La terrificante storia del fascismo (3): i “Fasci di combattimento”
Piero Melograni, storico: “Il ‘900 può essere considerato il secolo dei totalitarismi, perché in effetti in Europa abbiamo
avuto tre sistemi totalitari che si sono affermati. Innanzitutto, il sistema comunista, in secondo luogo il sistema nazionalsocialista in Germania, quello di Hitler, e in Italia il fascismo di Mussolini, che era il meno totalitario dei tre. La ragione per la quale i totalitarismi si sono affermati va cercata innanzitutto nelle conseguenze della Prima Guerra Mondiale, una guerra che ha costituito un trauma terribile per l’Umanità, e per gli europei in particolare, anche perché la Prima Guerra Mondiale fu non solo un fenomeno dirompente di per se stessa, ma si concluse con una pace firmata nel Castello di Versailles, risultato di una lunga Conferenza tenutasi a Parigi, piena di difetti, piena di errori. In secondo luogo, nel fatto che anche a causa di questa guerra, si è scoperto il volto demoniaco della modernità. La modernità provoca disordine, ed i totalitarismi sono stati un tentativo di tornare all’ordine.”
L’eredità della Grande Guerra
All’indomani della Prima Guerra Mondiale, il 19 gennaio 1919, si apre a Parigi la Conferenza di Pace, volta a dare
all’Europa un nuovo assetto politico e territoriale. Conducono le trattative l’americano Wilson, il francese Clemenceau, l’inglese Lloyd George e l’italiano Orlando.
Alla Conferenza le difficoltà emergono subito, e non sono solo di carattere territoriale, lo spettro del nazionalismo è alle porte. La Conferenza produce cinque Trattati di Pace, unicamente imposti dai vincitori. A pagare maggiormente sarà la Germania, ma anche l’Italia, dopo il mancato riconoscimento di Fiume, deciderà di abbandonare l’Assemblea.
Piero Melograni, storico: “La Società delle Nazioni è fallita per vari motivi. Innanzitutto perché la principale Potenza mondiale, gli Stati Uniti, che erano anche stati decisivi per la sorte della Prima Guerra Mondiale, non hanno poi fatto parte della Società delle Nazioni. C’è stata una defezione degli Stati Uniti dalla Società delle Nazioni. Il secondo motivo è che anche altre nazioni europee non facevano parte all’inizio della Società, ed il terzo motivo è che questa Società delle Nazioni, un po’ come l’Onu attualmente, non aveva una sua forza militare, e senza una propria forza militare è difficile pesare nel mondo… dispiace dirlo, ma è così.”
Nel frattempo, tra il 1919 ed il 1920 esplode quello che verrà definito “il biennio rosso”, ovvero un periodo di forti ondate di proteste operaie che scuote le fondamenta della vecchia Europa. Ispirandosi al modello
sovietico, il movimento operaio va ben oltre la sfera delle rivendicazioni salariali, esso mira al controllo totale delle fabbriche ed alla conquista dello Stato. Il Governo non è in gradi di opporre un’adeguata resistenza a questo fenomeno: nel settembre 1920, quasi 500.000 operai partecipano all’occupazione delle fabbriche, facendo sventolare sulle officine piemontesi, liguri e lombarde la bandiera rossa.
Giovanni Sabbatucci, professore dell’Università “La Sapienza” di Roma: “Il ‘biennio rosso’ noi oggi lo vediamo come una serie di conati non coordinati tra di loro, insurrezionali, agitatori, senza una vera possibilità di sbocco rivoluzionario, ma questo lo diciamo noi oggi, col senno di poi, allora la paura ci fu e fu sicuramente forte.”
