comincia negli squallidi bassifondi di una cittadina razzista del profondo Sud.
Michael King, in arte Martin Luther King junior, è un nero fortunato: nasce ad Atlanta, dove il morso della segregazione è meno stringente, e dove una piccola famiglia di neri privilegiati può permettersi una piccola casa nella Auburn Avenue, il paradiso nero della Giorgia.
Egli nasce il 15 gennaio 1929, da un padre predicatore alla Ebenezer Baptist Church, discendente a sua volta da un rispettabile mezzadro, James Albert King.
Famiglia di origini contadine, quindi, ma privilegiati rispetto alla stragrande maggioranza di neri del tempo, che li definiscono “domestici”, ovvero “fedeli servitori del padrone bianco”.
Trascorre un’infanzia felice e, se non fosse stato per il colore della sua pelle, avrebbe potuto essere un normalissimo ragazzo americano, con i sogni e le debolezze di
un bianco, e le avventure di David Croquett e Buffalo Bill tra i racconti preferiti.
Il piccolo Martin, però, a sette anni deve fare i conti con la triste realtà dei fratelli neri: le novanta miglia che deve ogni giorno percorrere in autobus per arrivare alla scuola elementare se le fa in piedi, perché sugli autobus, nel 1936, vige l’apartheid, la segregazione sui mezzi di trasporto pubblici.
Nella piccola casa di Atlanta, Martin non ha molti giocattoli, e più di ogni altra cosa lo affascinava un grammofono, dalla grossa tromba di metallo: ogni sera il padre gli faceva ascoltare gli spirituals, i canti che nascevano nelle grandi piantagioni del Sud.
Nel settembre 1944, Martin entra nel Morehouse College, dimostrando subito qualità non comuni: ragiona da uomo, e non da adolescente. L’ansia di fare qualcosa per i suoi simili lo porta ad oscillare tra la scelta di intraprendere la carriera medica, oppure quella ecclesiastica. Ma vorrebbe anche diventare il primo filosofo di colore, il primo pensatore nero della Storia. Appassionato di teatro, pare che fosse anche un eccellente attore.
Durante il periodo della maturità, è deciso a discostarsi dal cliché del nero pasticcione e ridanciano. Ama la bella vita e gli abiti in tweed, per i quali spende gran parte della sua paga di strillone.
Lo illumina la dottrina del Mahatma Gandhi, che più volte egli riconoscerà come il suo vero padre spirituale. Il rispetto per tutte le razze, e l’amore di Gesù Cristo per i nemici, saranno i fondamenti della sua azione non violenta, orientata verso un cambiamento radicale, ma non distruttivo.
Questo atteggiamento, secondo alcuni critici, tradiva un atteggiamento conformista e rispettoso dell’autorità bianca, quindi inutile per i neri che lui stesso già pensava di guidare alla rivolta.
Al Morehouse College di Atlanta, a soli 22 anni, diventa pastore battista; nel quartiere si diffonde la curiosità per il nuovo predicatore ispirato da dio, ed i fedeli accorrono a centinaia.
Il giovane Martin ha uno stile predicatorio spregiudicato, ed estremamente efficace: “Nessun uomo è libero, se ha paura di esserlo. Ma nel momento in cui supererete la paura di morire, voi sarete liberi. Voi potrete dire: ‘io non ho molti soldi, io non ho una grande cultura, probabilmente non sono capace né di leggere né di scrivere, ma io ho il coraggio di morire.”
E’ il 1941, il popolo nero sente di avere finalmente trovato un nuovo leader: Martin sa bene di dovere usare molta prudenza, la figura del prete nero era spesso apparsa agli occhi dei fratelli come quella di uno “Zio Tom” collaborazionista, una sorta di traditore degli interessi profondi del suo popolo. In quegli anni bui, nell’immaginario collettivo dei negri oppressi, vi è un solo nemico peggiore dell’uomo bianco: un nero borghese che svende i suoi ideali e la sua cultura al diavolo bianco.
Nei due anni successivi termina gli studi di teologia a Boston; qui, nella capitale del Massachusetts,
Martin incontra Coretta Scott. E’ un incontro che sembra annullare d’un attimo tutta la sua fama di damerino dall’abito sempre impeccabile e dalla battuta sempre pronta. In Coretta egli trova la compagna che sognava: una donna di casa fedele ed una madre premurosa dei suoi figli.
La triste realtà degli Stati del Sud convince Martin a dedicarsi sempre più assiduamente al lavoro nel sociale, sente la necessità di scendere in campo per trasformare quella parte del Paese in qualcosa di ricco in spirito e bellezza.
