Napoleone Bonaparte (3 di 6): Imperatore “per volontà del Popolo”
Nel febbraio 1800 ebbe inizio la dittatura napoleonica, Napoleone Bonaparte era il Primo Console di Francia, cioè, in pratica, superiore ad ogni altro organo dello Stato. Gli ideali della Rivoluzione Francese andavano in fumo, il Paese andava verso una nuova forma di governo aristocratico.
Dopo anni di regimi percepiti dalla popolazione come corrotti e poco efficienti, il primo obiettivo di Napoleone fu quello di “ristabilire
l’ordine” [notate come sia una costante di tutti i dittatori, appena giunti al potere, quella di ‘ristabilire l’ordine’?, ndr]. Il governo venne trasformato in un’efficiente macchina esecutiva dei suoi ordini, con una struttura accentratrice, ma così ben congegnata che in pratica è rimasta tale e quale fino ai giorni nostri.
La creazione della Banca nazionale di Francia diede impulso al risanamento finanziario del Paese.
Semplificò il sistema legale con l’introduzione del Codice Napoleonico, che regolava ogni aspetto della vita civile. Durante l’esilio di Sant’Elena dirà che la sua eredità più
significativa e duratura è proprio il Codice, ed avrà ragione, tant’è vero che, ispirato da idee illuministiche, fu pian piano preso a modello in tutta Europa, ed ancora oggi è base dei diritto italiano.
Pur essendo ateo, riaprì le chiese, che erano state chiuse durante la Rivoluzione francese, in seguito al Concordato del 1801 con Papa Pio VII, che così chiudeva il conflitto con la Chiesa cattolica, pur non riconoscendo la religione cattolica come “religione di Stato”.
Il popolo desiderava soprattutto la pace, ma la vecchia rivale della Francia, l’Austria, era ancora sul piede di guerra: nel 1802 Napoleone varcò le Alpi con 40.000 uomini confidando in una rapida vittoria, e fronteggiò il nemico sul suolo italiano.
La battaglia che si svolse a Marengo il 14 giugno 1800 fu durissima: una ricognizione troppo superficiale delle sue truppe, ed un attacco nemico a sorpresa fecero perdere a Napoleone due divisioni, in altre parole il suo contingente era stato dimezzato.
Bonaparte evitò a malapena la sconfitta; alle tre del omeriggio sembrava inevitabile – invece solo cinque or dopo, il trionfo era completo! Napoleone restò debitore morale al suo generale Desaix che arrivò in tempo sul campo di battaglia con nuove truppe, annientando gli austriaci, e morendo lui stesso sul campo. Napoleone, nei dispacci mandati a Parigi, riferì di aver conseguito una schiacciante vittoria.
Napoleone aveva mantenuto la promessa di ristabilire la pace con un successo militare: nel 1802 una nazione riconoscente lo elesse “Console a vita”.
Si votò per sostituire alla Repubblica il nuovo Impero, sul modello di Carlo Magno di mille anni prima. Napoleone era ad un passo dal Trono.
Il 2 dicembre 1804 venne incoronato Imperatore nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Napoleone scelse sontuosi abiti da incoronazione, e chiese a Papa Pio VII di presiedere alla cerimonia. Al momento cruciale, Napoleone sbalordì tutti i presenti, prendendo dal Papa la corona con le proprie mani e posandosela da solo sul capo. Quindi, Napoleone nominò Giuseppina Imperatrice.
Non tutti però condividevano l’entusiasmo di Napoleone; la sua stessa madre, ad esempio, rifiutò di assistere alla cerimonia. Beethoven, un tempo suo ammiratore, decise di non dedicargli più la 3a Sinfonia.
Il nuovo Imperatore era a capo dell’intera Francia, non più “per grazia di Dio” come i sovrani del precedente Ancien Régime, ma “per volontà del Popolo”.
Al di là dei confini nuove minacce si profilavano all’orizzonte, i suoi nemici non gli lasciarono il tempo di godersi il trono.
Ancora prima dell’incoronazione di Napoleone, la Francia era di nuovo in guerra: l’Austria e la Russia avevano stipulato una nuova alleanza, a cui la Gran Bretagna dava un forte sostegno economico. Nel 1804 Napoleone schierò 200.000 uomini lungo le coste della Manica, da anni sognava di invadere l’Inghilterra: si trattava di riuscire ad eludere la formidabile flotta inglese. Con incredibile anticipo sui tempi, Napoleone considerò seriamente la possibilità di scavare un tunnel sotto la Manica, e di usare mongolfiere per
trasportare le sue truppe. Se anche avesse perso 20.000 uomini durante la traversata, una volta a terra il suo esercito avrebbe sbaragliato le truppe inglesi.
Temendo l’invasione, il Primo Ministro inglese, William Pitt, convinse Austria e Russia a convergere sul Reno. Nell’agosto del 1805 l’Austria e la Russia avanzarono verso la Baviera, allora territorio francese, per prevenire un attacco; a quel punto, Napoleone abbandonò il suo piano d’invasione della Gran Bretagna.
Spostò le truppe dalla Manica al Danubio – uno spiegamento di forze che venne chiamato “La Grande Armata”. Il suo scopo era di arrestare gli austriaci prima che si congiungessero con i russi.
Il 20 ottobre 1805 Napoleone circondò la città di Ulma e catturò 57.000 asburgici senza sparare un colpo. I soldati francesi erano esausti, mentre i russi si stavano avvicinando, ma per Napoleone la ritirata era impensabile, era determinato ad attirare il nemico in una battaglia decisiva. Tese la sua trappola vicino alla piccola città di Austerlitz.
L’esercito russo, guidato dallo Zar Alessandro, e quello austriaco, guidato dall’Imperatore Francesco II, attaccarono i francesi, convinti che fossero ormai sfiancati ed in fuga, ma Napoleone era ottimista e disse ai suoi uomini: “Prima di sera, quell’esercito sarà mio!”
In un lampo di genio, ordinò alle sue truppe di evacuare Austerlitz e l’altopiano circostante all’alba; il giorno seguente, il suo piano sarebbe stato svelato. La vigilia della battaglia coincise con il primo anniversario di Napoleone Imperatore, e le truppe improvvisarono dei festeggiamenti. Spostandosi da un avamposto all’altro, Napoleone saltò i suoi uomini ad uno ad uno, mentre rideva e raccontava barzellette. Migliaia di uomini accesero le torce e declamarono “Vive la France” durante il bivacco di Austerlitz.
Il mattino successivo, una fitta nebbia nascondeva la scena agli occhi dei russi e degli austriaci, poi, quando il sole sorse e la foschia si diradò, i russi videro i francesi che se ne andavano.
Pensando che si stessero ritirando, 25.000 granatieri russi caricarono all’inseguimento. Di fronte a loro, una collina
nascondeva il contingente principale dell’esercito napoleonico. Non appena i russi fecero la prima mossa, napoleone mandò le sue truppe all’attacco, disorientando il nemico e dividendolo in due. Austerlitz fu il culmine della sua gloria militare.
(clicca qui per il seguito: “Il culmine dell’Impero”)
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Gli articoli dedicati a Napoleone Bonaparte sono ai seguenti link:
Prima parte: da plebeo a Generale
Seconda parte: le campagne d’Italia e d’Egitto, ed il colpo di Stato
Terza parte: Imperatore “per volontà del Popolo”
Quarta parte: il culmine dell’Impero
Quinta parte: la disastrosa campagna di Russia
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