Le origini di Mussolini
Benito Mussolini, figlio di Alessandro – di professione fabbro ferraio – e di Rosa Maltoni – maestra elementare – vive un’infanzia modesta, studia nel Collegio salesiano di Faenza, e poi nel Collegio
“Carducci” di Forlimpopoli, nei pressi di Forlì, conseguendo nel 1901 il diploma di maestro elementare. Iscrittosi al Partito Socialista Italiano fin dal 1900, mostra da subito un acceso interesse per la politica attiva, stimolato anche dal padre, il quale aveva chiamato il figlio “Benito” proprio in onore del rivoluzionario messicano Benito Juarez. L’uomo è anche un esponente di un certo peso del socialismo violentemente anticlericale della Romagna.
Protagonista del Congresso socialista a Reggio Emilia, assunta la direzione dell’ “Avanti” nel 1912, Mussolini diventa l’ascoltato portavoce di tutte le insoddisfazioni e le frustrazioni di una società caduta in una crisi economica ed ideale che trascinava masse sempre più numerose in contestazioni insurrezionali senza chiare prospettive.
La nascita del fascismo
Espulso dal Partito nel 1914 a causa delle sue posizioni interventiste a favore della guerra, Mussolini fonda il “Popolo d’Italia”, giornale ultranazionalista apertamente schierato a favore dell’Intesa (l’alleanza dell’Italia con Austria e Germania, ndr), rompendo così gli ultimi legami con l’originaria matrice socialista.
Piero Melograni, storico: “Le ragioni del passaggio dal socialismo al fascismo furono numerose. Una di esse è legata al fatto che Mussolini aveva capito le debolezze del Partito Socialista Italiano. In secondo luogo aveva capito anche le debolezze del socialismo reale, creatosi nella Russia di Lenin. Poi Mussolini si era reso conto che la Prima Guerra Mondiale aveva avuto
un valore socialmente molto dirompente, ed essendo stato interventista, ed avendo anche partecipato alla Guerra, si era anche reso conto del fatto che gli ex-combattenti sarebbero stati una massa di manovra molto significativa ed utile dal punto di vista politico, e che quindi occorreva non perdere il contatto con essi.”
A questo proposito resterà emblematica la vicenda fiumana, rimasta fuori dalle rivendicazioni italiane portate al tavolo della Conferenza di Versailles, all’indomani della Guerra Fiume venne occupata dalle truppe jugoslave, e questo sollevò le rivendicazioni degli irredentisti italiani che, guidati dal poeta-soldato Gabriele D’Annunzio, il 12 settembre 1919 muovono alla volta della città.
Da “L’impresa di Fiume”, filmato del 1919 con audio del 1938, tipico della pomposa retorica dell’epoca: “Nella notte tra l’11 ed il 12 settembre, il piano predisposto nel silenzio e nel fervore, viene finalmente attuato. Guidata dal poeta soltanto, l’avanguardia dell’Italia di domani muove da Ronchi alla volta della città contesa. Un’ideale l’ha guidata, un’ideale che trascende il significato contingente dell’impresa, si guarda più in alto e più lontano, la volontà ha contato nel terreno fertile ma incolto del sentimento nazionale temprato da tre anni di guerra, da quel solco germoglieranno domani i destini della nuova Italia”
I Governi italiani che si succedono tra il 1919 ed il 1920 faticano a trovare una soluzione, schiacciati tra le trattative internazionali e le insoddisfazioni di molti italiani per quella che già viene definita “una vittoria mutilata”.
Da “L’impresa di Fiume”, filmato del 1919 con audio del 1938: “Ma la voce del condottiero non trova eco oltre la città. L’invocazione di tutta Fiume non giunge ai Governi responsabili. Si arriva così al blocco che tende, mediante un severissimo controllo di tutte le vie d’ac
cesso, a soffocare la resistenza ed a provocare la resa.”
Il Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920 dichiara Fiume “Stato indipendente”, assegna la Dalmazia alla Jugoslavia, tranne Zara, che passa all’Italia. Il 25 dicembre , il “Natale di sangue”, navi italiane sparano colpi di cannone sulla città, D’Annunzio ed i suoi uomini sono costretti alla ritirata.
