Vincent Van Gogh (1 di 5): la sofferta scoperta della propria strada
Il 27 luglio 1890 nei pressi della cittadina francese di Auvers-sur-Oise, un colpo di pistola segnò la tragica fine di un uomo che aveva perso ogni speranza: Vincent Van Gogh.
Aveva 37 anni, ed era un pittore quasi sconosciuto: aveva infatti venduto soltanto un quadro. Trascorse un’esistenza di sofferenze e solitudine, fino a quando il suo malessere culminò nel suicidio, ma paradossalmente fu proprio la morte a portarlo nella leggenda. Si comprese solo allora che le sue opere erano veri e propri capolavori.
Agli inizi del ‘900 la triste storia di Van Gogh era già di dominio pubblico. Alcuni episodi della sua vita
divennero molto noti – uno su tutti – il drammatico gesto di tagliarsi il lobo dell’orecchio sinistro, in seguito ad una lite con l’amico pittore Paul Gauguin.
La vita di Van Gogh fu segnata da profonde crisi esistenziali, ma probabilmente fu proprio l’inquietudine del suo Spirito a rendere grande la sua Arte. Oggi i suoi dipinti hanno quotazioni eccezionali, valgono decine di milioni di euro.
Carole Guberman, storica dell’Arte: “Van Gogh spazzò via, a colpi di pennello, la concezione tradizionale della pittura: con i suoi tipici solchi ed i colori accesi, trasferiva sulla tela l’intensità delle proprie emozioni, tanto che nessun altro artista post-impressionista riuscì mai ad eguagliarlo. ”
David Addison, storico dell’Arte: “Nei suoi quadri riuscì a rappresentare le emozioni di ogni essere umano, espresse gli stati d’animo grazie all’uso unico che fece del colore, tinte cariche e forti che riempiono la tela in maniera perfetta grazie alla sua inconfondibile pennellata. Anche Gauguin e Cezanne fecero uso di toni intensi, così come un esponente illustre dell’Impressionismo, quale Monet, e persino il maestro del puntinismo Seurat. Nessuno di essi seppe però creare l’impatto visivo ed emotivo che nasceva dal grande talento di un artista come Van Gogh. “
Van Gogh nacque il 30 marzo del 1953 a Zundert, in Olanda. Suo padre era il pastore di quella piccola comunità. Questi si rese conto molto presto che il figlio aveva una naturale predisposizione per il disegno; a sedici anni, dunque, il giovane Van Gogh iniziò l’attività di apprendista presso la bottega d’arte dello zio. Inizialmente non realizzò opere degne di nota, ma quell’esperienza gli permise di conoscere molto da vicino alcuni grandi capolavori della pittura europea. I dipinti dei maestri fiamminghi Rembrandt e Hals, i paesaggi di John Constable, oltre a quadri di Camille Corot e Jean-François Millet.
Si recò poi a Londra, per sbrigare alcuni affari e si innamorò della figlia della sua padrona di casa; questo amore non corrisposto lasciò in lui un segno indelebile.
Si trasferì quindi a Parigi, ove lavoro, per un periodo, alla Galleria Goupil, 1876 fu licenziato per aver espresso forti critiche al mercato dell’arte. Tornò così in Inghilterra, dove si dedicò all’insegnamento… poi, decide di dedicare la sua vita alla chiesa, stabilendosi in Belgio, per fare il predicatore evangelico nella comunità dei minatori del Borinage, ma fu sospeso dai suoi superiori perché
prendeva il vangelo troppo alla lettera. Viveva infatti in estrema povertà e si vestiva di soli stracci.
David Addison, storico dell’Arte: “Seguendo le orme paterne, Van Gogh si diede molto da fare in veste di predicatore. Seguì quella che gli sembrava una vocazione religiosa, ma gli esiti del suo operato dimostrarono che non aveva la ‘stoffa’ per fare il pastore. I suoi
superiori non approvavano affatto il suo atteggiamento nei confronti dei minatori, ai quali regalava denaro e vestiti. Quando lo rimossero dal suo incarico nella parrocchia, probabilmente capì che la sua vera strada era un’altra. Suo fratello, Théo, lo introdusse, finalmente, nell’ambiente artistico.”
Théo fu un vero e proprio mecenate per il fratello Vincent, che a 26 anni si trovava ancora senza un lavoro e senza soldi.
Carole Guberman, storica dell’Arte: “Inizialmente non voleva fare il pittore, come gli consigliava il fratello. Cambiò idea quando, a causa della sua salute precaria, dovette trascorrere un lungo periodo di riposo. Cominciò così a disegnare paesaggi e ritratti di gente del popolo. Rivelò subito una predilezione per i colori ad olio.”
Sebbene fosse ancora lontano dal realizzare dei capolavori, Van Gogh si dedicò anima e corpo alla pittura. Trascorreva intere giornate a dipingere, ed a studiare libri di anatomia e di prospettiva, per migliorare la propria tecnica. Per esercitarsi, copiava anche opere come quelle di Millet. Presto però si rese conto che non era abbastanza.
Fu così che nel 1880, decise di partire per Bruxelles. Nella capitale belga si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti, e fece amicizia con un compagno di corsi di famiglia abbiente, Anthon van Rappard. Qui iniziò a realizzare disegni ispirati al periodo vissuto nel Borinage, e, grazie al generoso supporto economico del fratello, poté dedicarsi a tempo pieno agli studi.
Théo Van Gogh era più giovane di Vincent di sei anni, ed al contrario del fratello, era soddisfatto del proprio lavoro alla Galleria Goupil. Quando Vincent si trasferì a Bruxelles, iniziò con lui un intenso scambio epistolare. Le lettere di quel periodo sono documenti fondamentali per gli studi su Van Gogh, poiché non si limitano a fornire informazioni sulla vita e sulle faccende quotidiane del pittore olandese, ma rivelano dettagli sulla sua concezione artistica.
David Addison, storico dell’Arte: “Le lettere scritte al fratello Théo sono di fondamentale importanza per capire chi fosse veramente Van Gogh. Un uomo animato da dubbi e paure, ma anche da speranze e grandi aspirazioni. Solo leggendo le sue lettere si possono comprendere appieno la sua personalità e la sua Arte, il suo spirito inquieto e profondo. Da esse emerge il ritratto di un uomo complesso, con una forte spiritualità. Analizzandole, ci si rende conto che, al di là dell’indiscutibile genio, si celava un essere umano con tutte le sue debolezze.”
Carole Guberman, storica dell’Arte: “Le sue lettere ci hanno consentito di comprendere appieno il suo pensiero: le informazioni che possediamo a proposito di questo straordinario artista sono scritte di suo pugno, nero su bianco, è come se avesse lasciato ai posteri una sorta di testamento.”
La corrispondenza tra i fratelli si interrompe solamente nella primavera del 1881, quando entrambi fecero ritorno nella casa paterna di Etten. Qui riaffiorano i problemi sentimentali dell’artista: quell’estate infatti si innamorò della cugina Kate Vos-Stricker, ma ancora una volta non era ricambiato. Quest’altro duro colpo fece vacillare la sua fede religiosa. Ebbe accese discussioni con il padre, in seguito alle quali si trasferì all’Aja.
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Potete leggere la storia di Vincent Van Gogh, ed ammirarne i capolavori, ai link:
Prima parte: la sofferta scoperta della propria strada
Seconda parte: i temi sociali, gli studi sul colore, l’arte giapponese
Terza parte: l’esplosione del giallo
Quarta parte: il crollo mentale
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