Napoleone Bonaparte (4 di 6): il culmine dell’Impero
Così, ad Austerlitz, Napoleone annientò un esercito formidabile, ed una pericolosa alleanza, con una delle più brillanti mosse strategiche della Storia militare. Eppure, in una lettera a Giuseppina, le sue parole furono insolitamente umili: “Ho sconfitto due eserciti, quello russo e quello austriaco, comandati da due Imperatori, ed ora sono un po’ stanco.”
Per Napoleone, invece, non c’era tregua: sei settimane prima della vittoria ad Austerlitz, al largo di Trafalgar, l’Ammiraglio Horatio Nelson aveva attaccato la flotta francese, e messo fuori combattimento metà delle sue navi. Nelson aveva pagato con la vita quella vittoria,
ma aveva distrutto il sogno di Napoleone di invadere l’Inghilterra. Bonaparte avrebbe dovuto accontentarsi del continente.
In quel momento, l’Impero francese si estendeva per 2300 chilometri, dall’Oceano Atlantico, all’Europa centrale. I paesi conquistati, vennero governati dai fratelli di Napoleone: Giuseppe Bonaparte venne nominato Re di Napoli prima, e poi Re di Spagna. Luigi Bonaparte divenne Re d’Olanda, Jerome Bonaparte Re di Westfalia, in Germania. Tutti presero come secondo nome “Napoleone”, a prova della lealtà
verso il fratello.
L’Europa era ai piedi di Napoleone, solo l’Inghilterra perseverava a tenergli testa. Napoleone, così, progettò un nuovo piano per piegare gli inglesi, nel 1807, e proclamò un embargo su tutte le merci britanniche, battezzato “Blocco continentale“. Per riuscire nel suo intento, aveva bisogno della Russia. Napoleone si incontrò con lo Zar Alessandro I presso Tilsit, a bordo di un padiglione galleggiante sul fiume Niemen. Si piacquero a vicenda, dopo cena bevvero il thé, e discussero di politica e di filosofia; Napoleone si convinse di avere trovato un nuovo alleato, ma non aveva ancora conosciuto a fondo la vera Russia zarista.
A quarant’anni, Napoleone poteva vantare un Impero grandioso: egli controllava il destino di settanta milioni di persone, grazie alla sua forza di volontà ed alla sua personalità, ma senza un erede l’Impero non aveva futuro. Il suo unico figlio, nato da Maria Valesca, era illegittimo.
Il matrimonio con Giuseppina aveva generato infinite chiacchiere, ma nessun erede. Per ironia del destino, dopo tredici anni Giuseppina lo amava più che mai, ma a causa della terribile caduta da un balcone, non poteva più avere figli. Una sera dell’autunno 1809, arrivando alla sua residenza, Giuseppina scoprì che la porta tra la sua stanza e quella di suo marito era stata murata. E’ immaginabile la sua disperazione. “Ti amo ancora”, lui le disse, “ma la politica è senza cuore”.
Giuseppina era stata come un portafortuna per
Napoleone, dal momento in cui l’ebbe sostituita con Maria Luisa d’Asburgo, la dea bendata gli voltò le spalle. Nell’aprile del 1810 Napoleone sposò Maria Luisa, la graziosa figlia diciottenne del suo ex nemico, l’Imperatore d’Austria.
Un anno dopo, Maria Lisa diede alla luce un figlio: pazzo di gioia, Napoleone nominò il bambino “Re di Roma”. In suo onore, il Bonaparte progettò una capitale degna di un Impero, e dichiarò “Parigi diverrà una città favolosa, e senza uguali”. Commissionò tre nuovi ponti sulla Senna, e tre nuovi monumenti: “L’Arco di Carosello” per commemorare le eroiche imprese della “Grande Armata”, il “Museo napoleonico” nelle stanze del Louvre, che riuniva tutti i tesori artistici accumulati durane le sue Campagne.
Nonostante tutto questo fervore costruttivo, la gloria di Napoleone si stava offuscando.
In una serie di dipinti, Francisco Goya documentò gli orrori dell’occupazione francese in Spagna. Anche a Parigi il malcontento dilagava, le Campagne militari di Napoleone erano costate alla Francia
ingenti capitali, oltre ad uno spaventoso numero di vite umane. C’era chi pensava che il prezzo fosse troppo alto. Gli oppositori di Napoleone crescevano nell’ombra, tra cui il Ministro degli Esteri Talleyrand, e quello della Polizia, Fouché.
Napoleone voleva vincere ad ogni modo, ed a tutti i costi, anche quando giocava a scacchi con i suoi amici, barava. Convinto di essere infallibile, avrebbe commesso uno dei più grandi errori della sua vita.
Il 23 giugno 1812, alla testa del più grande esercito mai visto prima in Europa, Bonaparte attraversò il fiume Niemen e cominciò la Campagna di Russia. Lo Zar Alessandro aveva violato l’accordo di embargo contro l’Inghilterra, e si preparò allo scontro. Napoleone voleva dettare sul campo di battaglia i termini per un nuovo accordo, i russi indietreggiarono e si trincerarono a 110 km da Mosca, vicino al villaggio di Borodino. All’alba del 7 settembre, 130.000 soldati francesi si scontrarono con l’esercito russo. Alla fine i russi si ritirarono, sfiancati. Napoleone aveva perso 30.000 soldati e dieci generali; il suo medico dovette eseguire 200 amputazioni in 24 ore. Il prezzo era stato alto, ma la via verso Mosca ora era aperta.
(clicca qui per il seguito: la disastrosa campagna di Russia)
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Gli articoli dedicati a Napoleone Bonaparte sono ai seguenti link:
Prima parte: da plebeo a Generale
Seconda parte: le campagne d’Italia e d’Egitto, ed il colpo di Stato
Terza parte: Imperatore “per volontà del Popolo”
Quarta parte: il culmine dell’Impero
Quinta parte: la disastrosa campagna di Russia
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