Piero Melograni, storico: “La vicenda di D’Annunzio a Fiume dimostrò che le forze di destra potevano organizzarsi, armarsi, ribellarsi al potere costituito. Era il ‘mondo nuovo’ che la Prima Guerra Mondiale stava producendo. D’Annunzio non fu fascista, ed anzi Mussolini vide in D’Annunzio un concorrente, un concorrente pericoloso; Mussolini non aiutò l’impresa fiumana, e temette che fosse D’Annunzio ad organizzare, al suo posto, una ‘marcia su Roma’. Mussolini capì subito che l’impresa di D’Annunzio era debole e che, in qualche modo, era fallita, perché D’Annunzio aveva voluto far cadere il governo Nitti, ed invece questa caduta non ci fu.”
I Fasci di combattimento
In questo scenario, il 23 marzo 1919, a Milano, nascono i “Fasci di combattimento”, in qualche modo sono gli eredi di quei “Fasci di azione rivoluzionaria” che tra il 1914 ed il 1915 avevano prodotto una violenta campagna per l’intervento in Guerra.
La prima riunione ha luogo in Piazza San Sepolcro, in una sala messa a disposizione dal Circolo degli Industriali e dei Commercianti: sono un centinaio i fascisti presenti – Arditi, massoni, futuristi e sindacalisti anarchici, c’è di tutto tra quelle mura, ma tutti su di una cosa si trovano d’accordo: la lotta andrà condotta contro i borghesi, i clericali ed i socialisti.
Giovanni Sabbatucci, professore dell’Università “La Sapienza” di Roma: “Il fascismo nasce, cresce e si sviluppa laddove e quando la democrazia è in crisi, è in difficoltà. Esprime la ricerca di una qualche soluzione alternativa, basata innanzitutto su una forte accentuazione del sentimento nazionale, sulla ricerca dell’attuazione di una forma di Stato sociale diverso da quello tradizionale, da una ricerca che in realtà non ha mai portato ad una formulazione organica, non esiste una dottrina fascista paragonabile al corpus dottrinario del socialismo, del marxismo, ecc.. Però ha in qualche modo improntato a sé almeno due decenni di Storia europea.”
I fasci più che un “Partito”, si definiscono subito un “Movimento” essenzialmente giovanile, atto a raccogliere forze alquanto eterogenee. All’epoca, si parlò addirittura di “anti-Partito”, attribuendo al termine “parte” un elemento di deleteria divisione della Nazione. Inizialmente dietro di essi non si riconosce un disegno politico coerente, mancano obiettivi chiari, un’ideologia di fondo.
Qual è il programma dei “fasci di combattimento”? Eccone alcuni stralci: “per il problema politico, noi vogliamo – minimo dell’età per gli elettori abbassato a 18 anni, quello per diventare deputati abbassato a 25, abolizione del Senato, politica estera intesa a valorizzare la volontà e l’efficienza dell’Italia contro ogni imperialismo straniero. Per il problema sociale, noi vogliamo – per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore effettive di lavoro, i minimi di paga, l’affidamento alle organizzazioni proletarie della gestione
delle industrie o servizi pubblici, la rapida sistemazione dell’industria dei trasporti, l’obbligo per i proprietari di coltivare le terre, e l’obbligo per lo Stato di costruire case coloniche per i contadini, sfruttamento delle ricchezze del suolo, incremento della Marina mercantile, obbligo allo Stato di dare alla scuola un carattere formativo, riforma della burocrazia. Per il problema militare, noi vogliamo – istituzione della ‘nazione armata’. Per il problema finanziario, noi vogliamo: una forma di espropriazione parziale di tutte le ricchezze, il sequestro dei beni
di tutte le congregazioni religiose, e l’abolizione di tutte le mense vescovili, la revisione di tutti i contrattili di forniture di guerra, e il sequestro dell’85% di tutti i profitti di guerra. “
A mano a mano che la situazione italiana si va deteriorando, ed il fascismo si caratterizza come forza organizzata in funzione antisocialista ed antisindacale, Mussolini ottiene crescenti favori ed adesioni da agrari ed industriali, e quindi dai ceti medi. E’ nella Valle del Po che il fascismo infuria con una marea di ‘spedizioni punitive’ volte a ‘rimettere in riga’ tutti coloro che non si sono ancora adeguati.
