Napoleone Bonaparte (2 di 6): le Campagne d’Italia, d’Egitto, ed il colpo di Stato
Un’altra storia, più probabile, è che Napoleone abbia conosciuto Giuseppina per il tramite di un Ufficiale, quasi sicuramente amante della donna.
Sia come sia, è certo che Napoleone se ne innamorò perdutamente… lei, passionale e mondana, stregò
l’Ufficiale “plebeo” Bonaparte con l’eleganza ed il fascino, che, a quell’epoca che ancora ben ricordava la società nobiliare prerivoluzionaria, erano tenuti in gran considerazione.
L’avvocato di lei riteneva giustamente Napoleone privo di averi e per nulla nobile, quindi tentò di convincere di non dar seguito alla relazione, ma lei non se ne diede per inteso, e decide di sposare il giovane ma promettente Ufficiale.
L’inizio non avrebbe potuto essere peggiore: il giorno delle nozze Napoleone si presentò con ben tre ore di ritardo… la conclusione, poi, fu anche peggio: mentre gli sposi consumavano le nozze, il cagnolino di lei, non gradendo le attenzioni di questo nuovo signore alla sua padrona, decise bene di morsicarlo ala gamba. Infine, due giorni soli dopo il matrimonio, il novello Generale abbandonò la moglie per il campo di battaglia.
La Francia! I monarchi di tutta Europa temevano che il suo spirito rivoluzionario si diffondesse, quindi appoggiavano, anche militarmente, la causa dei Borboni, i Reali francesi spodestati.
Le armate francesi dovevano presidiare più fronti: innanzitutto, gli eserciti dell’Impero Asburgico si muoveva minacciosamente attraverso la Pianura Padana verso la Francia.
Napoleone, novello sposo, giunse in Italia, ove trovò un malandato esercito di soli settemila uomini… così, in totale arrivò a comandare circa 38.000… in minoranza numerica, malnutriti e col morale a terra, i soldati francesi avevano bisogno di qualcuno che infondesse loro nuove energie. Il nuovo Generale, a prima vista, non sembrava in grado di assolvere al compito: alto come un soldo di cacio, un metro e cinquantacinque, di soli ventisette anni… eppure, non gli mancavano coraggio ed intelligenza!
Con i suoi discorsi riuscì ad infiammare le truppe, promettendo
che, se fossero riusciti a sconfiggere l’Austria, in premio avrebbero avuto enormi ricchezze. I soldati rimasero affascinati dal nuovo comandante, e lo seguirono con entusiasmo.
Nelle intenzioni dell’Alto Comando francese – il famoso Direttorio -, l’azione di Napoleone doveva solo essere una diversione, perché le battaglia principali contro lgi austriaci le aspettavano sul Reno; quello però che non poterono prevedere furono l’incredibile serie di vittorie napoleoniche.
La sua marcia attraverso l’Italia procedette fulminea e vittoriosa. Per assicurarsi la vittoria, Napoleone metteva in atto una strategia costante: attaccava sempre prima al centro, e solo poi ai fianchi dello schieramento nemico.
Dopo una serie di scontri parziali, le forze armate francesi e austriache si fronteggiarono, il 5 agosto, nella Battaglia di Castiglione. Fu, quella di Castiglione delle Stiviere, la prima grande battaglia direttamente condotta da Napoleone, il quale dimostrò il suo genio tattico ribaltando a proprio favore una situazione che pareva compromessa e conquistando la prima importante vittoria della sua carriera militare. Sebbene non definitiva, la sconfitta fu pesantissima per l’esercito austriaco che, riorganizzato e rinforzato da nuovi reparti, venne in seguito battuto a Bassano, Arcole e, infine, a Rivoli.
La Campagna d’Italia si trasformò in un grande successo per il piccolo “Caporale”, soprannome affibbiatogli dai nemici. In ogni villaggio conquistato, Napoleone faceva piantare un “albero della libertà”, simbolo del successo che la Rivoluzione stava avendo nell’intera Europa.
Nell’aprile del 1797, Napoleone aveva costretto gli austriaci a ritirarsi sino a 120 km da Vienna, ed a firmare l’armistizio.
Col Trattato di Campoformio, la Repubblica di Venezia passava all’Austria; la Francia invece otteneva la Repubblica Cispadana, formata da Lombardia ed Emilia. Napoleone aveva sconfitto un Impero, rivoluzionato la carta geografica d’Europa, era entrato a far parte degli alti ranghi, e gli rimaneva da conquistare la Gran Bretagna.
Il compito, però, era troppo arduo, perché la forte marina britannica
pattugliava la Manica; affrontare una battaglia navale significava esporsi ad un rischio enorme. Non volendo rischiare la sconfitta, i francesi ricorsero ad un vecchio piano per indebolire l’avversario: nel luglio 1798 35.000 soldati si imbarcarono, non alla volta dell’Inghilterra, ma dell’Egitto! Il Direttorio, del resto, si stava iniziando seriamente a preoccpare della popolarità del giovane Generale corso, e preferiva allontanarlo il più possibile dalla Patria.
La terra dei Faraoni costituiva uno snodo centrale del commercio britannico tra l’India ed il Mediterraneo. In mezzo ai tesori della cultura egizia, Napoleone percepì tutto il fascino della Storia antica, così apostrofò le sue truppe: “Ricordate che quaranta secoli di Storia vi stanno guardando!”
Gli inglesi avevano stretto un patto d’alleanza con i mamelucchi, soldati dell’Impero Turco in Egitto, che dichiararono una guerra santa contro gli invasori francesi, ma le loro antiquate strategie non potevano competere con la forza e disciplina dell’esercito napoleonico.
