La sublime Arte di Michelangelo Buonarroti (3 di 4)

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La morte precoce di due membri della famiglia Medici nel 1519 suggerisce al Papa di chiedere a Michelangelo la realizzazione di una nuova cappella funeraria di famiglia, annessa alla Chiesa di San Lorenzo.

La sfida è esaltante: Michelangelo progetta un ambiente organico e drammatico insieme, segnato dalle linee in pietra serena che si profilano nettamente sulle pareti. Le tombe non appaiono semplicemente addossate ai muri laterali, ma ne fanno parte, in un rapporto diretto, dinamico e teso con le membrature architettoniche.

I lavori dureranno lunghi anni, ed il progetto di Michelangelo risulterà solo in parte realizzato. Comunque si tratta di un capolavoro decisivo, un incontro/scontro appassionante e terribile tra architettura e scultura.

Con scelta innovativa, Michelangelo ha concepito i ritratti celebrativi dei Duchi defunti, Giuliano e Lorenzo, in pose antitetiche… i due Duchi rivolgono lo sguardo alla statua della Madonna, snella, mobile, ed attorcigliata come una fiamma.

Sui coperchi, un memorabile ciclo di due coppie di statue segna i momenti della giornata: la dolente Aurora stira le membra con uno smorfia di doloroso presagio, l’opaco Tramonto sembra schiantato ed abbruttito dalle fatiche del giorno.

Sull’altra tomba, il terribile Giorno fa emergere sopra i muscoli torniti un volto pauroso, da fantasma, mentre la meravigliosa Notte si apre nel lieve sorriso dell’oblio, della perdita della Coscienza.

Mentre proseguono i lavori per la Cappella Medicea, sempre nel Complesso di San Lorenzo, Michelangelo avvia nel 1524 la costruzione della Biblioteca Laurenziana, un postibolo prodigioso, geniale, con le colonne incassate nei muri e uno scalone che dilaga nello spazio come una cascata, e dà accesso alla lunga e luminosissima sala di lettura, per la quale Michelangelo ha progettato anche il pavimento, i banchi ed il soffitto, con un esplicito atto d’amore per i libri, la lettura, la Cultura Umanistica.

Dopo la battaglia di Pavia nel 1525, gli spagnoli prendono il sopravvento su larga parte dell’Italia; nel 1527 i lanzichenecchi saccheggiano Roma, la Città Eterna violentata e brutalizzata da una soldataglia di ventura è l’immagine del sogno del Rinascimento, violato dagli eventi.

Michelangelo assume incarichi pubblici, poi fugge da Firenze, poi ritorna, per dedicarsi alla creazione di un poderoso sistema di fortificazioni nella zona di San Miniato. Ne rimangono alcune tracce, e soprattutto spettacolari disegni tecnici e progettuali.

Il dramma esistenziale di Michelangelo è espresso in modo indimenticabile dagli incompiuti “Prigioni” eseguiti per la tomba di Giulio II ma restati a Firenze, all’Accademia. Ogni figura sembra lottare con il marmo, un contrasto struggente tra uomo e Natura, tra Spirito e Carcere terreno, che forse non conosce solo le angosce politiche di Michelangelo, ma anche i suoi sentimenti più segreti e dolorosi.

Gli anni ’30 del ‘500, nel corso dei quali Michelangelo raggiunge i sessant’anni, sono segnati da riflessioni amare sul tema dell’amore, della Bellezza che svanisce, del rapporto, troppo tardivo ormai, con veri e profondi legami affettivi. Non esita ad ammettere nei disegni e nelle rime, una vita sensuale turbata, in cui l’attrazione per la Bellezza in sé, ad esempio per il giovane e seducente Tommaso Cavalieri, si deve piegare alla consapevolezza del Tempo inesorabile ed al rovello religioso.

Come scrive in un sonetto “D’improvviso si scopre diventato, in un giorno, vecchio”. La tensione tra pensiero ed azione è espressa anche dal Busto di Bruto, in cui la testa volitiva, contratta, carica di energia, balza dal busto panneggiato, malamente ritoccato da Tiberio Calcagni.

Nel 1534 Michelangelo lascia definitivamente Firenze per Roma, dove trascorrerà gli ultimi trent’anni di vita. Papa Clemente VII gli affida un nuovo incarico, “Il Giudizio Universale”, sulla parete di fondo della Cappella Sistina.

Un lavoro pesantissimo, che terminerà solo nel 1541: Michelangelo distrugge i precedenti affreschi del Perugino, e perfino due lunette dipinte da lui stesso. Cardine della composizione è l’atletico, implacabile, Cristo; intorno, un grande turbine di corpi nudi, travolti dall’ondata del Dies irae. Uno dei santi, Bartolomeo, regge in mano la propria pelle, nella maschera impressionante dello scorticato, Michelangelo ha dipinto se stesso, anche lui come svuotato, schiantato dall’Opera e dalla sua forza titanica.

Su un cielo compatto ed uniforme, si mescolano inferno e paradiso, resurrezione della carne e giudizio finale, angeli e diavoli, beati e dannati, tutti insieme in una spaventosa visione popolata da circa quattrocento figure.

Insieme a questo precipitare dell’uomo, si avverte il tonfo fragoroso il tonfo di un’epoca di dorate illusioni, il Rinascimento.

(clicca qui per il seguito)

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Potete leggere, guardare ed ascoltare le puntate de “La sublime Arte di Michelangelo Buonarroti” ai seguenti link:

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Posted by Petar on Mar 5 2011. Filed under Arte, Articoli + recenti, Michelangelo Buonarroti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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