Nel 1921 si registrano 721 incursioni ed aggressioni a giornali, Case del popolo, Camere del lavoro, cooperative, leghe contadine, società mutue, circoli culturali ed operai, biblioteche… nessuno è indenne dalla violenza. A farne le spese maggiormente sono socialisti e comunisti, ma anche cattolici.
Il successo delle squadre è per Mussolini una sorpresa, egli lo sfrutterà il più possibile. In un suo discorso affermerà: “La violenza non è per noi un sistema né un estetismo, meno ancora uno sport. E’ una dura necessità alla quale ci sottoponiamo”.
Ivano Granata, professore all’Università Statale di Milano: “Il fascismo nasce come fenomeno urbano, il fascismo nasce nelle città, e lo squadrismo nasce contemporaneamente. Quindi, il fascismo
nasce senza dubbio come fenomeno urbano, tant’è vero che le prime azioni squadriste sono nelle città. Il fascismo però assumerà un peso solo quando si trasformerà da movimento urbano a movimento agrario, quando cioè gli agrari, dopo il fallimento dell’occupazione delle fabbriche, capiranno che era venuto il momento di prendersi tutto ciò che era stato concesso al movimento contadino dell’epoca, ed utilizzarono il fascismo per i propri scopi.”
Gli organi dello Stato non intervengono, e se lo fanno, è molto lentamente, senza convinzione, addirittura in molti casi sono le forze di polizia ad affiancarsi alle camicie nere. Senza l’apporto delle classi conservatrici, il fascismo non ce l’avrebbe mai potuta fare.
E’ iniziato un processo di non-ritorno: lo Stato liberale è definitivamente estinto.
Giovanni Sabbatucci, professore dell’Università “La Sapienza” di Roma: “Il movimento era formato non da proletari, ma per lo più da giovani delle classi medie, da ex combattenti, da studenti, da figli della borghesia, e si aveva difficoltà a vederlo come qualcosa di realmente sovversivo, quale era. Aggiungiamo che questo movimento – ed è un punto sul quale non si insisterà mai abbastanza – era un movimento nuovo, senza precedenti, e che a quasi tutti sembrava qualcosa di effimero, 
destinato ad esaurirsi una volta raggiunti i suoi obiettivi, e forse possiamo capire la cecità di buona parte dell’opinione pubblica, soprattutto quella borghese, nei confronti dello squadrismo fascista.”
Alle elezioni politiche del 16 novembre del 1919, i fascisti, nonostante le candidature eccellenti dello stesso Mussolini e di Tommaso Marinetti a Milano, con solo 4795 voti non avevano ottenuto neanche un seggio.
Nei due anni successivi Mussolini tenta di radicare il “Partito del Fascio” che, presentatosi alleato con Giovanni Giolitti alle elezioni del 15 maggio 1921, ottiene 35 seggi, di cui uno occupato da Mussolini stesso, che il 7 novembre del 1921 trasforma i “Fasci di combattimento” in “Partito Nazionale Fascista”.
(clicca qua per leggere, guardare ed ascoltare il seguito)
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Purtroppo il fascismo non è un cancro estirpato una volta per tutte… ecco alcuni link d’esempio, il cui commento lascio al vostro buon senso.
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La “Terrificante Storia del fascismo” si può ascoltare, guardare e leggere ai seguenti link:
Prima parte: le premesse dei totalitarismi
Seconda parte: l’affermazione del nazionalsocialismo
Terza parte: i fasci di combattimento
Quarta parte: la Marcia su Roma
Quinta parte: la fase legalitaria della dittatura
Sesta parte: il delitto Matteotti
Settima parte: le leggi fascistissime
Ottava parte: i compromessi con monarchia e chiesa
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