In Egitto, Napoleone aveva anche un obiettivo segreto: egli aveva portato con sé ben cinquecento artisti, ingegneri e scienziati, per scoprire tutto ciò che potevano sulla civiltà dell’antico Egitto. Fu proprio un archeologo al suo seguito che scoprì la “stele di Rosetta” , inestimabile chiave per la decifrazione dei geroglifici e quindi della Storia dei Faraoni.
Dal punto di vista militare, però, la Campagna d’Egitto fu per i francesi un fallimento. Quattro mesi dopo l’arrivo di Napoleone, l’Ammiraglio inglese Orazio Nelson attaccò la flotta francese sul Nilo, e la distrusse. Poco dopo scoppiò un epidemia di peste bubbonica, e i francesi rimasero bloccati nel deserto ancora per un anno.
Napoleone scriveva costantemente alla moglie, finché non gli giunse voce che Giuseppina aveva un amante. Alcune lettere sul tema del tradimento di Giuseppina, indirizzate al fratello Giuseppe Bonaparte, finirono nelle grinfie della stampa, e fecero di Napoleone lo zimbello dei lettori.
Quando Napoleone ritornò in Patria nell’ottobre 1799 si rifiutò di rivedere la moglie, ma poi cedette alle sue suppliche, e la riprese con sé. Da quel momento, però, anche lui ebbe numerose amanti.
Il primo amore di Napoleone, Desirée Clary si incontrò segretamente con lui, al suo rientro dall’Egitto… non avendogli però mai perdonato di non averla sposata, essa andò in moglie ad uno dei suoi più acerrimi nemici, il Generale Jean-Baptiste Jules Bernadotte, uno dei più importanti Ufficiali dell’epoca.
La famosa soprano Giuseppina Grassini corteggiava Napoleone con la voce più che col corpo, e portava sempre con sé il ritratto di Bonaparte. Poi, Pauline Fourès, conosciuta al Cairo durante la sfortunata Campagna d’Egitto, il cui marito rispedì in Patria, in modo da averla tutta per sé.
Una Contessa polacca, Maria Laczynska, si travestì da contadina per poterlo incontrare; dapprima riluttante, gli diede poi il primo figlio.
Eppure, nonostante le numerose avventure, nessuna donna lo conquistò mai come Giuseppina!
Il dispiacere per l’infedeltà della moglie passò in secondo piano rispetto ai disordini politici che stavano lacerando la Francia.
Il 9 ottobre 1799 Bonaparte sbarcò a Fréjus e durante il tragitto verso Parigi, accompagnato dall’entusiasmo di intere folle, probabilmente spaventate dalla situazione caotica e
memori del periodo del “Regime del Terrore“, speravano che il Generale assumesse il controllo della situazione… in effetti, non si fece pregare!
A Parigi, riunì un gruppo di cospiratori decisi a rovesciare il Direttorio. Dalla sua ebbe il fratello maggiore Giuseppe e soprattutto il fratello Luciano, a quel tempo presidente del Consiglio dei Cinquecento, che con il Consiglio degli Anziani formava il potere legislativo della giovane Repubblica. Annusati i tempi nuovi che si stavano profilando, dalla sua si schierò anche l’astutissimo ministro degli esteri Talleyrand e persino il ministro della polizia Joseph Fouché.
Montata ad arte la falsa notizia di un complotto dei sostenitori dei Borboni per rovesciare la Repubblica, Napoleone riuscì a far votare al Consiglio degli Anziani e al Consiglio dei Cinquecento una risoluzione che trasferisse le due Camere il 18 brumaio (9 novembre) fuori Parigi, a Saint-Cloud; a Napoleone fu inoltre assegnato il comando in capo di tutte le forze armate.
Perché Napoleone voleva questo spostamento delle Camere? La sua intenzione era di far votare alle due Camere in modo separato il loro scioglimento e la cessione dei poteri nelle sue mani (secondo l’antico motto romano, sempre attuale “dividi et impera“). Lì per lì, però, fu deluso: il Consiglio degli Anziani rimase indifferente al discorso improvvisato di Napoleone, mentre quando andò poi nella sala del Consiglio dei Cinquecento, i deputati tentarono addirittura di farlo arrestare, il che avrebbe significato la ghigliottina.
Dalla catastrofe, Napoleone trovò la strada del trionfo grazie al fratello Luciano: egli, presidente dei Cinquecento, uscì dalla sala e arringò le truppe schierate all’esterno, ordinando che disperdessero i deputati “terroristi“. Passò alla Storia il momento in cui puntò la sua spada al collo di Napoleone, dichiarando: «Non esiterei un attimo a uccidere mio fratello se sapessi che costui stesse attentando alla libertà della Francia».
Le truppe, con molti veterani napoleonici, al comando del cognato stesso di Napoleone, il generale Victor Emanuel Leclerc e del futuro cognato Gioacchino Murat, entrarono a disperdere i deputati. In serata, le Camere erano sciolte, i pieni poteri passavano a tre consoli: Roger Ducos, Sieyès e Napoleone. Da lì a poco, ne sarebbe rimasto uno solo… lasciamo all’immaginazione del lettore d’indovinare quale.
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Gli articoli dedicati a Napoleone Bonaparte sono ai seguenti link:
Prima parte: da plebeo a Generale
Seconda parte: le campagne d’Italia e d’Egitto, ed il colpo di Stato
Terza parte: Imperatore “per volontà del Popolo”
Quarta parte: il culmine dell’Impero
Quinta parte: la disastrosa campagna di Russia
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