L’occasione sarebbe arrivata pochi mesi dopo: a Montgomery, il leggendario Vernon Johns intende ritirarsi, ed a Martin viene chiesto di prendere il suo posto nella chiesa della Dexter Avenue. Succedere al vecchio pastore è una opportunità stimolante, l’occasione che Martin ha sempre desiderato e, malgrado le perplessità di Coretta, decide di accettare.
Kelly West, giornalista: “Andando a Montgomery, Martin Luther King sapeva do doversi confrontare con la roccaforte dell’odio razziale del Sud. I cinquantamila negri che vi abitavano non potevano votare e dovevano mandare i figli alle scuole segregate, erano esclusi dai ristoranti e dai luoghi pubblici, la polizia spesso abusava del proprio potere su di loro, i più fortunati venivano impiegati in lavori domestici sottopagati”
King si espresse con una viva ricostruzione di come si viveva in quell’inferno negro: “Ho visto drogati e prostitute, ho visto ragazzini di 10/12 anni offrirsi sulla strada, ho visto vendere eroina alla luce del sole, come se fosse gelato. Una guardia in uniforme è venuto a dirmi con orgoglio che poteva procurarmi combinazioni di ragazze che avrebbero fatto qualsiasi cosa per un compenso variabile da 1 a 100 dollari”
A questa tragica immagine si aggiunge la crescente minaccia del Ku Klux Klan. Alti funzionari statali degli Stati del Sud incoraggiano ed alimentano il movimento razzista dei bianchi incappucciati a compiere esecuzioni sommarie in nome della tutela dell’ “ordine”. Il movimento di terrore del Ku Klux Klan ha come obiettivo il mantenimento della supremazia della razza bianca: ogni sforzo di passare il controllo alla razza nera è, secondo questi criminali, una pericolosa violazione della Costituzione e della “volontà divina”.
Nella città di Montgomery, la Montgomery City Lines detiene il monopolio dei trasporti pubblici, i suoi autobus di linea sono frequentati per lo più da persone nere, che gli autisti trattano come fossero merce, scostandoli rudemente e coprendoli di insulti.
La legge dello Stato prevede che quando un autobus è affollato e sale un bianco, i neri seduti davanti si alzino e vadano ad ammassarsi nella zona segregata dell’autobus.
Kelly West, giornalista: “Il primo dicembre 1955 fu una data storica nella vicenda dei neri d’America. Un autobus con 24 passeggeri di colore e altri 12 bianchi seduti nella parte anteriore, si fermò presso l’Empire Theatre, dove salirono altri due bianchi. Il conducente chiese ai neri seduti di cedere il loro posto, tre di loro obbedirono, ma Rosa Parks, una giovane impiegata di colore, si rifiutò. Quel gesto di sfida, originato, come dirà Rosa Parks stessa, da un mal di piedi, sarebbe stato come il primo grande NO mai detto da un nero ad un uomo bianco!”
L’atto di protesta era comunque stato deciso con i dirigenti della National Association for the Advancement of Coloured People, e contestava la mancata applicazione della legge sull’integrazione nelle scuole pubbliche.
Rosa Parks viene incarcerata, ma quel giovedì segna l’inizio di una protesta che
in meno di due anni avrebbe raggiunto una dimensione nazionale. Martin viene eletto presidente del Comitato per il boicottaggio.
Il 5 dicembre i neri di Montgomery vanno a lavoro a piedi, i bianchi sperano nella pioggia, ma i neri continuano a camminare, gli autobus arancioni girano quasi vuoti.
Kelly West, giornalista: “King si presentò al comizio, non aveva ancora en chiaro il concetto di ribellione senza odio, né quello di resistenza passiva”
Martin Luther King durante il comizio: “C’è una folla inferocita là fuori, hanno ferito alcuni agenti federali, e hanno bruciato delle automobili. Ma noi non rinunceremo a ciò per cui combattiamo, e forse ci vorrà qualcosa del genere per fare in modo che intervenga il governo federale.
Kelly West, giornalista: “Il meeting si concluse in un clima di entusiasmo delirante, Martin Luther King sembrava aver trovato la via americana alla non violenza”
(clicca qui per leggere il seguito)
__________________________
Puoi leggere, guardare ed ascoltare la storia di Martin Luther King ai seguenti link:
Prima parte – Il caso Rosa Parks
Seconda parte – La resistenza non violenta
Quarta parte – Il movimento nero tra rivendicazioni e violenza
___________________________
E’ nato il gruppo Facebook di GrandiPassioni.com!
Le persone che frequentano questo sito possono ora conoscersi, ed essere informate in tempo reale delle novita’ e dei post di GrandiPassioni.com
Se hai un profilo Facebook, clicca proprio qui per iscriverti al nostro Gruppo! ![]()
Sei il benvenuto!
Ti aspettiamo!
Petar
Short URL: http://www.grandipassioni.com/?p=3651










